NOVITA’

                10 MARZO 2011 … SIAMO STATI ASSOLTI !!

Cari lettori, il 10 marzo 2011 io suor Albina, suor Teresa e Pierpaolo Melchionda, SIAMO STATI ASSOLTI! nelprocesso che ci vedeva imputati del reato di concorso in appropriazione indebita. Vi avevamo accennato di questo processo nella descrizione della persecuzione alla voce CONCLUSIONI (vedasi LA PERSECUZIONE – CONCLUSIONI).

Ebbene, il Pubblico Ministero Rosanna Buccini, ha chiesto una condanna a un anno e quattro mesi, l’avvocato Francesca DIONISI di Catania sostituta dell’avv. VENTIMIGLIA di Catania, ha insistito per la nostra condanna; questa avvocatessa, al processo rappresentava il monastero S. Maria del Carmine (cioè la nostra ex comunità con la quale abbiamo vissute per più di trent’anni insieme tra quattro mura) e la Commissaria Pontificia suor Giovanna MARINO, cioè chi ci aveva denunciati. Oltre ad averci denunciate ingiustamente la comunità e la Commissaria si erano costituite parte civile, il che significa che se fossimo stati condannati oltre alla pena dovevamo anche risarcire il danno.

Come avevamo già accennato, Fernando Scolaro il Magistrato giudicante, invece ha fatto emergere la verità da quella melma che fino al giorno della sentenza, aveva diffamato, calunniato e infangato il nostro onore e la nostra dignità; infatti ci ha ASSOLTI con formula piena perchè IL FATTO NON SUSSITE.

Sottolineo che l’avv. DIONISI, zelante nell’insistere sulla nostra condanna, è la collaboratrice dell’avvocato Andrea VENTIMIGLIA del foro di Catania; Egli è il legale rappresentante di quegli enti ecclesistici, compreso il monastero, che ci hanno perseguitato, soprattutto attraverso gli atti legali, da Lui prodotti contro di noi, dai quali sono scaturiti i processi e le nostre ASSOLUZIONI. Guarda caso l’esimio avv. Ventimiglia il 10 marzo, non era presente in aula del tribunale, chissà perché. Diciamo questo perchè al processo contro Pierpaolo Melchionda, avvenuto il 30 settembre 2008, era ben presente in aula di tribunale; dovette subire l’onta della disattesa assoluzione di Pierpaolo. Anche quella volta Pierpaolo fu ASSOLTO sempre con formula piena.

A costo di ripeterci sottolineiamo che da anni subiamo una meschina persecuzione ecclesistica da parte di alcuni prelati della chiesa cattolica, i quali ci hanno infangato in tutte le maniere e, cosa peggiore, attraverso la complice e zelante opera legale dei loro avvocati sopra indicati, sono riusciti a farci processare, accusandoci di reati degni di criminali incalliti. Ebbene abbiamo subito due processi che ci hanno infangato la reputazione, ma grazie alla preparazione dei magistrati giudicanti e a quella del nostro avvocato si sono conclusi con la nostra assoluzione. SIAMO INNOCENTI.

Per la seconda volta questi persecutori ecclesiastici, che hanno ordito questo ingiusto procedimento penale a nostro danno, attraverso il suo legale rappresentante l’avv. Andrea Ventimiglia del foro di Catania, è stata sconfitta dalla giustizia ordinaria.

Ancora una volta la persecuzione ecclesistica che abbiamo subito è stata smascherata dalla giustizia ordinaria italiana, che non ha avuto alcun timore di trovarsi di fronte alla grande istituzione religiosa, facendo emergere la verità da una melma ecclesistica che dura da anni, e che ci ha diffamato e infangato con metodi degni di un regime dittatoriale.

Ora io suor Albina, faccio alcune riflessioni riguardo a questo eclatante avvenimento:

avevo promesso al nostro avvocato Francesco Copponi, che se avessimo vinto il processo, dalla nostra bocca sarebbe scaturito il canto alleluiatico, che si intona nell’alba della risurrezione di Cristo Gesù.

Anche noi abbiamo seguito le orme di Gesù, salendo il calvario della sofferenza fisica, morale e spirituale.

Dopo lunghi anni trascorsi nella chiesa, per farla trionfare amandola e riverendola, abbiamo imparato che una parte di essa si è dimostrata e si dimostra nei nostri confronti più matrigna che madre.

Alcuni articoli di giornale, ci definiscono ex suore; a riguardo vorrei chiedere ed esigere una risposta: la nostra consacrazione a Dio “usquae ad mortem”, appartiene a un Dio carnale o a un Dio eterno ed immutabile? Ricordo che l’avvocato VENTIMIGLIA rappresentante di questa chiesa matrigna, addirittura ci ha querelate perché in una trasmissione “Mi Manda Rai Tre”, ci hanno chiamate suore, immaginate che questo legale è un terziario carmelitano.

È vero che alcuni prelati del Vaticano, dell’Ordine Carmelitano e la Commissaria Pontificia del mio monastero Giovanna MARINO, si sono presi la piena responsabilità di toglierci l’abito e i voti di castità, povertà e obbedienza. Ma io dico in piena convinzione, che tutti questi operatori di iniquità e zizzania (presto faremo i nomi con avvenimenti e luoghi), non dovrebbero dormire tranquilli, perché Dio Uno e Trino, che io amo e al quale ho giurato fedeltà fino alla morte, un giorno chiederà loro conto delle sofferenze inflitte nei nostri cuori e nelle nostre persone fragili. Fragili si ma ricoperte da una forte corazza che ci ha difese e ci difende.

Grazie a questa forte corazza, posso dire a tutto il mondo che i nostri persecutori, oggi sono prostrati con la faccia a terra per la vergogna subita dalla sentenza di ASSOLUZIONE emessa dal giudice, e dalla difesa sostenuta da un impareggiabile avvocato di Camerino, quale è l’avv. Copponi.

Alcuni si sono chiesti come mai ci siamo fatti difendere da un avvocato proprio di Camerino, dove la chiesa è infilata un po’ dappertutto. Nessuna paura anche a Camerino ci sono persone serie, sagge e che soprattutto non si lasciano influenzare o intimidire dal potere del clero.

Avremmo potuto seppellire nel dimenticatoio, Camerino con tutti i suoi abitanti, però alcuni di essi ci hanno riferito più volte che si mormorava in paese sulle nostre disgrazie, per cui è giusto dirlo.

Anche l’Arcivescovo Francesco BRUGNARO, si è comportato molto male nei nostri confronti. Infatti Pierpaolo spedì alcune lettere al Vescovo, quando fu ASSOLTO il 30 settembre del 2008; quale fu la risposta di questo pastore di anime? Non rispose mai, addirittura ne rispedì una al mittente senza nemmeno sfiorarla con le sue “sante” mani (a fine capitolo sono pubblicate le lettere spedite al Vescovo e agli altri autori di questa Telenovelas dell’obbrobrio).

Come mai questo pastore di anime non si è mai messo in cammino per cercarci, parlarci ed ascoltarci? Come mai aspettava la nostra caduta nella fossa preparata per noi dai suoi ministri?

Non sarebbe ora di chiedere pubblicamente perdono per tutto il male a noi arrecato?

È facile predicare di saper perdonare, ma nessuno di questi bravi predicatori ancora ha chiesto perdono, ancora non hanno gridato il mea culpa; incominciando dal PAPA, conosceva e conosce bene la nostra storia, più volte gli ho scritto, mi sono andata anche a legare per ricordargli che ci stavano perseguitando, nulla, silenzio ed indifferenza che veramente non Lo innalzano affatto a rango di Vicario di Cristo in terra. Quanta ipocrisia …

Ci hanno mai chiesto come facevamo a vivere? Ci hanno mai offerto un tozzo di pane ed un bicchiere d’acqua? Ma come è possibile cara Suor Albina, siete fuggite, siete disobbedienti, siete ladre, siete violente, siete concubine di un delinquente, definito più volte “l’uomo ombra” del monastero, “quell’uomo”, malate di mente; come puoi ricevere aiuto da coloro i quali ti considerano così? Niente carità per “gentaglia” come noi.

Io personalmente sono stata seduta a terra sul gradino della porta d’ingresso del monastero al freddo di gennaio (2007), per più di tre lunghe ore, in attesa di vedere la responsabile della comunità, cioè la Commissaria Pontificia Giovanna MARINO e poter salutare le mie consorelle, niente, ascoltava al citofono senza parlare; poi il mio avvocato suonò il campanello, per chiedere un bicchiere d’acqua per me, ma purtroppo una voce angelica (Giovanna MARINO) rispose con fredda indifferenza; “ Oggi è giorno di ritiro spirituale e non possiamo dare retta a nessuno!; poco dopo giunse Mons Mariano BLANCHI, l’allora Vicario del Vescovo VECERRICA (è il Vescovo che fece chiamare i carabinieri quando suor Teresa si recò al monastero per ritirare alcuni suoi oggetti – vedasi a riguardo -Teresa e i carabinieri- al menù -La persecuzione-), scortato dalle guardie giurate, e senza neppure degnarci di uno sguardo entrò in monastero, poi uscì e con espressione beffarda e con al collo una sciarpina alla moda firmata Armani, ci disse che Lui non centrava nulla affermando che era il Vaticano ad aver dato quelle disposizioni. Immaginate che prima di andare al Monastero io stessa telefonai alla Congregazione dei Religiosi, e la Segretaria suor ENRICA ROSANNA mi disse che non c’erano problemi se io e Teresa ci fossimo presentate al monastero anche solo per salutare le consorelle. Hanno sempre fatto così, il meschino gioco del rimpiattino tra loro, quando la responsabilità di metterci la faccia era alle porte.

Altro che fuggitive!! Cosa ne pensate è amore fraterno questo? È comportamento degno di un sacerdote questo? Così si testimonia Cristo Gesù? È carità questa?

La Commissaria Pontificia SUOR TERESITA MARINO, quando le telefonai e la rimproverai per tutto il male che ci stava facendo, mi rispose con imbarazzo quasi balbettando: “ Io sono solo uno strumento nelle mani dei superiori e faccio tutto quanto mi dicono di fare …, ecco questa è l’obbedienza che quella chiesa che ci ha perseguitato voleva anche da noi.

Oggi alla luce della nostra ASSOLUZIONE e quindi della giusta sconfitta di quei superiori, certamente le diranno: “ ci sono da pagare i risarcimenti per i danni che abbiamo inflitto a Pierpaolo, a suor Albina e Teresa …”.

Altro che ex suore !! Devono pagare sino all’ultimo spicciolo !! e rispondere del reato di calunnia !!

Continuerò questo racconto nei giorni avvenire alla voce EPISODI, che molto presto inseriremo nel menù del blog.

Per concludere, cogliamo l’occasione di ringraziare il nostro avvocato Francesco Copponi del foro di Camerino, per la sua eccellente difesa e il magistrato giudicante per la giusta decisione, che ha così impedito una grave ingiustizia.

Dopo 8 anni, la persecuzione e la combriccola che l’ha progettata ed attuata sono state smascherate … e ancora non è finita ci sono delle belle sorprese.

A PRESTO !! Suor Albina, Suor Teresa, Pierpaolo.

COSA HA SCRITTO LA STAMPA

All’epoca in cui eravamo sotto accusa, alcuni giornalisti, uno in particolare, si sono prodigati ad esaltare la situazione, con fior fiori di articoli e, alla luce delle nostre assoluzioni che hanno sancito la sconfitta degli enti ecclesistici che ci hanno perseguitato, invece sono rimasti in silenzio o si sono limitati a scrivere quattro righe, senza menzionare minimamente la chiesa fautrice di tutta questa meschina persecuzione.

Vi trascriviamo alcuni articoli comparsi dopo la nostra ASSOLUZIONE:

Resto del Carlino

Camerino (Macerata), 10 marzo 2011 –  Per la giustizia penale il ‘caso’ dell’ex priora, dell’ex economa e dell’ex custode del convento delle Carmelitane di Camerino, accusati di essersi appropriati indebitamente di somme per alcune centinaia di migliaia di euro (tra il 2004 e il 2005), è chiuso.

Il tribunale camerte li ha mandati tutti assolti, ieri, a conclusione dell’udienza con rito abbreviato. 

Assolte le ex suore carmelitane che si incatenarono in Vaticano

Erano accusate di essersi appropriate indebitamente di centinaia di migliaia di euro: ora il caso è chiuso

  Camerino (Macerata), 10 marzo 2011 –  Per la giustizia penale il ‘caso’ dell’ex priora, dell’ex     economa e dell’ex custode del convento delle Carmelitane di Camerino, accusati di essersi          appropriati indebitamente di somme per alcune centinaia di migliaia di euro (tra il 2004 e il    2005), è chiuso.

Il tribunale camerte li ha mandati tutti assolti, ieri, a conclusione dell’udienza con rito abbreviato. Piuttosto articolata la sentenza del giudice, Fernando Scolaro: prescrizione per la vicenda di una modesta somma, assoluzione delle due suore perché il fatto non sussiste per alcuni episodi e perché il fatto non costituisce reato per altri; assoluzione perché il fatto non sussiste per l’ex custode P. P. M. di 43 anni di Milano. Comprensibile la soddisfazione di C. L. C., 77 anni originaria di Pisticci, già suor M. A. di Gesù Ostia, ora residente a S. Giovanni Rotondo, e di T. I., 82 anni di Fondi, già suor M. T. di Gesù risorto, residente a Colleferro. Hanno sempre sostenuto di essere vittime di una congiura, sia quando si allontanarono da Camerino nel 2005, sia quando furono dimesse dall’Ordine del Carmelo nel 2006.

La loro protesta arrivò in piazza S. Pietro l’8 giugno 2009, quando si incatenarono innalzando un cartello con cui chiedevano giustizia e sostenevano di non “essere ladre”. Del loro caso si interessò anche la trasmissione Mi Manda Rai Tre’ su Rai 3. Recentemente hanno aperto un blog in cui ripropongono la loro vita, le vicissitudini nel convento di Camerino, l’ispezione apostolica, la nomina del commissario, i presunti interessi a chiudere la comunità locale. Mancano i nomi di prelati e di altri, ma che figureranno in un libro. Ieri le ex suore non erano in aula, al contrario delle udienze passate. Non c’era neppure M.

Il loro legale, l’avvocato Francesco Copponi, che ha sempre cercato di evitare i clamori legati alla vicenda, si è appellato al codice e ha puntato sulle carte. Ha dimostrato che i 208mila euro, provenienti dalla vendita di un fondo a Colleluce di San Severino, sono in un conto di Matelica, accantonati per le esigenze future delle consorelle anziane. Per gli altri movimenti consistenti o no il difensore ha prodotto documenti e verbali, controfirmati dal commissario pontificio. Il pm Rosanna Buccini aveva sollecitato la condanna dei tre imputati a sedici mesi di reclusione. La comunità carmelitana si era costituita parte civile con l’avvocato Francesca Dionisi di Catania.

Soldi sottratti al convento, assolta suora di Fondi che siincatenò al Vaticano

10/03/2011, di Redazione (online) (modificato il 11/03/2011 alle 9:37 am).

Sono state assolte con formula piena dall’accusa di appropriazione indebita ai danni di quello che era stato il loro convento, le ex suore dell’Ordine delle carmelitane di Camerino (Macerata), Carmela Lo Cantore, di 76 anni, di Pisticci (Matera), e Teresa Izzi di 82 anni, di Fondi (Latina), le quali, espulse dall’Ordine nel 2007, erano salite alla ribalta della cronaca nazionale l’8 giugno del 2008, quando si erano incatenate per protesta in Vaticano sotto il loggiato di S. Pietro rivendicando il diritto di rientrare nella vita claustrale dalla quale erano state allontanate.

La loro vicenda processuale ha avuto origine da alcuni episodi verificatisi nel convento di Camerino tra il dicembre 2004 e il marzo 2005, quando Carmela Lo Cantore era superiora e, d’accordo con la Izzi, aveva in pratica affidato la gestione di alcuni affari al custode Pierpaolo Melchionda, 41 anni, di Modena. Quando l’incarico di superiora passò a un’altra consorella, questa si rese conto di fatti che ritenne anomali: ravvisò che la vendita di un terreno del convento era avvenuta a prezzi giudicati sottocosto, e che le disponibilità finanziarie del convento erano inferiori (di circa 300.000 euro) a quelle che riteneva avrebbero dovuto esservi, collegando ciò a una decina di prelievi effettuati appunto tra il 2004 e il 2005.

n un primo tempo, nei confronti di Melchionda venne formulata l’accusa di circonvenzione di incapace, ma l’uomo fu assolto con formula piena. È proseguito invece il processo con rito abbreviato per appropriazione indebita contro le due ex suore in concorso con Melchionda, celebratosi oggi davanti al Tribunale di Camerino.

Tutti e tre gli indagati erano difesi dall’avv. Francesco Copponi, che ha fra l’altro sostenuto che i proventi (208.000 euro) della vendita del terreno erano già stati restituiti da Melchionda al convento nel 2005. Dal canto loro, le carmelitane del convento si erano costituite parte civile, assistite dall’avv. Francesca Dionisi, di Catania, che ha insistito per la condanna dei tre indagati. Il pm Rosanna Buccini ha chiesto per le ex suore e per Melchionda un anno e quattro mesi di reclusione, ma il giudice Fernando Scolaro ha sentenziato l’assoluzione per tutti, perché il fatto non sussiste.

Gazzetta del Mezzogiorno.

articolo Intervista messaggero‏

Domenica 13 Marzo 2011CAMERINO «Grazie a Dio, dopo otto anni di persecuzione abbiamo conquistato la nostra vittoria». A parlare è suor Albina Carmela Locantore, 76 anni, di Pisticci (Matera) dopo l’assoluzione in Tribunale. «Ci hanno perseguitato tutti: la Chiesa, le suore carmelitane, le altre tre sorelle arrivate in convento dopo di noi spiega la religiosa Ma, devo dire, che le consorelle di Camerino ci sono state vicino in questi anni di grande sofferenza».
La suora carmelitana del monastero di Camerino, espulsa dall’ordine dal Vaticano con la consorella suor Teresa Izzi, 82 anni, di Fondi, perché indagate per appropriazione indebita di beni dell’Ordine Carmelo per circa 300mila euro fra il 2004 e il 2005, insieme all’ex custode Pierpaolo Melchionda, 43 anni, di Milano. I tre oggi vivono in Puglia, a San Giovanni Rotondo, in una cascina del papà di Melchionda
, e hanno dimostrato la loro innocenza la processo (erano difesi dal legale Francesco Copponi), assolti con formula piena. Le due suore oggi si sentono persone nuove, ma la loro felicità non è piena in quanto non potranno più vestire l’abito religioso a cui tengono più di se stesse e che hanno cercato di difendere in tutti i mondi, anche incatenandosi in piazza San Pietro l’8 giugno del 2009 e portando il caso in Tv, a “Mi Manda Rai Tre”. «Ci hanno tolto i voti e l’abito senza nessuna ragione dice suor Albina e già allora avevo detto che se avessimo fatto quelle cose di cui ci accusavano, eravamo disposte a farci tagliare le mani. Oggi reclamiamo solo i nostri diritti».
«Dopo tanto tempo e tante sofferenze, psicologiche, morali e fisiche, sono diventata cardiopatica continua Albina Locantore, ex priora del convento camerte Con noi hanno sofferto i nostri parenti, turbati e stupiti dalle accuse e per tutto quello che ci è capitato, ma grazie a Dio ne siamo venute fuori, come abbiamo sempre sperato e confidato.
Siamo contente perché siamo state assolte da accuse infamanti. E’ stata una grande soddisfazione dopo 50 anni di vita in monastero, fatta di tanti sacrifici. Nessuno, però, in questo periodo s’è degnato di dirci se avevamo bisogno di qualcosa. Noi oggi non cerchiamo vendetta, non è nei principi cristiani». Ora cosa farete? «Sto scrivendo un libro su questa vicenda, dove ci saranno i nomi di tutti i protagonisti. Abbiamo allestito un blog e fra qualche giorno torneremo a legarci sotto la finestra del Papa, in San Pietro. L’altra volta, quando ci siamo incatenate sempre in San Pietro, nessuno ci ha ascoltato», dice suor Albina. Sta scrivendo un libro anche Paolo Melchionda, che era già stato assolto, in un precedente processo, dalle accuse di circonvenzione di incapace, estorsione e violenza privata.
An. Uba.

Questo articolo del giornalista Angelo Ubaldi, è l’unico che descrive alcuni fatti fondamentali di ciò che abbiamo vissuto in questa inimmaginabile storia. Purtroppo si è sbagliato su un punto, egli dice che le nostre consorelle del monastero di Camerino, ci sono state vicine in questi anni di grande sofferenza. Purtroppo loro sono le protagoniste principali delle più gravi sofferenze che abbiamo sofferto, forse senza la piena consapevolezza di ciò che firmavano. Hanno firmato le denuncie contro di noi, da cui sono scaturiti i processi; però posso dire che lo hanno fatto sicuramente per paura dei superiori, come ha confermato la Commissaria Pontificia Teresita Marino – facciamo quello che dicono i superiori -. Come abbiamo scritto nel blog alla voce la persecuzione, sono diventate pedine dei superiori, per timore di ciò che avrebbero potuto subire, se avessero detto la verità. Comunque presto saranno loro, unitamente ai superiori a dover rispondere di vari reati

Corriere Adriatico Solidarietà alle due ex suore.

Camerino All’indomani della sentenza di assoluzione per le due ex suore che si erano incatenate a San Pietro per protesta, anche il comitato pro suore, che si è formato nei giorni successivi alla clamorosa manifestazione di dissenso delle ex consorelle Carmela Lo Cantore e Teresa Izzi, ex priora e tesoriera del convento di Camerino, esprime tutta la propria soddisfazione per la conclusione positiva della vicenda. L’assoluzione delle due anziane suore e dell’ex custode non fa altro che assecondare il riconoscimento dell’esplicita innocenza delle due anziane religiose – si legge in una nota – che dal punto di vista morale tornano alla loro piena dignità, dato che con la privazione della vita claustrale avevano perso quanto di più unico e caro avevano, con il voto di consacrazione a Dio, che si materializzava nella vita della loro comunità religiosa. Del comitato erano entrati a far parte sia cattolici, che laici, con alcuni atei e due sacerdoti che si erano battuti sin dall’inizio a favore dell’innocenza delle due anziane ex religiose, sostenendole attivamente e mostrando loro tutta la solidarietà durante la vicenda che le ha viste protagoniste.

Questo è un articolo fatto bene e ringraziamo la giornalista Monia Orazi che lo ha fatto.

LETTERE alla MASNADA

Pierpaolo, alcuni giorni dopo l’ASSOLUZIONE dal processo, ha inviato alcune lettere di rimprovero ad alcuni dei principali “autori” di questa persecuzione ecclesiastica. Si sottolinea che ne scrisse diverse, di lettere, anche dopo il processo che si tenne il 30 settembre 2008, in cui fu ASSOLTO da quei reati degni di criminali incalliti. Però non stiamo qui a pubblicarle tutte in quanto materia assai vasta, che compone uno dei capitoli più interessanti del secondo libro che in futuro pubblicheremo. Per cui trascriveremo solamente alcune lettere, quelle dei principali fautori di questa “telenovelas dell’obbrobrio”.

LETTERE AL VESCOVO di CAMERINO ( Mons F. BRUGNARO )

Vi abbiamo scritto che il Vescovo di Camerino si è comportato male, all’epoca in cui Pierpaolo è stato ASSOLTO nel primo processo (30 settembre 2008). Pierpaolo gli scrisse una lettera di rimprovero, a cui il Vescovo non rispose mai. In quella lettera lo rimproverò perché quando ci andammo a legare, il Vescovo fece pervenire al quotidiano “L’Avvenire”, un articolo ambiguo e chiaramente contro di noi, indegno per un Pastore di anime quale dovrebbe essere un Vescovo. Egli per tamponare gli esiti di quell’eclatante gesto da noi compiuto, legandoci a San Pietro, e per difendere quindi la “sua chiesa” da tale scandalo, dichiarò che c’erano dei procedimenti penali che ci riguardavano e consigliava a tutti di dare fiducia alla legittima autorità della chiesa, in merito alle decisioni che aveva adottato contro di noi .

Ebbene pubblichiamo qui, l’articolo apparso al quotidiano “Avvenire”, in cui ci sono le furbe ed attendiste dichiarazioni del Vescovo di Camerino Francesco BRUGNARO, e la lettera di rimprovero che Pierpaolo scrisse al Vescovo, dopo essere stato ASSOLTO nel processo del 30 settembre 2008, in cui contesta per l’appunto al prelato camerte le sue dichiarazioni rese al giornale Avvenire e, soprattutto, lo rimprovera per non aver fatto nulla in merito alla persecuzione attuata dai suoi preti.

Vi assicuro che vi farà capire parecchio sugli atteggiamenti della Chiesa Camerte nei nostri confronti:

Articolo dell’Avvenire, giornale dei Vescovi.

San Giovanni Rotondo, 4 ottobre 2008

Eccellenza Reverendissima Francesco Giovanni Brugnaro,

in questo momento sono l’una del mattino e ho appena riletto la nota che Lei fece pervenire all’Avvenire, in merito al clamoroso gesto delle due “ex suore”, pubblicata il 10 giugno 2008 in un piccolissimo articolo al margine di una pagina di secondaria importanza.

Mi dispiace contraddirla, ma la “vicenda” come Lei ha definito è un dramma, che suor Albina, suor Teresa ed il sottoscritto hanno subito congiuntamente e disgiuntamente all’intera comunità. Non ebbe inizio nel 2005 ma alcuni anni primi, precisamente nel 2001, anno in cui il sottoscritto iniziò la sua opera missionaria al monastero, perchè gli “organismi” come Lei li definisce, si erano totalmente disinteressati da vari decenni della sorte di quella comunità anziana e bisognosa. Non entro in merito al perchè di ciò in quanto prima o poi verrà a galla.

La complessità della vicenda, come ha definito, merita spazio e attenzioni per cui non mi soffermo ulteriormente con delucidazioni in merito, perchè sarebbero riduttive in una lettera il cui spazio a disposizione è esiguo.

Lei afferma che “il caso è stato sottoposto al discernimento di tutti gli organismi interessati, sia del Carmelo, sia della Sede Apostolica. Successivamente sono stati aperti due procedimenti, tuttora in corso presso la giurisdizione ordinaria italiana”. Mi corregga se sbaglio, tali affermazioni si riferiscono alla svestizione, cioè la valutazione e il giudizio che hanno portato gli organismi interessati alla decisione di espulsione e allontanamento delle due suore , prima dalla comunità e successivamente dall’Ordine.

Pur essendo la sua una nota succinta ed attendista, si può ben percepire anche la situazione che riguarda il sottoscritto visto che menziona il procedimento:

Successivamente sono stati aperti due procedimenti …” ecc. Si dà da intendere che gli organismi hanno compiuto il loro dovere con onestà, metodo e legittimità, in relazione al fatto che successivamente a quelle decisioni divenute operative con “regolare decreto”, compaiono due procedimenti giudiziari che testimoniano e conferiscono a ragione l’operato degli organismi.

I procedimenti: il primo è l’accusa al sottoscritto di reati di circonvenzione, violenza, truffa ed estorsione, ed il secondo la nullità della vendita del terreno con la pena per Madre Albina di restituire al monastero la somma di denaro della vendita.

Per farla breve Eccellenza, dopo che suor Albina e suor Teresa si sono legate per la disperazione, a Piazza San Pietro a dimostrazione della loro e mia innocenza, Lei ha giustificato brevemente ma telegraficamente tutto l’operato di quegli organismi interessati, avvisando che c’erano due procedimenti giudiziari, così da intendere che il famoso discernimento e tutto ciò che ne ha fatto seguito, svestizione, espulsione ed esposto al sottoscritto, erano giustificati di diritto dai procedimenti legali susseguenti. Quindi la Chiesa nella veste di quegli organismi aveva proceduto con legittimo ed onesto discernimento nei nostri confronti, tanto che la legge dello stato italiano ci aveva indagati e messi alla sbarra confermando così il giusto operato di quegli organismi.

L’intera comunità religiosa, Lei afferma, che da troppo tempo era costretta alla sofferenza e privata della necessaria serenità. Mi par di capire che la comunità ha perso la serenità a causa del sottoscritto e delle due ex monache prima e dopo l’intervento degli organismi ecclesiastici. In definitiva la causa della sofferenza della comunità sono il sottoscritto e le due ex monache, prima all’interno e poi all’esterno del monastero.

Molte persone che frequentavano il monastero, compresi anche vari religiosi e sacerdoti, sono pronti a confermare il contrario. Sarebbe gradevole incontrare suor Teresina Albani, suor Nazzarena Albani, suor Agnese Martella, suor Maria Grazia, suor Maria Pia e chiedere loro se stavano così male sotto la direzione di Madre Albina, e se sdegnavano l’operato missionario del sottoscritto. Eccellenza mi pare che nessuno più possa incontrarle, mi corregga se sbaglio. Stranamente non sono mai state presenti alle udienze, neppure la Commissaria che è il fulcro dell’accusa, dispiacere o vergogna per la mia sorte? Erano così impaurite dal sottoscritto e dalle due ex monache da far impiantare telecamere costose e sistemi di allarme nel monastero? Carabinieri e guardie giurate che controllavano il perimetro, sembra di vedere non un monastero ma un carcere di massima sicurezza… mi consenta, povere monache, Perchè tutto questo?

A un mese e mezzo dall’uscita dal monastero con regolare permesso della Congregazione, suor Teresa giungeva al monastero per ritirare alcuni oggetti personali che le necessitavano. Monastero blindato, telecamere e allarmi. Gli veniva negato l’ingresso come fosse totalmente estranea. Doveva ricorrere ai carabinieri che la scortavano all’interno del monastero e la riaccompagnavano all’esterno una volta presi gli oggetti (vedasi articolo fine lettera). Le consorelle erano segregate nelle loro celle.

Nel gennaio 2007 quando il sottoscritto è giunto al monastero per ritirare i propri oggetti è stato tenuto a vista dalle guardie giurate, come un delinquente e suor Albina che lo accompagnava non ha avuto il diritto di salutare le sue consorelle, con le quali aveva condiviso quasi tutta la sua vita, la Commissaria con angelico e glaciale comportamento le ha detto che non poteva incontrarle perchè in ritiro spirituale, poco dopo è giunto Mons Blanchi a confermare il divieto. La cosa peggiore che non le è stato offerto alla consorella anziana e malandata, neppure un bicchiere d’acqua e lasciata così al freddo sopra i gradini dell’ingresso del monastero con le lacrime agli occhi. Mi consenta, è una vera e propria vergogna.

Le ricordo che a febbraio del 2005, gli organismi della Chiesa hanno indetto una Visita Apostolica al monastero di Camerino, perchè al Vaticano erano giunte lettere accusatorie nei miei confronti e della Priora da alcuni preti della sua attuale Diocesi, la visita dopo mesi di sofferenza si concludeva con un verbale in cui veniva scritto che la comunità in effetti aveva bisogno di aiuto, e null’altro, anzi il principale Visitatore Apostolico, che Lei penso conosca in quanto sacerdote nella sua diocesi, rilasciò al sottoscritto una dichiarazione da lui firmata e timbrata in cui si complimentava col sottoscritto, per l’aiuto non indifferente che stava dando alla comunità bisognosa del Carmelo di Camerino (la conservo gelosamente). Il visitatore responsabile, ha tenuto un comportamento ambiguo durante l’intero iter della visita, passando da atteggiamenti bonari ad atteggiamenti duri ed intimidatori. “ Non sorrida, perchè ho il potere di toglierle l’abito! “, così il visitatore, all’apertura della visita, si rivolse a Madre Albina nei parlatori del monastero in presenza di tutta la comunità impaurita, solo perchè l’anziana Madre malata di cuore, accennò ad un sorriso di diniego verso alcuni atteggiamenti irrispettosi del prelato. Poi probabilmente avvertendo la paura della comunità per tali atteggiamenti, alcuni giorni dopo chiedeva perdono alla comunità e al sottoscritto. Si pose in discordanza anche col Codice di Diritto Canonico, vietando severamente al confessore di suor Albina e suor Teresa, che era anche il sacerdote dei ritiri spirituali della comunità, di andare al monastero per assolvere a quelle necessità spirituali fondamentali delle due religiose, privandole della libertà di coscienza, che è un fulcro della religione cristiana cattolica.

Nei primi di ottobre del 2005 venivano inviate al monastero stranamente tre monache di altri monasteri, monache che in passato non avevano mai aderito alle richieste di aiuto della Priora suor Albina. il 6 ottobre del 2005, giungevano al monastero alcuni prelati degli organismi da Lei citati, destituivano senza spiegazione suor Albina e cacciavano in malo modo il sottoscritto, una delle monache si dichiarava al cospetto dei prelati Commissaria Pontificia, dopo essersi fatta passare per tre giorni con astuzia o meglio inganno, come suora giunta solo per aiutare la comunità. Il 14 ottobre suor Teresa e suor Albina col permesso di Mons Nesti e del Prefetto Rodè partivano sconvolte e traumatizzate per tale incredibile situazione alla volta di un soggiorno per curarsi. Da qui una escalation di situazioni incredibili mancanti di una totale spiegazione. La congregazione le vuole dividere e afferma che sono fuggitive, addirittura negando il permesso dato ad allontanarsi per motivi di salute, al sottoscritto giunge nei primi di gennaio 2006 l’atto giudiziario che lo indaga per reati terribili, degni di un camorrista. Le suore non rientrano al convento perchè non viene data loro spiegazioni dalla Congregazione in merito al fatto che le vuole dividere. Coerentemente preferiscono viste le situazioni ambigue createsi, di non allontanarsi dal sottoscritto per timore che una volta rientrate venga loro impedito di testimoniare la verità in sede legale. Hanno anche paura che succeda loro qualcosa di brutto. Producono memorie difensive ai decreti di espulsione ingiustificati e mai spiegati, la risposta degli organismi è come sempre elusiva e mai chiarificatrice attraverso canoniche lettere dai contenuti freddi e categorici. Poi espulsione definitiva, interrogatori, udienze fino al processo.

Eccellenza conclude la sua nota così “ E’ opinione di questo ordinario che la delicatezza del caso deve suggerire a tutti una maggiore fiducia nella legittima autorità della Chiesa e un’attenzione più completa alla complessità della vicenda “.

Eccellenza adesso pensa che dovremmo avere più fiducia in quella Chiesa e alla sua legittima autorità? Quella legittima autorità un tempo ha mietuto vittime innocenti attraverso il rogo e la decapitazione. Ringrazio Dio di non essere capitato in quell’epoca nel frangente di oggi, io e le suore saremmo cenere da un bel pezzo. Certamente spero ora che tutti diano attenzione a quella complessità.

Concludo, il 30 settembre 2008 alle ore 14 sono stato assolto dal giudice perchè il fatto non sussiste, sono innocente. Melchionda Pierpaolo, carabiniere in congedo non è un truffatore, non ha circonvenzionato, ne violentato e ne truffato quelle monache per estorcere loro denaro. Ha rischiato più di tre anni di carcere per sporche calunnie. Per anni ha subito l’onta per ciò che non ha commesso, e con lui le due povere anziane monache; si per me e per tante altre persone sono e resteranno vere monache, anzi sante monache per tutte quelle porcherie che hanno dovuto subire. Non hanno scelto l’ipocrisia, e cioè di restare vestite con l’abito religioso e soffrire interiormente per il tradimento verso gli insegnamenti di Cristo. Il loro comportamento è un esempio di coerenza evangelica, in cui l’amore fraterno verso il prossimo ha vinto l’ipocrisia, la superbia e gli intrighi di potere. Sono sicuro che un giorno queste due stupende anime saranno riabilitate dalla vera Chiesa, non quella canonica, dalle mani ossute e dai volti pallidi il cui unico vangelo è lo scettro del potere.

Ebbene Eccellenza, quanti perchè avrei da porle… sono sicuro che non saprebbe dare una risposta.

Una cosa è certa, l’umiltà e l’onestà che dovrebbe regnare nei cuori di chi è consacrato al Signore, ancora di più in un Pastore e apostolo come Lei, dovrebbe cacciare l’insidia dell’orgoglio e della superbia e spingerla con vero trasporto evangelico a chiedere perdono a Dio e scusarsi pubblicamente, a nome suo e del suo clero, col sottoscritto e le due ex suore, per tutte le sofferenze subite a causa dell’operato non degno di organismi che dovrebbero rappresentano la Chiesa di Cristo.

La cosa più certa è che le porte degl’inferi non prevarranno su di Essa, Eccellenza faccia in modo che non sia così.

Distinti saluti

Pierpaolo Melchionda

 Voglio aggiungere, rifacendomi al titolo dell’articolo sopra pubblicato “Il Vescovo di Camerino Tutelare i diritti della comunità”: che alla luce di tutto questo si può ben dire, tutelare i diritti della comunità, distruggendo quelli di alcuni innocenti … roba da matti!!

Pierpaolo, dopo il processo del 10 MARZO 2011, ha scritto un paio di lettere al Vescovo di Camerino Francesco Brugnaro, ma purtroppo come di consuetudine il freddo silenzio è stata la sua risposta. È un silenzio deludente per chi non segue l’ipocrisia di coloro i quali Gesù considerava sepolcri imbiancati, di chi crede che i vescovi siano inattaccabili spiritualmente dal vuoto e dall’indifferenza. Quanto è triste vedere chi dovrebbe vivere il Vangelo nella sua profonda essenza d’amore, nascondersi nell’ombra delle tenebre, con la triste illusione di essere al sicuro perché un tempo gli furono unte le mani.

Vi trascrivo la lettera inviata via e-mail al prelato camerte:

Egr. Ecc. Francesco Brugnaro,

pochi giorni fa le abbiamo scritto una lettera via e-mail, ma non sappiamo con certezza se è arrivata a destinazione, per cui le scriviamo un’altra volta.

Eccellenza lo sa vero che il 10 marzo scorso si è svolto al tribunale di Camerino il processo per concorso in appropriazione indebita, indagati Suor ALBINA, Suor TERESA e PIERPAOLO M;. Se eventualmente non lo sapeva, ora lo sa.

Ebbene Eccellenza Reverendissima, il giudice Ferdinando Scolaro, ha emesso la sentenza di ASSOLUZIONE, per cui i sottoscritti sono stati assolti dall’accusa di quel reato diffamante e soprattutto infangante.

Ora, alla luce di questo ultimo avvenimento, che si somma a quello del 30 settembre 2008, fatti questi sicuramente disattesi dalle vostre “sante” speranze, le ripetiamo ad alta voce,

Non sarebbe ora da parte Sua chiedere pubblicamente perdono per tutto il male arrecatoci ?!”, quanto meno in rappresentanza di quel clero che lo ha seminato con tanto acume; o è troppo umiliante farlo, forse è meglio come al solito fa la chiesa, stare zitti e nascondersi dietro ai propri paramenti sacri?

Si ricorda le sue pacate ed attendiste dichiarazioni al giornale Avvenire alcuni anni or sono? Non stiamo qui a ripeterle, perché sicuri della sua buona memoria, ma non le pare che la chiesa da lei menzionata in quelle dichiarazioni, non sia stata tanto legittimata a compiere certe nefandezze, visti gli avvenimenti, disattesi dalla stessa nella loro evoluzione finale …

Sarebbe veramente un atto degno della Chiesa di Cristo Signore, chiedere da parte vostra umilmente perdono per l’accanimento giudiziario da voi perpetrato, con mancanza di scrupoli e fredda indifferenza. Sarebbe un vero esempio di cristianesimo, reale e non soltanto predicato.

Egregia Eccellenza, certo il maggiore responsabile non è Lei, in quanto giunto a Camerino, dopo che questo minestrone avariato era stato ben cucinato dal suo attuale clero; certo il maggiore responsabile è quel “Sant’uomo” del Vescovo Giancarlo VECERRICA”, il quale all’epoca era l’Amministratore in Interim della diocesi di Camerino. Si immagini che il 18 gennaio 2006, fu Lui a chiamare i carabinieri, quando suor Teresa giunse al monastero per ritirare alcuni oggetti personali, che le servivano nel suo soggiorno fuori sede. Lo apprendemmo dalle Annotazioni di indagine dei carabinieri della Procura, in seguito alla denuncia che portò alla sbarra del tribunale Pierpaolo per reati degni solo di incalliti criminali; dal quale però è stato ASSOLTO.

Comunque bando alle ciance, siamo curiosi, noi che abbiamo subito tutta questa persecuzione meschina e deplorevole per la chiesa che l’ha progettata e soprattutto attuata, e tutti coloro i quali ci appoggiano e ci aiutano (e le assicuro sono tanti), di vedere se questa chiesa è capace di attuare ciò che predica, e cioè l’umiltà di chiedere perdono per il male fatto a due consacrate e ad un laico innocenti. Questa volta si risparmi di rispedire al mittente la lettera, se non pastore sia almeno civilmente educato. Senza offesa grazie!

18 marzo 2011

La salutiamo in Gesù, Giuseppe e Maria.

Suor Albina, Suor Teresa, Pierpaolo.

LETTERE ALL’AMMINISTRATORE APOSTOLICO ( Mons G. VECERRICA )

A proposito di lettere inviate ai prelati, responsabili di questa tresca, come vi ho già accennato all’inizio, ne abbiamo inviata (VIA E-MAIL) una anche a Sua Eccellenza Reverendissima GIANCARLO VECERRICA, attuale Vescovo della diocesi di Fabriano e Matelica (An). Vi ricordo che all’epoca in cui è iniziata questa persecuzione, il citato prelato della diocesi di Camerino, ne era l’Amministratore Apostolico in interim, in quanto, questa, era mancante del vescovo. Infatti, l’allora vescovo reggente della diocesi di Camerino, Mons Angelo FAGGIANI, purtroppo stette molto male e dovette lasciare la carica di vescovo. La sede vescovile di Camerino rimase vacante alcuni anni prima che il Vaticano inviasse un altro vescovo, però nel frattempo fu amministrata da Sua Eccellenza Vecerrica. Vi confido che il Vaticano in quei frangenti, così correva voce tra i preti della diocesi, non era propenso ad inviare alcun vescovo a Camerino, addirittura si parlava di accorpare tale diocesi con quella di Fabriano e Matelica, sotto l’egida del Vescovo Vecerrica, in quanto neppure alcuni alti prelati vaticani erano felici di ciò che accadeva a Camerino a livello ecclesiastico. Però poi le nascoste ma potenti “congiunture diplomatiche” romano – camerti, risolsero il problema e così fu inviato a Camerino nel 2006, il nuovo vescovo reggente, Sua Eccellenza Francesco BRUGNARO.

Perché, dopo la nostra ASSOLUZIONE del 10 MARZO 2011, abbiamo spedito una lettera a questo prelato, Mons Vecerrica? Non solo Pierpaolo ne inviò una anche dopo il Processo del 30/9/2008 in cui fu ASSOLTO. SONO LETTERE DI RIVALSA.

Ebbene come vi abbiamo già accennato all’inizio, questo personaggio, è uno dei principali protagonisti all’origine di questa rimarchevole e scandalosa persecuzione. In futuro, alla voce EPISODI e nel libro che presto pubblicheremo, vi racconteremo il perché. Comunque è opportuno ricordare almeno una vicenda, già citata all’inizio di questo link, per capire il perché gli abbiamo scritto una lettera di rimprovero:

fu questo Prelato a chiamare i carabinieri, quando Suor Teresa e Pierpaolo, si recarono al monastero il 18 gennaio 2005, per ritirare degli oggetti che servivano a Sr. Teresa. Questo fatto lo scoprimmo solo quando le indagini dei carabinieri, in merito alla denuncia prodotta contro Pierpaolo, furono terminate e allora ci fu possibile, per difenderci al processo (in cui fu ASSOLTO), poterle visionare. Ebbene comparve nelle annotazioni di Polizia Giudiziaria il nome di questo Prelato, che come gli altri componenti della combriccola camerte, mai sono comparsi; ah! dimenticavo il nome del Padre Provinciale, P. CALUDIO BELLOTTI compare nell’atto, infatti anche a questo invieremo due lettere dopo le assoluzioni dai processi. Comunque ora vi pubblichiamo l’atto delle indagini preliminari, in cui Mons VECERRICA, finalmente viene allo scoperto, ripeto unitamente all’avv. VENTIMIGLIA e al Padre Provinciale dell’Ordine BELLOTTI, ed è narrato l’episodio deplorevole in cui Teresa potè entrare in monastero solo con l’ausilio dei carabinieri.

Questi sono gli articoli pubblicati a gennaio 2006, dopo quel deplorevole avvenimento, già citato e descritto nelle indagini sopra pubblicate, in cui Suor Teresa e Pierpaolo dovettero ricorrere all’intervento dei carabinieri, per poter entrare in monastero, anche se a Pierpaolo fu negato l’accesso. (descritto anche nelle indagini dei carabinieri del Tribunale di Camerino).

Ebbene come avete potuto leggere, Mons VECERRICA, attualmente Vescovo della Diocesi di Fabriano, è uno dei protagonisti di tutta questa deplorevole storia.

Ora vi trascriviamo le lettere che gli abbiamo scritto ed inviate.

La prima lettera l’ha scritta Pierpaolo, dopo essere stato ASSOLTO nel processo del 30 SETTEMBRE 2008. E’ una lettera di rimprovero e di ammonizione, nei confronti di Mons VECERRICA, essendo quest’ultimo uno dei protagonisti principali di questa “telenovelas dell’obbrobrio”. La seconda lettera l’abbiamo scritta tutti e tre dopo l’ASSOLUZIONE dal processo del 11 MARZO 2011; abbiamo ricordato a Mons VECERRICA, che il suo nome era ben presente nelle indagini dei carabinieri (sopra pubblicate), vista la sua spiccata capacità di non apparire mai in questa vicenda.

PRIMA LETTERA (ASSOLUZIONE 30/09/2008)

Eccellenza Reverendissima Giancarlo Vecerrica,

dopo un lungo silenzio epistolare, passato nella fossa dei leoni, accerchiato dai nemici in agguato ho trovato un po’ di tempo per scriverle. Qualora non fosse a conoscenza della vicenda riguardante “ l’uomo “ del convento S. Maria del Carmine, La metto al corrente volentieri sugli ultimi avvenimenti scandalosi che sono avvenuti a Camerino.

Il 30 settembre scorso in tribunale a Camerino, il sottoscritto è stato assolto, perchè il fatto non sussiste, da accuse degne solamente di sporchi criminali. Dopo un’udienza durata due ore, alle 14 circa di quell’angosciante martedì di inizio autunno, il sottoscritto Pierpaolo Melchionda, è stato dichiarato dal giudice innocente, dopo tre anni passati a convivere con l’etichetta di indagato. I reati che hanno attanagliato l’esistenza del sottoscritto per tre lunghi anni sono: la circonvenzione, la violenza, la truffa e l’estorsione.

Volevo confidarle Eccellenza Reverendissima, che la denuncia d’ufficio a mio danno, è scaturita da un esposto presentato alla Procura di Camerino dal Commissario Pontificio suor Teresita Marino. L’esposto è scaturito da una “Visita Apostolica”. La “Visita Apostolica” è scaturita da comunicazioni sconcertanti inviate al Vaticano. Precedentemente alla “Visita Apostolica”, uno zelante ambasciatore della Diocesi di Camerino, Mons Mariano Blanchi venne a far visita al monastero, richiedendo espressamente a nome del Vescovo Vecerrica il permesso vescovile che autorizzava il sottoscritto a dimorare in monastero. Dopo tre anni vissuti al monastero ad aiutare una comunità abbandonata a se stessa dagli organi ecclesistici, il Vescovo interinale Giancarlo Vecerrica, inviava il Vicario della diocesi per vedere se era lecito che il sottoscritto stesse a dimorare in monastero per aiutare quattro povere ed abbandonate “vecchie”(così definite da vari esponenti dell’ORDINE).

Eccellenza reverendissima, mi consenta alla luce di questa incredibile e scandalosa vicenda di porle questa domanda: “ QUALE IL MOTIVO DI QUESTA INDAGINE? ”, visto che i rapporti del sottoscritto con Lei fino a quel giorno erano stati buoni. Le ricordo che tempo prima le scrissi una lettera alla quale ebbi una sua risposta cordiale e paterna. Mi invitò in Curia a Camerino per consigliarmi in merito al mio desiderio di continuare gli studi teologici. Ci incontrammo ed anche in quell’occasione, fu col sottoscritto amichevole e disponibile; visto che avevo difficoltà a frequentare il seminario di Ancona perchè troppo distante da Camerino e per questo avrei dovuto abbandonare il mio impegno missionario al monastero, Ella mi indirizzò alla sua scuola di Fabriano. “ ALLORA PERCHÈ INVIÒ IL VICARIO A FARE TALE RICHIESTA CON CANONICA AUTORITÀ? “.

Provo a venirle in contro. Prima che le fosse affidata la funzione interinale di Vescovo della Diocesi di Camerino, il Vescovo ordinario era Angelo Fagiani. Quando arrivai al monastero di Camerino era luglio 2001, Mons Fagiani che fu veramente un Pastore, acconsentì al sottoscritto di dimorare al monastero vedendo la triste condizione in cui versava la comunità claustrale in oggetto. L’Ordine si era totalmente disinteressato della precaria condizione di quella comunità, gli altri monasteri avevano l’orecchio sordo alle richieste di aiuto della Madre Priora, solo una consorella venne in aiuto, suor Clementina di quasi ottant’anni proveniente dal monastero di Vetralla. All’inizio dell’anno 2004 la diocesi stanziò una somma di denaro per i bisogni primari del monastero, quando la Priora chiese aiuto personalmente a Mons Fagiani, lo stesso stupito spiegò alla Priora che c’era quella somma pronta per la comunità, in fine tranquillizzava la Madre dicendo che avrebbe prontamente avvisato don Giuseppe Scuppa addetto alla consegna del denaro e si raccomandò con la Priora di rivolgersi a quel prete personalmente per sollecitarlo a tale adempimento. Quando la Priora chiese delucidazioni in merito al denaro stanziato dalla diocesi per il monastero, che non era stato mai consegnato, le venne risposto con un tono scocciato dal responsabile di tale mansione, così: “ Non ho tempo per queste cose! “. In un secondo momento la Priora spiegò al tesoriere diocesano, che quel denaro sarebbe servito per costruire un ascensore indispensabile per le anziane monache, la delucidazione della Madre fu vana difatti l’amministratore rispose con un sogghigno beffardo così: “Allora avete proprio deciso di fare l’ascensore… non vi rendete conto che siete poche e vecchie? Che volete arrivare a sessanta? “. Purtroppo di li a pochi giorni L’Arcivescovo Fagiani veniva colto da un ictus e il denaro stanziato alla comunità non arrivò più a destinazione.

Mi perdoni la digressione, torniamo alle mie “ supposizioni “ in merito al suo cambiamento di rotta. Ebbene Mons Fagiani, conoscendomi personalmente, potè constatare il mio onesto comportamento e i miei buoni propositi, tanto da esprimermi fiducia e affetto paterno. Acconsentì per inscritto ma soprattutto verbalmente invitandomi a restare in monastero, dicendo testualmente in presenza della comunità: “ resta con noi ci fa piacere ”, riguardo al fatto di poter entrare in clausura disse alla comunità e alla Priora di allora Madre Albina: “ Pierpaolo può entrare in clausura in qualsiasi momento anche di notte qualora ce ne fosse bisogno “.

Alcuni preti della diocesi, nei primi mesi del mio soggiorno al monastero, si dimostrarono falsamente amici e consiglieri, poi probabilmente per gelosia forse invidia, con il trascorrere del tempo si manifestarono negativamente col sottoscritto e poi con la Priora che prese le mie difese. Diventando queste manifestazioni sempre più frequenti e spregiudicate, la Priora decise di mettere al corrente il Vescovo Fagiani di quella situazione sempre più pressante. Il Vescovo per l’appunto non venne mai meno alle sue autorizzazioni, salvaguardando la fiducia nel sottoscritto e nella Priora, cosa più importante contenendo gli attacchi sempre più frequenti, mi consenta, di quella “ combriccola ecclesistica “.

Non sto qui a dilungarmi sull’atteggiamento e le manifestazioni di quella combriccola, perchè materia intrigata e degna di discernimento tale da non trovare in queste poche righe degna rilevanza.

Con la malattia veniva meno la presenza difensiva di Mons Fagiani che purtroppo usciva di scena.

Gli attacchi della combriccola divennero più insistenti con vere e proprie offese perpetrate al sottoscritto e alla comunità. In merito a ciò le ricordo Eccellenza, solamente con menzione per non essere troppo prolisso, quel desolante episodio che si svolse il giovedì santo del 2004 all’ingresso del Duomo di Camerino, che vide protagonisti il sottoscritto e don Giuseppe Conte. Al termine della funzione, forte del fatto che mi aveva conosciuto in Curia alcuni mesi prima e pensando di avere con Lei un buon rapporto, venni a trovarla direttamente in sacrestia, per protestare avverso le offese di don Giuseppe nei mie riguardi. Apparentemente le cose si aggiustarono, Lei diede anche soddisfazione alle mie più che lecite proteste, tanto che il Parroco del Duomo riappese alla porta della Chiesa il manifestino del monastero, strappato e arricciato dal Vice Parroco. Lei si comportò in questa circostanza, come il Pastore che incontrai alcuni mesi prima in Curia. Poi poche settimane dopo questo avvenimento, e dopo la famosa vendita del terreno di colle luce, inviò il suo ambasciatore alla chetichella per indagare sul mio conto. Dimostrando un ambiguo e repentino cambiamento di comportamento, alla Ponzio Pilato. “ PERCHE’ ? “. Per correttezza e lealtà se vi erano dei problemi, conoscendomi avrebbe dovuto invitarmi in Curia o quanto meno far visita al monastero ed incontrarmi, ascoltare eventualmente come si suol dire anche la mia campana. “ PERCHE’ NO ? COME MAI NON VENNE MAI IN MONASTERO AVENDO RILEVATO DEI PROBLEMI TALI DA DOVER INDAGARE SUL SOTTOSCRITTO ? COME MAI NON VENNE MAI IN MONASTERO PER RENDERSI CONTO PERSONALMENTE DELLE CONDIZIONI DELLA COMUNITA’ ED EVENTUALMENTE SENTIRE ANCHE LA CAMPANA DELLA PRIORA CHE PIU’ VOLTE LE AVEVA SCRITTO? PERCHE’ QUESTO AMBIGUO COMPORTAMENTO? “.

Mi consenta di esprimere alcune considerazioni, che alla luce degli ultimi avvenimenti sono più che lecite supposizioni riguardo al suo sfaccettato comportamento.

La combriccola, operativa durante il ministero di Mons Fagiani, alla sua uscita di scena divenne più coraggiosa con gli attacchi, perchè forte dell’assenza di una guida giusta e ferma, che la controllasse. Arrivò Lei come una riserva che non aveva quella fermezza e autorità per contrastarla. Oppure se ne lavò le mani come Ponzio Pilato, non volendo avere grane con quella combriccola, ben ammanicata ai vertici, e consapevole che prima o poi le avrebbero tolta quella ininfluente e provvisoria funzione di interinale, ha preferito lasciarla operare dando il suo tacito consenso. Questo spiegherebbe che quelle famose comunicazioni attraverso lettere della combriccola alla Congregazione, furono inviate nel periodo precedente alla Visita Apostolica e cioè poco dopo le indagini sul mio conto che fece fare al suo ambasciatore.

Ebbene Mons Vecerrica allora mi domando:

AVEVANO SAPUTO CHE IL DENARO DELLA VENDITA ERA STATO MESSO AL SICURO DALLA PRIORA IN UN CONTO BANCARIO INTESTATO ALLE MONACHE E CON CIO’ VENIVA MENO LA POSSIBILITA’ UN DOMANI DI PRELEVARLO ? “.

NON ANDAVA GIU’ CHE LA COMUNITA’ MI AVEVA DATO LA PIENE FIDUCIA , TANTO DA DELEGARMI PER OPERAZIONI BANCARIE ? PER CUI LA MIA SCOMODA PRESENZA E L’OPERA DI MADRE ALBINA OSTACOLAVANO QUALCHE PROGETTO DI CHIUSURA E VENDITA DEL MONASTERO DA PARTE DI QUELLA COMBRICCOLA ? “.

NON ANDAVA GIU’ A QUELLA COMBRICCOLA DI ESSERE STATA ALLONTANATA DA MADRE ALBINA PERCHE’ MAI ACCETTO’ DI ESSERE COMPLICE DI QUELLE PRESSIONI ATTE AD ALLONTANARE LA SCOMODA PRESENZA DEL SOTTOSCRITTO ? “.

E’ STATO IL DENARO LA VERA CAUSA ? “.

Le enuncio un “piccolo” fatto, significativo per ciò che concerne la comprensione di questa intrigata e complessa vicenda, e le motivazioni di tali quesiti a Lei posti in questa lettera.

Il 20 settembre 2005, a pochi giorni dalla conclusione della “ limpida “ Visita Apostolica, con tutti i suoi ambigui risvolti, un sacerdote della sua Diocesi con grande coraggio, scrisse una lettera alla Madre Priora Albina. Affermò cose che la riguardano, le trascrivo una parte di quella lettera:

… Mi ha confidato che Mons Vecerrica, Arcivescovo di Fabriano e Matelica e Amministratore Apostolico di Camerino, avrebbe formulato un decreto di chiusura del monastero S. Maria del Carmine e in qualsiasi momento un ispettore da lui nominato potrebbe arrivare al monastero per comunicarne la chiusura, basandosi sull’anzianità delle monache.Chiuderebbero il monastero di Camerino perchè la comunità è troppo anziana. Calunnie o non calunnie il monastero si deve chiudere. A loro interessa il monastero“.

Questa lettera è firmata dall’autore, che è sempre stato pronto e disponibile a spiegare di persona anche in aula di tribunale le proprie affermazioni. Non pensa Eccellenza che sacerdoti come questi siano i veri testimoni della Chiesa di Cristo ? Io sono convinto di si.

Una importante affermazione che si allaccia a quelle appena citate del coraggioso sacerdote, è quella di Mons Nesti. Qualora non ne fosse a conoscenza, questo prelato del Vaticano alle ore 16,30 circa di mercoledì 12 ottobre 2005, venne in visita al monastero di Camerino, con la sua Renault Laguna di color grigio. Pochi giorni prima si consumò un dramma che vide la comunità e la diocesi sulle prime pagine dei giornali regionali. Per riassumere, in quanto sono convinto che Lei è a conoscenza di tutto, furono inviate tre monache per aiutare la comunità, in un secondo momento tre zelanti prelati arrivarono e destituirono di sorpresa la Priora e cacciarono repentinamente in malo modo il sottoscritto dal monastero, suor Teresina ebbe un malore quale risultante di quella visita ma soprattutto dei suoi incredibili e disattesi risvolti. I giornalisti che sono come dei segugi odorarono lo scandalo e così il dramma fu declamato sui giornali. Ebbene le prime parole espresse all’intera comunità monastica da Mons Nesti in quel tardo pomeriggio furono queste: “C’è stata una riunione in cui si era deciso di chiudere il monastero S. Maria del Carmine, allora sono intervenuto dicendo – perchè si deve chiudere il monastero? Vediamo quello che si può fare! Così giustificò l’invio delle tre suore al monastero.

Ebbene Eccellenza, ciò detto da Mons Nesti pare confermare quanto scritto dal quel sacerdote coraggioso. Non entro in polemica convinto comunque che risulterebbe costruttiva per fatti torbidi come questi, nè pongo ulteriori quesiti, in quanto mi pare chiaro quali siano stati i “ movimenti ecclesistici “ in merito a questa deplorevole trama.

Eccellenza sappiamo bene quali sono le cause di quella congiura, che ha prodotto enormi sofferenze al sottoscritto ma soprattutto a due sante monache. Saranno per sempre sante monache, per tutte le nefandezze che hanno subito grazie a quella spregiudicata combriccola. Accusate di sporche calunnie e scandalose insinuazioni, fino a spogliarle della loro vita, dopo più di cinquant’anni di vita monastica, con inganni di ogni genere.

Sono stato accusato dai visitatori, dopo quelle sporche comunicazioni della diocesi, di aver venduto la terra, di essermi impossessato del danaro del monastero; che sporche diffamazioni pur di mandarmi via. Poi sono diventate esposto e denuncia. Ora grazie alla giustizia ordinaria si è fatta luce all’ingiustizia ecclesistica, – che paradosso e soprattutto che vergogna – .

Come può ben vedere la verità viene a galla.

Alla luce degli ultimi avvenimenti, che ho brevemente citato e che sono solamente apparsi in alcuni quotidiani regionali, penso che anche Lei debba farsi un esame di coscienza per il suo comportamento in questa desolante vicenda. Se l’umiltà dovrebbe essere presente nel cuore e nell’anima di un sacerdote ancor di più in un Vescovo, allora chiedere perdono a Dio è un suo dovere, ma anche probabilmente a “ quell’uomo “ del monastero e soprattutto a quelle due sante monache.

Distinti saluti, Pierpaolo Melchionda

PS: le invio anche una copia del decreto di sostituzione del confessore ordinario della comunità, da Lei concesso su esplicita richiesta della Priora Albina tramite lettera. A tal proposito, qualora ne fosse inconsapevole, le rendo noto molto brevemente, che il confessore sostituente fu il responsabile della “ Visita Apostolica “. Questo “ onesto “ prelato durante lo svolgimento delle indagini in monastero, mise in guardia l’intera comunità dal confessore sostituito con questa frase tendenziosa in presenza del sottoscritto “ Attente al confessore…non dite tutto al confessore! “, dando da intendere che alcune notizie manipolate, trapelavano dal monastero attraverso sussurranti confidenze di quel prelato, all’orecchio di quegli individui loschi che avevano tramato e stavano tramando alle spalle della comunità, tanto da fare indire una Visita Apostolica attraverso “ sconcertanti” comunicazioni inviate alla Congregazione. Ci consigliò di sostituire il confessore, offrendosi di divenire il nuovo confessore, raccomandandosi però di fare silenzio in merito alle sue confidenze. In fine spiegò alla comunità quale fosse la procedura per effettuare la sostituzione.

Allego anche una copia della lettera che le inviai all’epoca , con la sua lettera di risposta.

SECONDA LETTERA (ASSOLUZIONE 11 MARZO 2011)

Ecc. Rev. Vecerrica,

siamo suor Albina, suor Teresa e Pierpaolo, si ricorda le suore di clausura che si sono legate a San Pietro e “l’uomo del monastero”. ebbene ieri 10 marzo siamo stati assolti da quei reati diffamanti ed infanganti, che Lei conosce molto bene unitamente a quel clero camerte che ha condotto durante il suo servizio pastorale a Camerino, come amministratore apostolico in interim. Pensava ci fossimo dimenticati di Lei, assolutamente no.

Le poniamo la stessa domanda come al suo confratello Ecc. Brugnaro: “Non è ora di chiedere pubblicamente scusa per tutto il male donato ai sottoscritti? o l’orgoglio le soffoca quel po’ di cristianesimo che possiede?”.

non occorre ricordarle che sulle annotazioni di P.G. dei carabinieri della Procura di Camerino, riguardo al processo del 30 settembre 2008, quando Pierpaolo M. è stato ASSOLTO, Lei compare molto bene. Se crede le invio copia di quegli atti. Ora nascondersi non conviene più, faccia il suo dovere di Vescovo, con umiltà chieda scusa.

Grazie restiamo in attesa Sr. Albina Sr. Teresa, Pierpaolo M.

LETTERE al PADRE PROVINCIALE ( Padre. C. BELLOTTI )

Padre Claudio BELLOTTI, all’epoca in cui è iniziata questa persecuzione ecclesiastica, era il Padre Provinciale dell’ORDINE dei CARMELITANI A. O.. Era un superiore dell’ordine, anche durante e dopo il processo del 30/9/2008 in cui Pierpaolo è stato ASSOLTO. Pare che non lo fosse più durante quest’ultimo processo dell’11 MARZO 2011, in cui siamo stati tutti e tre ASSOLTI.

Comunque anche questo Padre carmelitano, è uno dei protagonisti di questa “Telenovelas dell’obbrobrio”. Anzi, questo personaggio è il principale regista di questa abominevole telenovelas ecclesiastica; Immaginate che ci ha querelati per diffamazione, perché alla puntata di “Mi Manda Rai Tre” dell’5 dicembre 2008, quando fummo invitati per raccontare la nostra storia a seguito del nostro eclatante gesto di esserci legate in Piazza San Pietro, abbiamo dichiarato che ci ha perseguitati, unitamente a tutti gli Enti ecclesiastici coinvolti in questa telenovelas.

Insomma tutto quello che abbiamo subito e stiamo subendo è stato ed è un dolce, da gustare in silenzio e magari ringraziando pure. Comunque questo avvenimento lo riprendo in un capitolo seguente. Torniamo alle lettere.

Anche a questo individuo, come al precedente, abbiamo scritto due lettere; la prima scritta e inviata da Pierpaolo, dopo la sua ASSIOLUZIONE dal processo del 30/9/2008, la seconda scritta sempre da Pierpaolo dopo l’ASSOLUZIONE del 11 MARZO 2011. Sono lettere di rivalsa, che ammoniscono e rimproverano il Padre BELLOTTI per il suo coinvolgimento in tutta questa obbrobriosa vicenda.

PRIMA LETTERA (ASSOLUZIONE 30/09/2008)

Reverendissimo Padre Claudio Bellotti,

prima o poi i nodi vengono al pettine, mi diceva mia nonna.

Il 30 settembre scorso un nodo grande quanto un macigno ha cominciato a dipanarsi, quando il sottoscritto è stato dichiarato innocente tramite sentenza di assoluzione, “perchè il fatto non sussiste”, da gravi imputazioni di truffa, violenza, circonvenzione ed estorsione. “Quell’uomo”, così definito da organismi ecclesiastici, da giornali e televisioni, è stato assolto con formula piena. Ora posso ricordare che il suo nome è Pierpaolo Melchionda, e penso che Lei non si sia scordato di lui.

Si ricorda in monastero, quando ci incontrammo ai parlatori, prima della Visita Apostolica? Mi corregga se sbaglio, fui chiamato dalla Priora per salutarla ed avere con Lei un incontro amichevole e chiarificatore, riguardo alla mia tanto discussa e scomoda presenza al monastero di Camerino. Invece fu un incontro sgradevole, fui allontanato dal parlatorio in malo modo con freddo disprezzo, non ebbi modo neppure di dire buongiorno, umiliato, dovetti abbandonare silenziosamente il parlatorio, come fossi un servo dinnanzi ad un padrone irritato che non vuol essere interrotto. Non ci volle molto alla madre Priora suor Albina per redarguirla in merito a tale deplorevole comportamento e licenziarla con un duro ma corretto rimprovero. È stato riferito al sottoscritto che Lei prima di congedarsi, con la sua solita pacatezza ma visibilmente irritato esclamò alle consorelle presenti, queste parole “ io sono venuto perchè ho saputo che ci sarà una Visita Apostolica e vi volevo consigliare di mandare via Pierpaolo… vista la reazione sarà peggio per voi! “.

Si ricorda cosa successe il 6 ottobre del 2005 al monastero di Camerino? Il sottoscritto ricorda ogni istante di quel giorno aspro e sgradevole, in cui personaggi funambolici diedero vita ad un teatrino misero, dai contenuti indegni e deplorevoli per dei ministri di Cristo e per gli organismi che rappresentavano.

Qui tu non sei nessuno! Suor Albina non ha più poteri!! Vai via! Vai via!! Qui tu sei abusivo! Hai fatto il tuo dovere! Ora vai e buon Giorno!”, così mi fu detto più volte da un prelato, con tono duro all’entrata del monastero, quando la Priora mi mandò a chiamare perchè suor Teresina si era sentita mancare per l’inaspettata destituzione della Priora e per la presenza di quei prelati imbottiti di rigida autorità, portatori di tristezza e agitazione per quella comunità tanto sensibile ed indifesa. La Madre Priora suor Albina, quando la Vicaria suor Teresina si accasciò a terra, nell’indifferenza dei prelati presenti, chiamò aiuto gridando e nessuno si mosse, uno di quei prelati addirittura sogghignando rimase fermo e zitto a pochi passi dall’anziana monaca colpita dal malore. Un altro di essi ancor peggio con sufficienza e perplessità esclamò “ Ma no! Ma no! È solo un po’ di emozione, passa passa! “. Allora fui chiamato ed entrai agitato in monastero. Per tutta la vita non scorderò mai ciò che vidi in quel parlatorio, tre desolanti figure di uomini che purtroppo risultarono prelati della Chiesa cattolica. Uno di essi forse il più giovane era seduto al tavolo che scriveva, col tipico atteggiamento di uno studente agli esami di maturità; un altro il più alto di statura in piedi, impettito di rigida autorità, velata dalle mani conserte all’altezza dello stomaco come stesse pregando, ma dallo sguardo sfuggente ed arcigno; “l’ultimo” uguale all’altro, ma con una piccola differenza che lo rendeva peggiore, lo sguardo piccolo e nascosto da potenti occhiali da vista, ma beffardo ed ebro di soddisfazione – chissà quale soddisfazione eh! -. L’immagine peggiore, che definisco tutt’oggi inconcepibile, fu che questi tre “ degni ministri di Cristo ”, erano statici ed indifferenti con una consorella di ottantotto anni, in pericolo di vita a pochi passi da loro. Non per ripetermi ma uno di loro, cioè “ l’esaminante” era totalmente assorto a scrivere, mentre una povera “vecchia” a due passi da lui respirava a fatica, sudava e aveva la pressione a 290/120.

Le assicuro che non sarò prolisso, capisco che ha dei compiti apostolici e umanitari ben più importanti rispetto al tempo che le necessita per leggere queste due noiose e polemiche righe.

Mi consenta, ma quando il sottoscritto si rese conto in poco tempo del totale disinteresse di quei prelati verso così tragica situazione, che non commento ulteriormente perchè assai sgradevole da ricordare e descrivere, prontamente, senza esitazione di sorta, soccorreva suor Teresina saltando il muretto divisorio tra clausura e parlatorio. Al chè un’altra “bellissima” commedia di questi “Signori della Chiesa ”; all’intervento del sottoscritto, differentemente dai loro atteggiamenti austeri e pacati fino a quel momento, reagivano con aggressività tipica delle arpie, uno di essi con lo sguardo accusatorio esclamava “ Ma cosa fa! È pazzo?! Guarda guarda! Ecco avete visto? È entrato in clausura! È entrato in clausura! È per questo! È per questo! “. Forse con tali parole finalmente si voleva evidenziare la violazione della clausura da parte del sottoscritto, tema questo più volte declamato da tante bocche canoniche e causa, o per meglio dire giustificante, di quella così limpida e zelante “ Visita Apostolica ”.

Il sottoscritto, mentre soccorreva la suora accasciata, redarguì quei prelati che stavano veramente esagerando. Un laico che era presente all’incredibile avvenimento, rimase scandalizzato, mi confidò più tardi che era rimasto veramente strabiliato ed irritato nell’assistere a tutta quella ripugnante sceneggiata ecclesiastica, dicendo che gente simile doveva togliersi di dosso i vestiti religiosi, impugnare la zappa e a suon di calci nel culo andare a lavorare nei campi, ciò che non avevano mai fatto, invece di infangare la Chiesa con la loro inutile e dannosa presenza. A proposito penso che quel signore avesse pienamente ragione.

Poi grazie al sottoscritto e a quel laico presente al parlatorio, che telefonarono ai soccorsi, arrivarono al monastero il dottor Mengoni e il 118.

Le ricordo che conservo gelosamente l’elogio che il Dottor Mengoni rilasciò al sottoscritto, in cui si declama l’importanza di quel primo soccorso alla suora, che fu dichiarata in pericolo di vita.

Per concludere: il prelato rappresentante delle monache e penso dell’Ordine, non curante dell’offesa che stava per profondere a suor Albina e alla comunità, ordinò a quella paraninfa figura della Commissaria Pontificia, di sostituire repentinamente tutte le serrature del monastero. Il fabbro era già ad attendere all’ingresso pronto ad eseguire l’ordine; la “ Prelata monaca”, con sottomesso ed ossequioso cenno del capo annuiva alle richieste del superiore. Al chè la madre Priora suor Albina, interveniva giustamente e prontamente in sua difesa e in difesa della comunità, avverso quell’ordine divenuto in tale circostanza una spregiudicata e scandalosa allusione, esclamando queste parole “ questa è una casa di preghiera, non una casa di donne pubbliche! quindi non toccate le serrature fino a quando ci sono io! “, il “ superiore ” sogghignando beffardo ma visibilmente risentito per tale affronto alla sua legittima autorità, si rivolse alla Priora tradendo una falsa pacatezza e disse tra i denti “ tu suor Albina hai sempre sofferto di antipatia nei miei confronti “, cercando poi un contatto fraterno con suor Albina, che risoluta e scevra di ipocrisia esclamò “ non mi toccare! Per me sei solo un Giuda! “.

Si potrebbe continuare perchè di cose quel giorno ne sono successe parecchie, ma penso che quelle fin qui scritte diano una più che sufficiente immagine del comportamento vergognoso di alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica. Egregio padre chissà se li conosce.

Uno di essi in particolare, in tutta questa disgustosa vicenda, non ancora conclusa, è stato ed è un personaggio fantomatico, per anni si è occultato e si occulta dietro la tonaca di una religiosa pedina, compiacente nell’apporre firme che avrebbero consapevolmente distrutto la vita di alcune persone per altro della stessa famiglia; il tutto con l’ausilio di uno zelante “azzecca carbugli” siciliano, tanto vicino ai carmelitani da pavoneggiarsi impettito, definendosi carmelitano anche in tribunale, pieno di boria, tipica di quei bigotti che corrono da una sacrestia all’altra con la speranza di entrare nelle grazie dei “ maestri del tempio ”.

Vorrei ricordarle ancora variopinti episodi di questo prelato che forse conosce, ma non mi dilungo ancora, sapendo che la sua posizione è ricca di impegni, per cui non è mia l’intenzione di distoglierla da questi.

Concludo nella speranza che l’umiltà, fondamento per un cristiano, ancor di più per un sacerdote, possa aprire il cuore e spingere con vero anelito evangelico quel prelato, ad inginocchiarsi davanti a Gesù, suo e nostro Maestro, e chiedere perdono per tutta la sofferenza che hanno dovuto subire il sottoscritto e soprattutto quelle due sante monache, perchè cosi sono e resteranno, le quali nella sera della loro vita hanno dovuto patire ogni sorta di sporche calunnie e scandalose insinuazioni, ed essere ingiustamente spogliate della loro vita, da quegli organismi che avrebbero dovuto testimoniare la Chiesa di Cristo, e invece hanno purtroppo fallito. Se mi permette è una vergogna.

Cari saluti anche all’avvocato “ manzoniano “ che non ha avuto il coraggio, come quel prelato e la Commissaria, di presentarsi al processo, mal celandosi dietro al Pubblico Ministero – forse per non subire l’onta della sconfitta? o per non essere scoperti dalla pubblica opinione? O per non poter guardare negli occhi chi tempo prima aveva ricevuto il bacio del tradimento?

Chissà se un giorno questi signori e signore vestiti di tonache e veli variopinti, avranno il coraggio di dare spiegazioni in merito, manifestandosi “ all’aria aperta “ con coraggio e umiltà degni della loro scelta di vita.

Distinti saluti, Pierpaolo Melchionda.

SECONDA LETTERA (ASSOLUZIONE 11 MARZO 2011)

San Giovanni Rotondo 20 aprile 2011

Egregio Padre Claudio Bellotti,

come due anni fa, le scrivo non dimenticandomi di Lei. Come allora anche adesso, La informo che il 10 MARZO 2011, quindi più di un mese addietro, io, suor Albina e suor Teresa, siamo stati ASSOLTI, nel processo che ci ha visti indagati di quel reato infamante ed infangante di concorso in appropriazione indebita.

In questo caso, apra bene gli occhi e legga a dovere:

NON SIAMO LADRI!”, Non so se ha capito egregio Padre Bellotti.

Ora faccia finta che io sia lì di fronte a Lei di persona, per cui le dico “apra bene le orecchie!

E’ORA O NO DI CHIEDERE SCUSA EH!!!”.

Come agli altri componenti, protagonisti di questa aberrante storia, anche a Lei facciamo più o meno la stessa domanda:

E’o non è un’onta per la Chiesa e il vostro Ordine per tutto quanto avete fatto, Lei e tutta la combriccola?”.

Non mi dilungo come due anni fa, perché purtroppo cercare di dialogare con persone come Lei, è perdita di tempo, è come cercare di farsi ascoltare da sordi.

A proposito, ho saputo che non ricopre più la carica di Provinciale dell’Ordine, a mio modesto parere è meglio così, a meno che non l’abbiano promossa, perché da certi ambienti, tutto è possibile.

La saluto, e questa volta non aspetto da Lei risposta, perché glielo assicuro, non mi interessa affatto.

Pierpaolo Melchionda 

LETTERE al VICARIO del VESCOVO( Mons M. BLANCHI )

Mons Mariano BLANCHI all’epoca di questa persecuzione, era il Vicario del Vescovo Mons VECERRICA della Diocesi di Camerino.

Anche questo personaggio, è uno dei principali protagonisti di questa “telenovelas” vergognosa.

Pierpaolo dopo l’assoluzione del 30/9/2008, ha scritto due lettere a Mons Blanchi.

Questo prete è stato l’unico a rispondere alla lettera di Pierpaolo, però in modo canzonatorio, provocatorio ed offensivo. Sennonché Pierpaolo a sua volta ha risposto alla boriosità del prelato di Camerino, con una seconda lettera dai toni forti di rimprovero e ammonizione.

Reverendo Mons Mariano Blanchi,

le scrivo dopo 18 giorni dal processo che si è svolto in tribunale a Camerino. Ho aspettato così tanto tempo perchè ho scritto ad altre persone ed ora è giunto il suo turno.

Sicuramente è a conoscenza dell’esito del processo, poco importa, mi fa enormemente piacere ricordarle che il sottoscritto è stato assolto con formula piena.

Per alcuni anni il sottoscritto, Madre Albina e suor Teresa hanno dovuto subire l’onta di essere dei truffatori, che avevano circonvenuto con violenza estorcendo denaro.

Ricordo chiaramente le sue visite al monastero, quella avvenuta prima della famosa “Visita Apostolica”, quando venne inviato da quel celato personaggio che è Mons Vecerrica, per avere notizie in merito alla mia presenza al monastero. Dopo anni di mia partecipazione al monastero, la diocesi inviava un ambasciatore, con garbatezza che mal celava secondi fini, volle visionare il permesso del Vescovo che autorizzava il mio soggiorno al monastero.

Mi consenta una domanda “da più di tre anni ero regolarmente al monastero ad aiutare la comunità, ciò che voi non avete mai fatto. Fino a quando era presente Mons Fagiani con il quale avevo un buon rapporto tutto ok, poi le visite, con le indagini sul mio conto. Per incorniciare il vostro splendido quadro, al monastero giunse una lettera datata 7 febbraio 2005 di Mons Nesti, “uomo giusto al posto giusto”, dichiarava che alla Congregazione giunsero delle comunicazioni inerenti al monastero, “ che destarono preoccupazione”, per cui fu indetta quella famosa e limpida “ Visita Apostolica “. I Visitatori, nei primi periodi dell’ispezione quando erano sicuri della nostra innocenza, ci confidarono che la causa della Visita furono delle lettere inviate alla Congregazione, mi consenta alla luce degli ultimi avvenimenti, da una “combriccola” della diocesi. Perchè? Chi sono questi informatori e il loro fine lo sappiamo “tutti” molto bene, prima o poi verranno a galla spontaneamente.

Mi corregga se sbaglio, la risposta al mio quesito è l’esposto ben architettato con tutti i punti in esso contenuti inviato alla procura. Comunque non mi dilungo in esplicazioni in merito, in quanto questa circostanza fondamentale è degna di discernimento e in queste poche righe non avrebbe adeguata rilevanza.

Le ricorda qualcosa il 6 ottobre del 2005? il sottoscritto, Madre Albina e suor Teresa lo meditano da tre anni, ogni giorno. Ricordano di quel giorno grigio e disgustoso, ogni cosa, circostanze, personaggi, atteggiamenti, espressioni e parole. Prelati che dovevano testimoniare la Chiesa di Cristo, misero in scena una sgradevole operetta dai contenuti deplorevoli per ciò che rappresentavano.

Qui tu non sei nessuno! Suor Albina non ha più poteri!! Vai via! Vai via!! Qui tu sei abusivo! Hai fatto il tuo dovere! Ora vai e buon Giorno!”, così mi fu detto più volte con tono duro da un prelato all’entrata del monastero, quando la Priora mi mandò a chiamare perchè suor Teresina si era sentita mancare per l’inaspettata destituzione della Priora e per la presenza di quei prelati imbottiti di rigida autorità, portatori di tristezza e agitazione per quella comunità tanto sensibile ed indifesa. La Madre Priora suor Albina, quando la Vicaria suor Teresina si accasciò a terra, nell’indifferenza dei prelati presenti, chiamò aiuto gridando e nessuno si mosse, uno di quei prelati addirittura sogghignando rimase fermo e zitto a pochi passi dall’anziana monaca colpita dal malore. Un altro di essi ancor peggio con sufficienza e perplessità esclamò “ Ma no! Ma no! È solo un po’ di emozione, passa passa! “. Allora fui chiamato ed entrai agitato in monastero. Per tutta la vita non scorderò mai ciò che vidi in quel parlatorio, tre desolanti figure di uomini che purtroppo risultarono prelati della Chiesa cattolica. Uno di essi forse il più giovane era seduto al tavolo che scriveva, col tipico atteggiamento di uno studente agli esami di maturità, un altro con lo sguardo piccolo e nascosto da potenti occhiali da vista, ma beffardo ed ebro di soddisfazione, era appoggiato ad un lato del parlatorio; “l’ultimo” il più alto di statura era uguale all’altro, ma con una piccola differenza che lo rendeva peggiore, perché aveva lo sguardo sfuggente ed arcigno ed era impettito di rigida autorità, velata dalle mani conserte all’altezza dello stomaco come se stesse pregando. L’immagine peggiore, che definisco tutt’oggi inconcepibile, fu che questi tre “ degni ministri di Cristo ”, erano statici ed indifferenti verso la consorella di ottantotto anni in pericolo di vita a pochi passi da loro. Non per ripetermi ma uno di loro, cioè “ l’esaminante” era totalmente assorto a scrivere, mentre una povera “vecchia” a due passi da lui respirava a fatica, sudava e aveva la pressione a 290/120.

Le assicuro che non sarò prolisso, capisco che ha dei compiti apostolici e umanitari ben più importanti rispetto al tempo che le necessita per leggere queste due noiose e polemiche righe.

Mi consenta, ma quando il sottoscritto si rese conto in poco tempo del totale disinteresse di quei prelati verso così tragica situazione, che non commento ulteriormente perchè assai sgradevole da ricordare e descrivere, prontamente, senza esitazione di sorta, soccorreva suor Teresina saltando il muretto divisorio tra clausura e parlatorio. Al chè un’altra “bellissima” commedia di questi “Signori della Chiesa ”, all’intervento del sottoscritto, differentemente dai loro atteggiamenti austeri e pacati fino a quel momento, reagivano con aggressività tipica delle arpie, uno di essi il peggiore, con lo sguardo accusatorio esclamava “ Ma cosa fa! È pazzo?! Guarda guarda! Ecco avete visto? È entrato in clausura! È entrato in clausura! È per questo! È per questo! “. Forse con tali parole finalmente si voleva evidenziare la violazione della clausura da parte del sottoscritto, tema questo più volte declamato da tante bocche canoniche e causa, o per meglio dire giustificante, di quella così” limpida e zelante “ Visita Apostolica.

Il sottoscritto, mentre soccorreva la suora accasciata, redarguì quei prelati che stavano veramente esagerando. Un laico che era presente all’incredibile avvenimento, rimase scandalizzato, mi confidò più tardi che era rimasto veramente strabiliato ed irritato nell’assistere a tutta quella ripugnante sceneggiata ecclesiastica, dicendo che gente simile invece di infangare la Chiesa con la loro inutile e dannosa presenza, doveva togliersi di dosso i vestiti religiosi, impugnare la zappa e a suon di calci nel culo andare a lavorare nei campi, ciò che non avevano mai fatto. A proposito penso che quel signore avesse pienamente ragione.

Poi grazie al sottoscritto e a quel laico presente al parlatorio che telefonarono ai soccorsi, arrivarono al monastero il dottor Mengoni e il 118.

Le ricordo che conservo gelosamente l’elogio che il Dottor Mengoni rilasciò al sottoscritto, in cui si declama l’importanza di quel primo soccorso alla suora, che fu dichiarata in pericolo di vita.

Si potrebbe continuare perchè di cose quel giorno ne sono successe parecchie, ma penso che quelle fin qui scritte diano una più che sufficiente immagine del comportamento vergognoso di alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica. Egregio Monsignore chissà se li conosce.

Il sottoscritto ricorda molto chiaramente quel prelato protagonista della vicenda or ora descritta, essere ancora una volta protagonista di un’altra “bella scenetta”, avvenuta il 29 gennaio 2007 ancora una volta al monastero. Il sottoscritto venne in compagnia di Madre Albina a ritirare i propri oggetti preventivamente sequestrati e poi dissequestrati con procedimento legale (anche questa una vicenda veramente deplorevole, che meriterebbe un commento).

A Madre Albina desiderosa di rivedere le SUE consorelle, con le quali aveva condiviso quasi tutta la sua vita, le fu negata questa più che lecita richiesta dal ligio e scrupoloso Commissario Pontificio, che con incredibile ipocrisia disse “ oggi non è possibile la comunità è in ritiro! “, lasciando in lacrime l’anziana suora. Fu trattata come una prostituta, visto le voci nefande che correvano nel paese “ tutti nel paese pensano che sei l’amante del custode“, questo le fu detto più volte dal Commissario Pontificio, con scandalosa disapprovazione (chissà chi i fautori di tutta questa porcheria, maldicenze, diffamazioni e poi calunnie EH!). Ma quel che è peggio non le fu offerto neppure un bicchiere d’acqua e lasciata a sedere al freddo di gennaio, sui gradini di marmo dell’entrata del monastero. Poi repentinamente il Commissario, pedina compiacente di quella “combriccola”, avvertì chi di dovere che l’indagato e la sua “complice” erano arrivati a ritirare gli oggetti. Prima giunsero al monastero le guardie giurate, il tal Fabrizio, che controllò a vista il sottoscritto come un delinquente, visto che gli pendeva sul collo un’accusa di reati degni solo di sporchi camorristi; anche il nostro avvocato venne bistrattato maleducatamente dal Commissario. Poco dopo arrivò anche il famoso prelato, lustro e ben vestito con una sciarpina di Armani viola, entrò rapidamente in monastero sfuggendo i presenti come un topo. Uscì solo quando stavamo per partire e sogghignando beffardo con quell’aria da angelico seminarista, confermò il divieto di accesso a Madre Albina e ai presenti, senza dare spiegazioni e voltando le spalle.

Mi chiedo chi fosse quel gentiluomo, chissà se lo conosce.

Reverendo Monsignore, alla luce degli ultimi avvenimenti, non penso si possa più sfuggire alla realtà dei fatti. Penso che la famosa “combriccola”, prima o poi verrà a galla, e con essa anche le sue tresche. Mi sovviene un detto che cala a pennello in merito a ciò:” è vero che il diavolo fa delle belle pentole… senza i coperchi”.

Penso Monsignore che Lei come alcuni altri debba umilmente chiedere perdono a Dio, al sottoscritto, ma soprattutto a quelle due sante monache, che alla loro età hanno dovuto subire umiliazioni e sofferenze incredibili, ancor più incredibile che sono state profuse da “Ministri di Cristo”, che hanno veramente fallito il loro mandato evangelico con un comportamento del genere, infangando scandalosamente la dignità e l’onorabilità di due anziane religiose e di un laico innocente.

Spero che l’umiltà, perno nella vita delle anime consacrate, la portino a riflettere sull’amore misericordioso e il perdono di Dio, non disgiunto però dalla contrizione, dal pentimento e dalla penitenza, ricordando quelle parole di Gesù che dicono “ Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi intenda! “.

distinti saluti, Pierpaolo Melchionda 

LETTERA DI MONS BLANCHI

LETTERA DI RISPOSATA A MONS BLANCHI

San Giovanni Rotondo 8 novembre 2008

Molto Reverendo mons Mariano Blanchi,

La mia lettera che le inviai poco tempo fa, speravo le facesse capire quanta sofferenza avevano subito il sottoscritto e le due povere monache. Speravo di farle capire che dei ministri di Cristo che rappresentano la Chiesa di Dio, avrebbero dovuto vergognarsi per aver attuato una simile persecuzione a danno di un fratello e due sorelle innocenti.

La sua sarcastica ed allusiva lettera purtroppo conferma con nostro grande dispiacere tutto ciò che avete perpetrato a nostro danno.

Avete accusato con terribili calunnie tre innocenti che hanno rischiato ingiustamente anche diversi anni di galera. Come avrei dovuto pormi con lei e i suoi confratelli che a ragion veduta consideriamo una combriccola? Con le mani giunte e l’aureola, da lei sarcasticamente menzionata?

Non tutti reagiscono con le manine giunte a soprusi come quelli che abbiamo dovuto subire. Non abbiamo reagito come ipocriti bacia mani alle prepotenze di quella “corte ecclesistica”, sottomettendoci per timore della sua tracotanza.

Certamente non siamo privi da peccati ma ciò non significa dover peggiorare. La chiesa che si è presentata in questa disgustosa vicenda non è degna di rappresentare Gesù, per cui era nostro dovere difenderci da essa, e grazie anche “all’influsso del santo di Pietralcina”,( pare non voglia neppure nominarlo chissà perché), la verità è emersa dai torbidi intrighi di quello sparuto gruppo di suoi confratelli. Probabilmente la sua reazione poco evangelica, esternata con la sua lettera dopo gli ultimi avvenimenti da voi forse disattesi, è il frutto dell’allontanamento forse inconsapevole dagli insegnamenti del Maestro. Non sto con questa ad analizzare quali possano essere le cause, perchè vista la sua reazione, l’unica cosa da fare e sperare che Dio la illumini dall’ombra che la sovrasta.

In merito a queste mie ultime considerazioni non mi stupisco del fatto che quelle “Autorità Vaticane sono ancora purtroppo non pentite di quel famoso decreto dell’ottobre 2005”. Vede Monsignore il fatto che siano Autorità Vaticane non le esime dalla colpa delle loro azioni. Spesso il potere nei suoi diversi aspetti offusca principalmente proprio queste Autorità, dalla loro fondamentale funzione di rappresentare la Chiesa di Cristo. Non sto con questa ad elencare scandalose gesta più o meno note di quelle Autorità, ma sono di questi tempi gli scandali a sfondo sessuale che hanno colpito prelati molto vicini al Vaticano, mi riferisco a quel Vescovo americano accusato di pedofilia. In tempi meno recenti la persecuzione a San Pio, da parte di quelle Autorità Vaticane identificate in Padre Gemelli, al punto di impiantare delle cimici nel confessionale del santo. A sfondo finanziario lo scandalo di Marcinkus e tanti altri. Probabilmente non è al corrente, sa quanti religiosi sono messi a dura prova proprio da quelle Autorità, ma ciò non è risaputo perchè taciuto dalla paura.

Egregio monsignore ho cercato di aiutare una comunità bisognosa da voi abbandonata a se stessa, non sono il “novello San Michele”, sono un cristiano che ha cercato di seguire gli insegnamenti di Gesù, ostacolato in questo da membri della sua Chiesa … è un paradosso non le pare?

Certo sono stato un po’ duro nei sui confronti e in quelli di P. Bellotti; ma dei laici che non sono delle sante Marie Goretti, e che vivono una circostanza come quella del 6 ottobre, è lecito che ne traggano delle forti conclusioni. Non me ne voglia, il sottoscritto all’epoca e tutt’ora, quando rimembra quella disgustosa giornata è ancora più duro nelle intenzioni, di quel laico amico della comunità:” Non a calci nel culo ma a scudisciate nella schiena le farebbe lavorare i campi”.

Avremmo dovuto prostrarci a baciare le vostre sante mani?

Il bel poster egregio don Blanchi lo avete strumentalizzato per fare quel bel cappottino al sottoscritto così da farlo condannare. Lei come la commissaria lo sapete bene a cosa servivano.

Sa cosa sono le sagome umanoidi? Sa a cosa servono?

Visto che fa finta di non saperlo servono per addestramento. Ponevo queste sagome umanoidi su dei piedistalli e mi allenavo alla disciplina del tiro dinamico con la pistola soft air propedeutica a tale disciplina, che si svolge nei tiri a segno nazionali. Egregio Monsignore è uno sport! Andare ad affermare che i muri del convento erano tappezzati con quei poster, significa calunniare e il giudice lo ha capito.

Se permette il suo sarcasmo è indice di grande ignoranza ma soprattutto di malafede.

Mi dispiace delle sue insinuazioni ed allusioni con quel tono ironico e sarcastico che non la innalzano purtroppo a testimone di Gesù ma a colto buffone, che al danno unisce la beffa.

È veramente scandalosa la sua lettera, avrebbe dovuto chiedere scusa al sottoscritto e alle due povere suore, invece ironia e sarcasmo offensivo è stata la risposta di un “discepolo di Cristo”.

Che delusione incontrare nel proprio cammino di fede testimoni di Cristo, che ricordano capetti mafiosi pieni di superbia e frustrata irrisione da salotto mondano.

Differentemente a ciò che afferma lei, a questa vicenda non è ancora stato dato il rilievo che merita, visto come si presentano i protagonisti, pieni di boria e di sarcasmo tipici di quei signorotti d’un tempo prepotenti e ben protetti, che dall’alto del loro piedistallo, chi sogghignando e chi ridendo sguaiatamente, canzonavano il disgraziato che capitava loro a tiro.

La saluto disgustato e amareggiato dal suo comportamento, che non testimonia affatto essere quello di un discepolo di Cristo tanto meno di un suo Sacerdote.

Monsignore alla Chiesa occorre la qualità non la quantità. Ossequi

LETTERA AI RAPPRESENTANTI DELLA CONGREGAZIONE DEI RELIGIOSI

( Card RODE’, Segretario Mons NESTI, Sottosegretaria suor ROSANNA )

Anche ai rappresentanti della CONGREGAZONE dei RELIGIOSI sita in Vaticano, sono state spedite delle lettere di rimprovero, dopo le ASSOLUZIONI dai due processi. Pierpaolo ne spedì una terza, dopo la trasmissione di “Mi Manda Rai Tre” del 5 dicembre 2008, i cui rimprovera con sarcasmo i rappresentanti della congregazione per il loro deplorevole comportamento.

PRIMA LETTERA (ASSOLUZIONE 30/09/2008)

San Giovanni Rotondo 7 novembre 2008

Reverendissimi Card Rodè, Mons Nesti, Mons Gardin e suor Enrica Rosanna,

dopo anni di silenzio è ora giunto il momento di scrivervi. Il 30 settembre scorso alle ore 14 circa, il sottoscritto è stato assolto con formula piena perchè il fatto non sussiste dall’accusa di circonvenzione, violenza, violazione privata, truffa ed estorsione. Fatto ancor più grandioso, da codesta accusa sono state prosciolte anche Madre Albina di Gesù Ostia e suor Teresa di Gesù Risorto. Penso sappiate che le due “ex suore” in tribunale a Camerino l’8 aprile scorso sono state pubblicamente accusate dalla Dottoressa Polenzani (PM), di essere in concorso col sottoscritto degli stessi reati.

Ho puntualizzato l’avvenimento dell’8 aprile, visto che in alcune circostanze i fatti che accadevano al monastero, ovvero ciò che dicevano gli organi ecclesiastici di Camerino, talune volte erano in dissonanaza col vostro atteggiamento di stupiti profani in merito. Non sto con questa ad elencare tali circostanze, anch’esse materia molto importante, ma al quanto prolissa.

Reverendissimo Franc Card. Rodè e suo segretario Gianfranco O.F.M., suor Rosanna sottosegretaria e anche se non più in carica Mons Nesti, alla luce di questi avvenimenti sicuramente da voi disattesi, purtroppo ancora non messi nel giusto risalto, quel decreto del 20 marzo 2007 è giusto? E’ giusto il vostro comportamento, consentitemi, in questa persecuzione eclesiastica?

L’onesta e zelante “Visita Apostolica” da Lei Eminenza menzionata in quel decreto, scaturì da comunicazioni “che destarono una certa preoccupazione”, come definì Mons Nesti (5 febbraio 2005), inviate via lettera alla S.V. , da alcuni preti di Camerino, così ci fu confidenzialmente esposto dall’Abate Rottini. Al termine della Visita inviaste una lettera (23 settembre 2005), in cui Lei Card. Rodè scrisse “ dalla Visita emergono talune difficoltà – dovute soprattutto alla esiguità del numero e alla età avanzata – che rendono difficile l’assistenza alla Sorelle che ne hanno bisogno, come pure il disbrigo dei servizi interni al Monastero, tanto da rendere necessaria la presenza pressoché abituale di personale laico all’interno della clausura. Con ciò inviò tre sorelle di altri monasteri il 1° ottobre 2005 al monastero di Camerino, per “offrire un aiuto immediato” alle sorelle inferme, per “aprire nuove prospettive per il futuro del monastero”, col “desiderio di alleviare i disagi della Comunità”, per “ridare vigore spirituale al vostro monastero”; insomma dalla lettera si evince chiaramente che l’invio delle tre suore fu al fine di aiutare la comunità anziana fisicamente, e ridare a la stessa un imput di gioventù. In quella lettera non si parla di altri problemi e cioè del “giovane uomo” all’interno della clausura, con esso il deteriorarsi dei rapporti col “clero locale e con i “tradizionali collaboratori” del monastero, la “ sua invadenza all’interno della clausura e nell’ amministrazione dei beni, divenuta sempre meno lineare”.

Ebbene Eminenza il 1° ottobre giunsero al monastero le tre suore che si insediarono normalmente, tutto era finito nel migliore dei modi, come in effetti aveva scritto Lei nella lettera del 23 settembre 2005, la comunità aveva finalmente tre suore in aiuto alla comunità.

Poi purtroppo alcuni giorni dopo si avvisava la Priora Madre Albina telefonicamente che sarebbero giunti alcuni prelati e cioè Mons Mariano Blanchi Vicario dell’allora Amministratore Apostolico Giancarlo Vecerrica, Padre Claudio Bellotti Provinciale dell’Ordine Carmelitani e un altro frate che si scoprì essere il relatore. Infatti il 6 ottobre 2005 giunsero al monastero, destituirono a gran voce la Priora Albina, sciolsero le cariche e cacciarono in malo modo il sottoscritto, non diedero una ben che minima spiegazione del perchè di tale inaspettato evento, lessero un foglio che non fu minimamente fatto visionare alla Priora destituita. Poi inaspettatamente, una di quelle tre suore giunte il 1° ottobre, si svelò in presenza di tutti dichiarando essere la Commissaria Pontificia e le altre due suore le sue collaboratrici, i prelati con autorità dissero di seguire gli ordini della Commissaria.

Eminenza, Madre Albina richiese a gran voce le motivazioni di tale spregiudicato e scandaloso inganno, sia ai prelati che alla Commissaria Pontificia, e lesse a gran voce la sua lettera del 23 settembre 2005, che non dava spiegazioni neppure alludendo all’inganno spregiudicato appena perpetrato alla comunità di Camerino, perchè ben celato dai suoi fautori.

Il giorno stesso Madre Albina sconvolta come tutta la comunità, le telefonò in Congregazione, spiegandole l’accaduto e facendo riferimento alla sua lettera del 23, Lei rispose che non sapeva nulla in merito, perchè impegnato al Sinodo dei Vescovi in Vaticano, prendendo tempo le disse che l’avrebbe richiamata di li a poco tempo. Fu così, richiamò telefonicamente e disse a Madre Albina “si attenga alle disposizioni, faccia obbedienza”, e come i suoi collaboratori non diede nessuna spiegazione, dando così conferma all’inganno.

Poi il 12 ottobre giunse al monastero il suo segretario dell’epoca Mons Nesti, il quale chiese perdono per l’inganno a nome del Santo Padre, dicendo che era lì per volontà del Papa essendo lui suo collaboratore, che il Pontefice era al corrente di tutto. Come sempre però non spiegò le cause di tutto ciò.

Non le pare Reverendissima Eminenza, che da parte sua e dei suoi collaboratori e collaboratrici ci sia stato, un vero e proprio inganno? Mi corregga se sbaglio, questi eventi sono degni dei regimi totalitari, e non di istituzioni che dovrebbero testimoniare Cristo e la sua Chiesa.

Quel sereno e gioioso giorno fu alla ribalta delle cronache giornalistiche, in quanto la più anziana monaca Suor Teresina Albani stette male per l’inaspettato e sconvolgente evento, che non si può definire onesto ed evangelico, non le pare? Penso che su questo punto convenga col sottoscritto, viste le “scuse” del Santo Padre in merito.

Ebbene Eminenza il perchè di quella disgustosa farsa dai contenuti degni di un regime dittatoriale, non si è mai saputo fino al Decreto di svestizione e di espulsione dall’Ordine, delle due povere e perseguitate monache, avvenuto il 20 MARZO 2007.

Avete permesso che si andassero a curare fuori dal monastero, col permesso di Mons Nesti, poi accorgendovi che le due sante religiose, così le definisco per il coraggio che hanno avuto, non erano manovrabili, e non si erano e non si sarebbero sottomesse a quell’ignobile progetto di rovinare il sottoscritto legalmente, le avete perseguitate fino a spogliarle e accusarle come il sottoscritto con le medesime calunnie, fino a portarle davanti ad un tribunale laico unitamente al sottoscritto per rispondere di reati degni solo di incalliti criminali, mi consenta di confidarle che è una vera e propria vergogna.

Avete con sotterfugi spesse volte dichiarando il falso, cercato in tutti i modi di allontanarle dal sottoscritto. Prima i suoi collaboratori hanno falsamente dichiarato anche in lettere canoniche che le due “bugiarde ex monache”, erano uscite senza il permesso della Commissaria Pontificia, quando invece Madre albina e suor Teresa il 15 ottobre avevano affermato molto bene la loro destinazione alla Commissaria, salutandola con un abbraccio fraterno, tranquille del permesso loro accordato da Mons Nesti il 12 ottobre, dopo aver ricevuto le scuse per l’inganno avvenuto a nome del Santo Padre. Poi la segretaria scriveva che erano mentitrici che la loro destinazione era solo fittizia, addirittura indagando presso i loro familiari sulla veridicità della momentanea residenza delle due. Si dichiarava in Congregazione, con prevaricanti lettere, che non potevano restare a casa del padre del sottoscritto, medico stimato ed onesto, per curarsi e che repentinamente dovevano lasciare quella casa, come fosse una spelonca di delinquenti; la casa di “quell’uomo”, la casa da cui sottrarre le due vittime da “frequentazioni ritenute poco convenienti” (vedasi in merito il Decreto). La segretaria e Mons Nesti facevano orecchie da mercanti in merito ai fax e alle lettere inviate dalle due poverette alla Congregazione, in cui si spiegava dove erano residenti, e perchè non potevano repentinamente lasciare quella casa, a riguardo inviarono certificati medici, nulla valse a convincere il suo Dicastero che presto aumentò la pressione con lettere ammonitrici, in cui più volte si confermava che previa cura a Chiavari, le due sarebbero state divise in monasteri diversi, una a Ravenna e l’altra a Sogliano al Rubicone. Più volte le due inviarono lettere a Lei e ai suoi collaboratori per avere delucidazioni sul perchè venivano divise e del perchè si cercava a tutti i costi di allontanarle dal sottoscritto, del perchè di tale persecuzione che le stava uccidendo nel fisico e nel morale. Nulla, mai nessuna spigazione. Poi le lettere ammonitrici, la difesa ritenuta insufficiente delle due, e il Decreto famoso.

Finalmente in quel Decreto, Lei Eminenza enunciava il famoso perchè di tutta la farsa, i contenuti famosi che le due ex monache avevano per anni richiesto vanamente alla S.V. Insomma dopo averle gettate sulla strada davate le motivazioni del perchè della Visita Apostolica, del perchè dell’inganno. Però non fu mai data motivazione del perchè volevate dividerle, neppure nel Decreto. Alle due ex monache non furono mai date delucidazioni perchè scelsero di difendere un innocente.

Finalmente si capiva il perchè dell’avversione di questa parte di chiesa nei confronti del sottoscritto.

Col Decreto si sanciva quella persecuzione, a danno del sottoscritto, della comunità e delle due povere ex suore, iniziata anni prima a Camerino da parte di uno sparuto gruppo di preti che definisco combriccola ecclesistica,

Ora in merito a quelle motivazioni espresse nel Decreto le pongo alcuni quesiti:

il deteriorarsi progressivo delle relazioni con l’esterno e di un sorprendente isolamento delle anziane monache nei confronti sia del clero locale sia dei tradizionali collaboratori, come descritto nel Decreto, a causa dell’arrivo di un giovane uomo, che sarebbe il sottoscritto, mi porta a domandarle:

chi sarebbe il clero locale? E chi i tradizionali collaboratori?Il clero locale sarebbe quello sparuto gruppo di preti camerti che unitamente ad un elemento in particolare dell’Ordine avrebbe inviato al suo Dicastero le famose comunicazioni sconcertanti, per le quali indisse la Visita Apostolica? Quei preti che per gelosia, invidia ed interesse hanno calunniato sia il sottoscritto che le povere religiose?

Mi consenta la sua generalizzazione è errata, molti preti della diocesi di Camerino avevano col sottoscritto e il monastero un rapporto stupendo, ciò è dimostrato anche dal fatto che tutt’ora uno di essi unitamente ad un avvocato che neppure conosco, dirige un comitato a favore delle due ex suore e del sottoscritto, a nostra insaputa. Un altro ha pubblicamente redarguito i suoi confratelli, artefici del male che hanno fatto ai sottoscritti, dicendo che si dovrebbero soltanto vergognare.

Altri li abbiamo sentiti e ci hanno confortati per questa ignobile vicenda perpetrata dai loro confratelli di diocesi. Un religioso addirittura ci ha scritto alcune lettere da lui firmate in cui descrive di questo “Clero locale” alcune circostanze inerenti alla loro congiura a nostro danno, le assicuro avvenimenti molto scandalosi. È sempre stato pronto con molto coraggio a venire anche allo scoperto pur di difenderci da tutti i soprusi subiti dalla combriccola. Aggiungo anche parecchi laici al carnè dei nostri difensori, con relative lettre in merito.

I tradizionali collaboratori chi sarebbero?: – Il fattore della curia che rubava gli ulivi del monastero? – Gli ex custodi del monastero, che sfruttavano la comunità, pretendevano assumessimo il figlio con regolare stipendio e mormoravano per invidia e gelosia contro Pierpaolo? – L’operaio di fiducia del monastero, che inaspettatamente anch’egli rubava le ulive incolpando terze persone?

Ebbene questi “onesti signori”, sono i ruffiani e bacia mani proprio di quei preti che Lei definì clero locale. Uno di essi era ed è l’amministratore di un prelato della Curia, un’altra intima amica di un prelato di Camerino purtroppo partecipe della congiura a nostro danno, l’ultimo, amico del confessore della comunità (P. Giulio), quello che la comunità su consiglio del vostro Visitatore Rottini, sostituì proprio con l’Abate.

Il fattore della curia, fu scoperto dal sottoscritto aver commesso un furto di alberi d’ulivo nella famosa proprietà del monastero che fu venduta. Su consiglio del Vescovo Faggiani denunciammo questo fattore tramite l’avvocato De Rosa; poi abbiamo saputo che questo avvocato era ammanicato alla curia per questioni di direzione del giornale locale “Appennino Camerte” di proprietà della diocesi. Nulla si è saputo più, tutto insabbiato. Pensi eminenza che abbiamo le registrazioni nelle quali questo “signore” confessa il furto. Tre ulivi li vendette anche ad un fornaio di San Severino Marche.

La famiglia che fungeva da custode del monastero la ospitammo perchè terremotata. Una volta giunto al monastero il sottoscritto, la matrona di questa famiglia si dimostrò invidiosa, fu una delle prime a reclamare alle autorità ecclesiastiche per la mia presenza al monastero, dimostrando invidia e gelosia. Alla comunità non piaceva in quanto mormorava nel paese. Al che la Madre richiese notizie al sindaco di Serravalle luogo della loro residenza, il quale raccontò che la casa di questi “signori” era stata terminata nei lavori di ristrutturazione da tempo e che potevano rientrare. A questo punto terminato il periodo di comodato al monastero, questa famiglia fu invitata a lasciare l’abitazione del custode e far rientro a Serravalle. Ci fu una reazione violenta da parte di questi ambigui individui, che aggredirono il sottoscritto adducendo che era la causa del loro allontanamento. Mi spintonarono urlando e imprecando, dicendo che non finiva così che si sarebbero vendicati. Infatti furono i primi a testimoniare deplorevolmente nelle indagini a mio danno prima del processo.

I’operaio del monastero, apparente amico della comunità e del sottoscritto mi aiutò nell’indagine degli alberi d’ulivo sottratti dal fattore della curia; scoprimmo che li aveva venduti al fornaio di San Severino. Poi si scoprì casualmente che anch’egli andava senza chiedere il permesso alla Priora a raccogliere le ulive, mentendo una volta scoperto. Stranamente anche lui fu interrogato dai carabinieri in merito alla mia presenza al monastero.

Eminenza non ho amministrato i beni del monastero, ho dato una mano alla comunità a cercare onesti venditori immobiliari, che hanno venduto a ottimo prezzo quella famigerata terra di Colle luce. È vero la comunità mi ha delegato ad operazioni bancarie perchè mi dimostrai onesto e probabilmente disinteressato rispetto a qulcun altro. Prelevavo il denaro per i fabbisogni della comunità, limitando alle monache le uscite dal monastero. Stranamente proprio in quel periodo sono iniziati gli attacchi del “clero locale”, chissa perchè? Lei afferma nel Decreto che avrei amministrato dei beni in maniera sempre meno lineare. Calunnie che mi hanno portato alla sbarra di un tribunale, col rischio della galera.

Eminenza dal Decreto in poi gli attacchi sono stati veramente cattivi. L’esposto contro il sottoscritto, perpetrato alla Procura dall’avvocato Ventimiglia prima del decreto, agli inizi del 2006 a mia insaputa, diveniva operativo, venivo denunciato d’ufficio dalla Procura di Camerino, per reati di violenza, truffa, circonvenzione ed estorsione. Più volte le due ex suore vi hanno scritto anche lettere dure in cui vi consigliavano di fare retromarcia riguardo all’accanimento delle vostre accuse, di ritirare l’esposto, perchè un giorno sarebbe stato uno scandalo, difendendo la mia innocenza. Nulla siete andati avanti sicuri della colpevolezza con una strategia terribile che fa orrore a pensare che è stata ordita da Sacerdoti di Cristo. Quando avete capito che le due religiose non sarebbero scese a compromessi, restando col sottoscritto per difenderlo, le avete eliminate dalla Chiesa col Decreto. Addirittura in un secondo momento, verranno anch’esse accusate degli stessi reati attribuiti al sottoscritto. Difatti l’8 aprile 2008 quando si è svolta la seconda udienza preliminare del sottoscritto, la Dottoressa Polenzani esclamava pubblicamente in aula, alla presenza di tutti i convenuti, che la Lo Cantore e la Izzi erano accusate dei medesimi reati in concorso col sottoscritto, e che era stato spedito loro l’Avviso di Garanzia che le informava delle indagini sul loro conto. L’ avviso non pervenne mai né alla due indagate né al loro avvocato. Si è presupposto che tale accusa sia stata eliminata dal giudice proprio quel giorno in camera di consiglio, avendo appurato la loro innocenza.

Con la scusa della disobbedienza avete perpetrato un Decreto ingiusto per le cause ed i contenuti, soprattutto alla luce della mia e della loro innocenza. Hanno disobbedito ad ordini che andavano contro al Vangelo, intimidite e pressate a lasciare repentinamente il sottoscritto al suo tragico destino di ladro, violento, truffatore, che estorce denaro a povere anziane monache, che aveva amministrato dei beni non in maniera lineare. Hanno preferito essere cacciate e svestite piuttosto che cedere a simili prepotenze, sono state coerenti con gli insegnamenti del Maestro, hanno preferito andare contro a quella corrente d’acqua torbida ed avvelenata, al punto di essere anch’esse portate al patibolo. Sono state tacciate da quel “Clero locale” unitamente ad alcuni religiosi dell’Ordine, col benestare del suo Dicastero, di essere fuggite come due prostitute col sottoscritto essendo sue amanti, di essere malate di mente come l’intera comunità, e poi accusate di reati degni di sporchi camorristi, grazie a quell’esposto pieno di sporche e scandalose calunnie. Grazie a Dio la verità è emersa da quello stagno d’acqua fetida, dove hanno sguazzato per anni intrighi, sotterfugi e calunnie dalla veste ecclesistica, tramite l’assoluzione dei sottoscritti da quei reati a loro ascritti, ripeto degni di sporchi criminali.

Non le pare Eminenza che tutta questa tresca, oramai svelata sia una vergogna?

Unitamente a quanto scritto le invio Reverendissima Eminenza una lettera di Madre Albina datata 25 maggio 2006 e la risposta del suo segretario dell’epoca Mons Nesti.

Non sto qui a commentarla frase per frase perchè sarebbe troppo prolisso il contenuto del commento, ma unitamente ai primi quesiti a Lei posti ad inizio lettera ve ne pongo ulteriori cercando di concludere e domandando umilmente scusa alla S.V. , per i probabili termini poco ecclesistici alquanto forti.

Allora hanno o no difeso un innocente le due suore che scrivono come i militari o i portuali? ”

Perche’ le due religiose sono precipitosamente andate a curarsi? ”

Ha dato o non ha dato il permesso alle due suore di andare a curarsi? ”

Mon Nesti si ricorda o non si ricorda cosa successe il 6 ottobre del 2005 al monastero? Lo chieda a Mons Blanchi e a Padre Bellotti

Mon Nesti il 12 ottobre 2005 alle ore 18,30 circa dopo la celebrazione della Messa al monastero, ha chiesto o non ha chiesto perdono alla comunità di Camerino a nome del Santo Padre, per l’inganno da voi commesso tra il 1° e il 6 di ottobre 2005? Perchè non avete mai dato spiegazione del perchè di questo deplorevole inganno a Madre Albina che più volte ve lo ha chiesto per iscritto e verbalmente? Perchè lo avete giustificato solo nel Decreto di espulsione, e mai prima quando vi è stato lecitamente chiesto? ”

Quali inconvenienti non sarebbero successi?”

Quale dialogo fraterno non c’e’ stato con la Commissaria Pontificia? ”

Quali sono le dovute informazioni e consegne che Madre Albina avrebbe dovuto fare e non ha fatto? Il 10 marzo 2006 nella parrocchia di Ravarino (Mo), in presenza del Vescovo di Modena Benito Chocchi la Madre non ha spiegato le consegne? Il 9 maggio 2006 in presenza del Dicastero non ha spiegato tutto? E perche anche in queste due occasioni non avete dato risposta del perchè dell’inganno del 6 ottobre, del perchè volevate dividerle, del perchè non volevate rimandarle a Camerino? ”

Mon Nesti, si ricorda o no che la Commissaria Pontificia di fronte a lei in Congregazione il 9 maggio 2006 disse che suor Albina si doveva staccare da Pierpaolo? Perchè ? ”

Si ricorda che la Commissaria disse anche che tutta Camerino dice che suor albina e’ l’amante di Pierpaolo? Vi immaginate ora chi possano essere i fautori di queste deprecabili e sporche allusioni divenute diffamazioni? ”

Quale era il passo che dovevano fare per prime le suore e perchè? Avrebbero dovuto allontanarsi dalla casa “dell’uomo”, abbandonarlo al destino di ladro e violento, essere sbattute una di qua e l’altra di la, e allora la S.V. Avrebbe ritirato la sporca denuncia al sottoscritto. Come se fossimo ebeti non si poteva fare nulla in quanto procedimento d’ufficio della Procura di Camerino. Se avessero fatto quel passo tanto atteso dalla S. V. il vostro quadretto veniva ben incorniciato, con la condanna del sottoscritto e la rovina morale e spirituale delle due povere religiose, che avrebbero vissuto alla sera della loro vita con il rimorso di aver abbandonato e tradito un innocente, con l’onta perversa di sgualdrine innamorate del mostro.

Perche’ l’accanimento verso il sottoscritto e la sua famiglia che le ospitava?”

Perche’ le volevate dividere una a Sogliano e l’altra a Ravenna? Perchè non avete mai dato spiegazione in merito?”

Perchè non le avete volute rimandare a Camerino? Perchè non avete mai dato spiegazione in merito? ”

PERCHÈ SOPRATTUTTO, NON AVETE PERMESSO A MADRE ALBINA E SUOR TERESA DI POTER RIVEDERE E RIABBRACCIARE LE LORO CONSORELLE, CON LE QUALI HANNO CONDIVISO LA PIÙ PARTE DI UNA VITA MONASTICA? “. Avete sempre negato a Madre Albina e suor Teresa sia telefonicamente che personalmente di poter dialogare con le loro consorelle. PERCHÈ?

perche’ non avete mai dato risposta a questi quesiti posti a lei dalle due suore per inscritto e personalmente!?”

Tante volte Madre Albina le ha inviato delle lettere, facendo questi quesiti, soprattutto spiegandole cosa stava succedendo a Camerino. Anche al Santo Padre abbiamo spedite delle lettere in cui spiegammo che al monastero stava consumandosi una persecuzione ecclesistica a danno del sottoscritto e della comunità anziana. Nulla di nulla. Nessuna risposta.

Vi riempite la bocca di frasi del Vangelo, mentre distruggete la vita a discepoli di Gesù. Avete permesso unitamente a quella combriccola di preti e religiosi di infangare la dignità del sottoscritto, soprattutto quella di due sante religiose, con sporche calunnie e scandalose insinuazioni. Ci avete portati fino alla sbarra di un tribunale, facendoci rischiare anni di galera con accuse degne di sporchi criminali.

Prima le “sconcertanti” comunicazioni di quella combriccola che ben conosciamo pervenute al suo dicastero, a Mons Nesti uomo giusto al posto giusto.

Poi la “Visita Apostolica” da voi indetta. Poi l’inganno del 6 ottobre 2005. Poi l’esposto alla Procura con conseguente denuncia del sottoscritto ed in seguito alle due sante religiose. Poi la sporca svestizione e la causa del denaro inerente alla vendita del terreno.

Tutto questo per lo sterco del demonio? ”

Ebbene egregi componenti del Dicastero, Madre Albina e suor Teresa differentemente da voi sono state coerenti al Vangelo, sono andate controcorrente, non hanno abbandonato un discepolo di Gesù accusato e perseguitato ingiustamente da scribi e farisei impettiti di fredda autorità. Non hanno avuto paura del loro prepotente potere, hanno difeso un innocente e loro stesse, protette ed ispirate da Gesù nostro Maestro. Non hanno aderito alle intimidazioni e agli ordini di una parte di Chiesa che non rappresenta affatto Gesù ma il subdolo potere terreno. Con le lacrime agli occhi ma col cuore pieno di Dio hanno preferito essere spogliate, piuttosto di aderire alle subdole e prepotenti proposte di chi è chiaramente scolpito nella parabola dei falsi profeti.

La Chiesa che ha compiuto questa persecuzione con questi indecenti atti verso il sottoscritto e le due sante Monache, non è la Chiesa di Gesù, è la chiesa che potete ben percepire nel dipinto “ Il tribunale dell’Inquisizione “ del Goya, dove i volti dei prelati sono l’emblema dell’ipocrisia e dell’intrigo di potere e le loro espressioni subdole e ciniche fanno da contrappunto al movimento viscido delle loro mani lunghe e ossute.

Caro Mons Nesti gli ammonimenti della sua lettera penso convenga col sottoscritto che li debba rivolgere a se stesso e a quell’assemblea del suo Dicastero, ma soprattutto a quella combriccola di Camerino e dell’Ordine.

Ebbene solo Cristo può cambiare il vostro cuore, farlo tornare umile e degno della vostra oramai vecchia scelta. Tornate a testimoniare Gesù con l’umiltà e non con le leggi terrene, con l’amore e non col potere. È difficile inginocchiarsi e chiedere perdono a Dio ma soprattutto a fratelli e sorelle che hanno sofferto a causa vostra, quando l’orgoglio, la superbia e l’anelito al potere inaridiscono il cuore all’amore per il prossimo. Madre Albina e suor Teresa un giorno saranno riabilitate e santificate dalla Chiesa di Cristo per le sofferenze che hanno subite da quella del potere, della gerarchia, dell’orgoglio e della superbia.

Lo sono state e lo saranno sempre sante monache al di là di quei decreti, consentitemi, frutto di una congiura ben architettata ed emanati da rappresentanti di un potere poco spirituale.

Mi consenta Eminenza di concludere come ha concluso Mons Nesti nella sua lettera, con frasi evangeliche che nel contesto possono sembrare ammonitrici, ma che sono soltanto materia di riflessione, vista la vicenda poco spirituale scaturita dalla vostra chiesa.

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. dai loro frutti li riconoscerete.”

Molti mi diranno in quel giorno: signore, signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome? io però dichiarerò loro: non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.”

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno del suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi intenda!”

Parola di Dio!!

Riflettete con attenzione! Preghiamo per voi con la speranza che Dio vi benedica.

Suor Albina, suor Teresa, Pierpaolo M.

Come già accennato ad inizio capitolo, Pierpaolo scrisse una lettera alla Congregazione, dopo la trasmissione di “Mi Manda Rai Tre” del 5 dicembre 2008. E’ una lettera ironica dai contenuti forti, indirizzata al Card. RODE’.

San Giovanni Rotondo 14 dicembre 2008

Reverendissima Eminenza e collaboratori,

volevo congratularmi con voi, per il vostro intervento interessato e molto evangelico, soprettutto per il vostro inviato, l’avvocato Ventimiglia, conclamato carmelitano, ma soprettutto onestissimo rappresentante di cotanto organo eclesistico, che per i suoi molteplici impegni apostolici non ha potuto presenziare ad una trasmissione televisiva così poco consona a degli apostoli di Gesù, che non devono frequentare i pubblicani e i pagani, insomma i peccatori.

Però conoscendo molto bene il vostro stile, un po’ celato ma discreto e attento, sono sicuro che qualcuno per Lei o forse Lei stesso, mestamente seduto o seduti nella penombra di qualche sala o camera di un povero appartamento vaticano, ha seguito il 5 dicembre la trasmissione “Mi Manda Rai 3”.

Chissà se ha destato a Lei o ai suoi collaboratori anche qualche risatina, ben celata dai vostri santi copri capi porporini e veli variopinti, il vedere una anziana “ex monaca” cardiopatica difendersi anche in tv da quelle accuse e porcherie che per anni l’hanno infangata, da quelle “ evangeliche confidenze” profuse da sante religiose anche negli uffici di quel Dicastero da Lei degnamente rappresentato.

Cordialmente Pierpaolo Melchionda

TERZA LETTERA (ASSOLUZIONE 11 MARZO 2011)

San Giovanni Rotondo lì, 3 aprile 2011

Egregio Cardinale Franc Rodè,

un paio di anni addietro, Le scrissi in merito al processo, tenutosi il 30 settembre del 2008 presso il tribunale di Camerino (Mc), in cui fui assolto con formula piena. Non sto con questa a rivangare ciò scritto in quella lettera perché mi pare più opportuno informarla, che l’11 marzo scorso, sempre il sottoscritto, è stato per la seconda volta assolto nel processo in cui lo si accusava di appropriazione indebita, questa volta però in concorso con le due “famose EX suore” Albina di Gesù Ostia e Teresa di Cristo Risorto.

Le chiedo umilmente se, alla luce di questo ultimo avvenimento, che non onora affatto Lei e l’ente che rappresenta, sarebbe opportuno oppure no porgere le scuse, non tanto al sottoscritto al quale poco interessano, quanto meno però a quelle due religiose: maltrattate, cacciate e accusate di reati degni di criminali di bassa lega.

Adesso forse capirà perché, richiamando il vostro ambiguo e strumentale diritto canonico, le due anziane EX religiose disobbedirono alle vostre richieste torbide, contraddittorie e poco cristiane.

Avete cacciato me in malo modo dal monastero e lo avete commissariato, inviando un Commissario Pontificio. Avete dato il permesso di uscire alle due EX suore, poi avete gridato che sono fuggite, mi avete denunciato, poi avete dato loro ordini tassativi senza nulla spiegare mai ed in fine le avete destituite e cacciate. A dimenticavo dopo avete denunciato anche loro.

La cosa paradossalmente più esilarante in questa incredibile e disgustosa vicenda, è l’assurdo ed ambiguo atteggiamento del suo Dicastero, in merito alle responsabilità di alcuni fatti fondamentali nell’escursus di tutta questa deplorevole e vergognosa vicenda. Mi riferisco ad una lettera da voi inviata alle due EX suore: vi è scritto che le decisioni prese dal Commissario Pontificio, ricordo da voi inviato quale rappresentante del vostro dicastero, non sono responsabilità vostra, dite che le responsabilità delle decisioni del Commissario Pontificio non sono da attribuire al vostro dicastero. Non Le pare Eminenza che ciò sia al quanto contraddittorio? Il Commissario, unitamente ai legali che vi rappresentano – e non può dir di no, perché l’avv. Ventimiglia, lo ha dichiarato a “Mi Manda Rai Tre”, era lì in trasmissione quale rappresentante della Congregazione, dell’Ordine, della Diocesi di Camerino e del Monastero – hanno prodotto delle denuncie da cui sono scaturiti dei processi, sennonché il vostro dicastero non ha responsabilità, è tutta responsabilità del Commissario Pontificio, voi non esistete; mi permetta, per caso siete un ente protestante od ortodosso? Desidero non offenderla, ma codesto atteggiamento mi consenta è veramente vile e vergognoso, soprattutto per Lei che dovrebbe rappresentare un cardine della Chiesa di Cristo e per il suo dicastero. Mi consenta ancora di dirle, pacatamente ma purtroppo convintamene, che stento a credere essere Lei e chi come Lei degli apostoli di Gesù. Sono più che convinto che Pietro, Paolo e Giovanni non avrebbero mai avuto tali atteggiamenti, da voi esternati con perseveranza in questa misera storia.

Comunque questa volta non sarò prolisso e polemico come la volta scorsa, per cui concludo.

Certo Eminenza, non è facile tornare a sentire e vedere, quando si è ciechi e sordi da troppo tempo.

Alla prima lettera non ebbi risposta, chissà questa volta …

A proposito il vostro Commissario Pontificio (Giovanna Marino) e i suoi esimi avvocati (Ventimiglia, Coco e Dionisi), sono indagati dalla Procura di Camerino per gli stessi reati ai quali abbiamo dovuto rispondere nel processo del 2008, le ricordo però che noi siamo stati ASSOLTI.

La saluto

Pierpaolo Melchionda

LETTERE alla COMMISSARIA PONTIFICIA ( suor TERESITA MARINO )

La COMMISSARIA PONTIFICIA, è anch’essa una delle principali protagoniste in tutta questa vicenda. Ricordiamo essere una consorella dello stesso ORDINE di suor Albina e suor Teresa, proveniente dal monastero delle carmelitane di Jesi (An). Fu nominata Commissaria Pontificia dalla Santa Sede quando fu commissariato il monastero in quell’episodio vergognoso avvenuto in monastero il 6 ottobre 2005, quando fu destituita suor Albina e cacciato Pierpaolo e, in cui Mons NESTI (allora Segretario del Card RODE’ – Congregazione dei Religiosi -)si recò al monastero per chiedere scusa a nome del PAPA per l’avvenuto inganno. E’ stata protagonista in quell’episodio unitamente al Provinciale BELLOTTI e al Vicario BLANCHI (vedasi link La persecuzione).

Anche a questa suora, è stata scritta una lettera dopo l’assoluzione di Pierpaolo dal processo del 30 settembre 2008. Non abbiamo scritto la seconda lettera dopo l’ASSOLUZIONE dal processo di marzo, perché questo personaggio, pur avendo avuta una carica così importante e delicata, è stata ed è comunque una pedina dei superiori citati nei precedenti capitoli, per cui sarebbe tempo perso.

Reverenda Priora ed eccellentissima Commissario Pontificio,

sono lieto di salutarla, dopo anni di silenzio. Oggi però era ora di scriverle, era ora dopo due settimane, di rammentarle che il 30 settembre scorso circa alle ore 14, in tribunale a Camerino il sottoscritto veniva assolto con formula piena, “ perchè il fatto non sussiste “, da accuse di violenza, circonvenzione, truffa ed estorsione.

Devo ringraziarla prima di tutto, delle sue sentite e tanto spirituali preghiere, perchè sono sicuro che una pia e zelante monaca come Lei, che rappresenta un organo così importante come il Vaticano, certamente retta in tutte le sue manifestazioni terrene, sia stata in questa diabolica situazione, altrettanto retta nel mantenersi lontana da tentazioni e peccati in merito.

Devo anche ringraziarla, della sua sensibilità. Quando Madre Albina le ha comunicato telefonicamente che il sottoscritto era stato assolto, da accuse così gavi, Lei sentitamente rispondeva a Madre Albina, se mi consente con tono “ liberatorio “ con le testuali parole “ ooh… finalmente è finita questa brutta storia “. Reverendo Commissario, mi permetta di domandarle a proposito di questa sua sospirata e spirituale frase, scaturita da un cuore così puro e immacolato “ DA CHI E’ PARTITA QUESTA BRUTTA STORIA? “, è lecito chiedersi da dove è partita una brutta storia, quando si afferma, per carità con sensibilità e imbarazzo, che è finita.

Mi permetta di dirle che quella sua affermazione, è talmente imbottita di ipocrisia da rasentare l’incredibile. Non mi dilungo in merito perchè sicuro della sua altolcata comprensione, e per non turbare il suo animo gentile di religiosa retta e scrupolosa.

Chissà reverendo Commissario, se a Camerino girano ora voci così scandalose da annoverare il sottoscritto alla stregua di Egidio e Madre Albina a quella di Virginia, famosa “ Monaca di Monza “. Anche riguardo a queste maldicenze mi sovviene un interrogativo simile a quello sopra citato “ QUALE LA CAUSA? E CHI I RESPONSABILI ALL’ORIGINE? CHI GLI OCCULTI MORMORATORI? “. Spero non le venga in mente adesso di rispondere,- perchè nell’ottobre del 2005 Madre Albina è fuggita di sua volontà col sottoscritto e suor Teresa -, in questo caso l’ipocrisia diverrebbe vera e propria malignità. Non sto ora a smontare questa orribile e tante volte declamata affermazione, perchè i fatti odierni parlano chiaro, e soprattutto perchè non siamo noi a dover dare delle delucidazioni in merito, ma Lei e i suoi superiori, vista “l’inaspettata” (per voi) vittoria processuale del sottoscritto.

Vorrei porle questo interrogativo, “Lei e le sue due subalterne, il 1° ottobre del 2005 arrivaste al monastero, per aiutare la comunità bisognosa come era descritto nella lettera della Congregazione (23/9/2005). PERCHÈ NON HA SVELATO ESSERE LEI IL COMMISSARIO PONTIFICIO? Tradendo e ingannando la fiducia di una intera comunità. PERCHÈ HA SVELATO CIÒ SOLO DOPO UNA SETTIMANA DAL SUO ARRIVO AL MONASATERO, QUANDO QUEGLI “ONESTI PRELATI “ ARRIVARONO IN SORDINA DESTITUENDO MADRE ALBINA E CACCIANDO IL SOTTOSCRITTO? “. certamente sono d’accordo con Lei, tutto questo non è farina del suo sacco. Lei è stata soltanto una compiacente pedina di tutta quella “ combriccola “ ben articolata, tra l’Ordine, la Diocesi e la Congregazione. Le credo quando afferma di essere uno strumento nelle mani dei superiori.

Spero si renda conto, che essere stata uno strumento di sofferenza per un fratello e delle sorelle carmelitane, non la esime dalla colpa. Purtroppo dietro alla sua tonaca si sono mal celati quei suoi superiori, che l’hanno diretta abilmente come fosse un burattino. Quando esplicitamente Madre Albina poneva loro degli interrogativi che li avrebbero scoperti, giocavano a palla con le responsabilità tra loro, cercando di convincere che era la comunità e Lei a fare tutto, e probabilmente convinti che i loro interlocutori erano ebeti da non capire passaggi di potere alquanto intrigati ma elementari.

A proposito dell’esposto nei miei riguardi, e nei riguardi di Madre Albina e suor Teresa, Reverendo Commissario, volevo rammentarle che è stato l’atto più indegno per degli organismi rappresentanti della Chiesa di Cristo. Il motivo dell’esposto non mi è chiaro, non penserà che il sottoscritto possa credere che è stato architettato per far giustizia in merito ai punti in esso contenuti, ciò non reggerebbe neppure alla luce di quell’ incredibile ipocrisia, da voi così conclamata in tutta questa disgustosa vicenda. Tutto è stato zelantemente costruito in quell’atto abominevole, da Lei firmato, per riuscire ad imporre nel monastero, da parte di quella “combriccola“, un potere ambiguo ed interessato, una volta eliminato il sottoscritto e le due suore.

Reverendo Commissario, un altro quesito mi sovviene riguardo a quanto enunciato or ora “ COME MAI OGNI QUAL VOLTA MADRE ALBINA CHIEDEVA DI POTER SALUTARE LE SUE CONSORELLE, LEI ONNIPRESENTE CENTRALINISTA (COSA STRANA), RISPONDEVA CON IPOCRITE SCUSE, TIPO SONO IN PREGHIERA, IN RITIRO, A RIPOSARE ECC ECC, NEGANDO LA PIÙ CHE LEGITTIMA RICHIESTA? COME MAI NON È STATO POSSIBILE A SUOR TERESA E A MADRE ALBINA DI POTER INCONTARE LE LORO CONSORELLE? COME MAI AD ALCUNE PERSONE CHE SONO RIUSCITE A CONTATTARE UNA DELLE CONSORELLE, HANNO RIFERITO CHE CON LE LACRIME AGLI OCCHI, LA CONSORELLA AFFERMAVA DI NON ESSERE AL CORRENTE, DI TUTTA LA SOFFERENZA CHE MADRE ALBINA E SUOR TERESA ED IL SOTTOSCRITTO STAVANO SUBENDO, DICENDO DI NON SAPERE NIENTE A RIGUARDO IN QUANTO LA COMUNITÀ ERA TENUTA ALL’OSCURO DI TUTTO? .

Mi meraviglio di Lei, riguardo al fatto che abbia compiuto atti, contro il sottoscritto, come se non lo avesse mai conosciuto. Eppure sapeva della mia esistenza il suo padre spirituale, Padre Stefano Possanzini, era anche il mio padre spirituale, ma soprattutto perchè una sua consorella, in crisi venne a soggiornare per periodo al monastero di Camerino, per ritrovare la propria vocazione. Suor Paola non penso proprio abbia mai visto dei poster intimidatori appiccicati sulle pareti del convento, non penso proprio abbia mai visto Madre Albina ed il sottoscritto violentare e plagiare le consorelle anziane, non penso proprio abbia mai visto il sottoscritto truffare la comunità. Suor Paola è stata anche a casa mia a Modena, è stata sola con me in auto ad aspettare l’arrivo di suoi parenti a San Giovanni in Persiceto, ed instaurammo un rapporto molto confidenziale (anche epistolare), che purtroppo si è concluso col suo rientro al monastero di Jesi. Era pazza dal desiderio di creare con me e il suo amico Giovanni, una comunità mista, non accettai per riguardo a quella povera suora in crisi vocazionale e perchè non ho mai creduto alle comunità miste.

Pur essendo una pedina compiacente dei suoi superiori, è indegno ciò che ha detto delle sue consorelle Madre Albina e suor Teresa. Sono andate via di loro spontanea volontà, sono contravvenute alle sue disposizioni perchè non hanno ottenuto il suo lascia passare, non dicevano dove sarebbero andate, sono fuggite col custode… dopo quell’orribile inganno del suo arrivo e di tutto ciò che è avvenuto pochi giorni dopo, quelle due povere donne erano distrutte, avevano necessità di curarsi e tranquillizzarsi da tale diabolica vicenda, quel “ sant’uomo “ di mons Nesti per altro aveva dato il suo permesso, dopo aver chiesto all’intera comunità, perdono a nome del Papa per l’inganno avvenuto. Inoltre avevano capito che “ la combriccola “ avrebbe fatto del male al sottoscritto, e con grande coerenza non lo hanno abbandonato, hanno preferito differentemente da Lei, seguire gli insegnamenti del loro Maestro Gesù, piuttosto che sottomettersi con le manine giunte e il capo chino agli intrighi di potere di perfidi individui. Quante calunnie declamate e no sono state gettate come piume al vento, infangando la dignità del sottoscritto e soprattutto di due sante monache. Sa reverendo Commissario è difficile riprendere delle piume gettate qua e là al vento… provi se ci riesce (a tal proposito si vada a leggere S. Filippo Neri).

Più volte sono state intimidite telefonicamente, dovevano lasciare repentinamente la casa che le ospitava, come fosse una spelonca di delinquenti, con la scusa che non erano in casa di parenti. È stato fatto di tutto pur di farle contravvenire alla loro coerenza evangelica. Declamando cavilli canonici, fino a spogliarle della loro vita e farle accusare pubblicamente di reati degni solo di sporchi camorristi. Due scomodissime monache per gli intrighi di potere, c’era il pericolo che avrebbero aperto le porte a quella verità nauseante sempre ben celata dalla sua tonaca. Col loro comportamento eccezionalmente onesto e controcorrente, qualcuno aveva il timore di essere scoperto anche pubblicamente ed ha ordito con perfida maestria la distruzione totale delle due monache infangandole in tutti i sensi, unitamente al sottoscritto. Alla luce degli ultimi avvenimenti si può ben dire che è proprio vero, il diavolo fa delle belle pentole sprovviste di coperchio.

Quanti episodi potrei ricordarle, ma questa vicenda è talmente complessa e degna di discernimento che non sto con questa a prodigarmi nell’impresa.

Concludo se mi permette, ricordandole che a Gennaio 2007, quando il sottoscritto venne a ritirare i propri oggetti, Madre Albina lo accompagnò col desiderio di rivedere le SUE consorelle, con le quali aveva condiviso quasi tutta la sua vita. Venne lasciata fuori dalla porta del monastero con le lacrime agli occhi, e una suora tanto zelante e scrupolosa con incredibile ipocrisia giustificò il tutto dicendo “ oggi non è possibile la comunità è in ritiro! “, il peggio che non fu neppure offerto all’anziana Madre un bicchiere d’acqua e una sedia dove poter sedere all’addiaccio. Il Vicario con una sciarpina di Armani tutto lustro e le mani conserte da vero seminarista, repentinamente giunse al monastero dopo essere stato prontamente avvertito, e con un beffardo sorriso confermò il divieto di accesso alla Madre. Non vado oltre, perchè è talmente deplorevole tutto ciò che mi deprime, mi consenta di esclamare a gran voce che è una vergogna.

Reverendo Commissario, penso non basti confessarsi e comunicarsi ogni giorno, quando si è stati e si è partecipi di una così diabolica vicenda, la confessione diventa un palliativo psicologico, per lavarsi la coscienza e per auto convincersi di essere nella grazia di Cristo e, la comunione diviene un misero e triste atto, in cui l’ostia può solamente offrire il sapore di farina secca.

Spero che l’umiltà e la preghiera le aprano il cuore e la portino con vero trasporto evangelico, scevro da quell’incredibile ipocrisia, ad inginocchiarsi davanti al tabernacolo a chiedere perdono a Cristo con le lacrime agli occhi e poi al sottoscritto, ma soprattutto a quelle due consorelle, che alla sera della loro vita hanno dovuto subire tradimenti e ogni sorta di indecenze e per essere poi crocifisse come il loro Maestro. Un giorno saranno riabilitate e santificate dalla Chiesa di Cristo, non da quella il cui unico anelito è il potere e l’iniquità.

Distinti saluti in Gesù e Maria

PS : sono contento, che alla luce di questi ultimi avvenimenti, alcuni sacerdoti di Camerino abbiano espresso diniego avverso i protagonisti di questa brutta vicenda, esclamando che si dovrebbero soltanto vergognare.

Non ho mai visto tanti diavoli, come ne ho visti in un monastero di clausura “

(S. Maria Maddalena De’ Pazzi).

Come già accennato all’inizio del capitolo, inerente alle lettere inviate ai protagonisti di questa storia, di lettere ne abbiamo scritte ed inviate ad altri componenti di questa vicenda: al Visitatore Apostolico (Mons Luigi ROTTINI), al Padre cappuccino (Padre Giulio CRIMINESI), a don Mario SCUPPA e ai vari monasteri carmelitani; però ripetiamo, le pubblicheremo in un prossimo futuro in questo blog alla voce EPISODI, in cui le descriveremo accuratamente unitamente al loro contesto. Inoltre tutte queste lettere, sono materia di un dettagliato capitolo a loro dedicato presente in un libro che pubblicheremo, intitolato “DALLA CLAUSURA ALLA STRADA”, in cui sarà descritta e analizzata tutta questa vergognosa persecuzione ecclesiastica.

DA ACCUSATORI AD INDAGATI

Cari lettori, i nostri principali accusatori, nei processi che abbiamo subito e che abbiamo vinto in quanto ASSOLTI con formula piena, sono stati indagati del medesimo reato di cui eravamo stati accusati noi nel penultimo processo, e cioè di circonvenzione di incapace.

La COMMISSARIA PONTIFICIA suor Giovanna MARINO e i suoi tre avvocati Andrea VENTIMIGLIA, Francesca DIONISI e Concetta COCO del foro di Catania, devono rispondere di fronte al GIP del Tribunale di Camerino, in merito al reato di circonvenzione di incapace.

Infatti, il 9 marzo 2011, Il GIP del Tribunale di Camerino dr.ssa Daniela Bellesi, ha fissato per il 6 giugno l’udienza in Camera di Consiglio, per vagliare la posizione dei quattro indagati.

Devo confessare che provo un po’ di soddisfazione per questo avvenimento. Immaginate di vivere per più di otto anni sofferenze psicologiche veramente opprimenti, a causa di persone che ti infangano in tutte le maniere, e poi vedere queste persone, ripeto che ti hanno fatto tanto male, entrare nel medesimo vortice di umiliazioni che hai vissuto tu a causa loro.

Viene da dire: “ Cristo non paga solo di sabato…”.

Varie volte ho ammonito chi ci faceva tutto questo male, ho detto loro anche con tono risentito queste parole: “ Chi in alto sputa, in faccia gli ricade … “, sembra proprio che si stia avverando questo detto.

In merito a questo avvenimento, potrei dire tante di quelle cose, da farvi stancare, ma non voglio inveire, per cui mi limito a riportare il fatto molto sinteticamente, chiedendo perdono se di tanto in tanto mi lascio andare a piccoli commenti.

Sono stati indagati perché?

La mia ex consorella suor Teresita Marino (Commissaria Pontificia), perché ha riscosso una somma di denaro (5312,00 €) da un assegno firmato da una mia ex consorella, suor Agnese (Martella Matilde), la quale è invalida per demenza, non è in grado di intendere e di volere, e ciò è ben risaputo dalla Marino che è la Priora della comunità dove vive suor Agnese. I tre avvocati, perché hanno fatto firmare gli atti giudiziari, che ci hanno portato a subire dei processi, alla medesima suora malata, suor Agnese. Ecco queste sono le motivazioni per cui sono indagati per circonvenzione di incapace.

Questi che inserisco, sono gli unici articoli apparsi sui giornali che hanno parlato di questo avvenimento, strano eh! Quando i misfatti li compie la chiesa si fa poco clamore! L’ho sempre detto che sono peggio i laici bigotti, che si ergono a occulti paladini clericali, piuttosto che i consacrati disonesti. In pratica, parecchi individui o per vile timore o per lascivo servilismo, difendono l’operato a volte poco pulito della chiesa, attraverso l’omissione o il silenzio colpevole, alimentando così quell’omertà, in cui tutto si fa e nessuno lo viene a sapere.

Suora raggirata, indagata la priora

L’accusa è di circonvenzione di incapace. Avviso di garanzia anche per tre avvocati

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Camerino (Macerata), 27 marzo 2011 – Si apre un nuovo capitolo nella complessa vicenda del convento delle Carmelitane di Camerino. Nei confronti della commissaria pontificia e attuale priora, suor M. T. M. di 75 anni di Catania, e degli avvocati A. V, F. D. e C. C., del foro di Catania, che hanno assistito l’Ordine nelle cause penali e in quella civile, è in atto un procedimento giudiziario.

I tre dovranno compartire dinanzi al gip del tribunale camerte, Daniela Bellesi, il sei giugno. Verrebbe loro contestata l’accusa di circonvenzione di incapace, a seguito di una denuncia dell’ex priora (Carmela Lo Cantore, 77 anni originaria di Pisticci, già suor M. Albina di Gesù Ostia), dell’ex economa (Teresa Izzi, 82 anni di Fondi, già suor M.Teresa di Gesù risorto) e dell’ex custode (Pier Paolo Melchionda, 43 anni di Milano). Questi ultimi, accusati di essersi appropriati indebitamente di somme per alcune centinaia di migliaia di euro (tra il 2004 e il 2005), sono stati assolti il 10 marzo dal gup del tribunale camerte, Fernando Scolaro. Melchionda era stato assolto in precedenza da altri reati, tra cui circonvenzione delle stesse suore.

ALLA COMMISSARIA pontificia viene contestato l’aver «girato» un assegno di 5.312 euro a firma di un’anziana consorella, non in grado di intendere e volere. I legali sono stati denunciati perché avrebbero fatto firmare alla stessa monaca le denunce contro le ex consorelle e l’ex custode e la delega per la sua costituzione nel procedimento quale parte civile, nonostante il suo handicap. Il pm aveva avanzato richiesta di archiviazione, alla quale si sono opposti i tre denuncianti. Ora il gip deciderà in camera di consiglio in giugno. «Accuse infondate — commenta l’avvocato Coco —. La suora ha mostrato lucidità sui fatti oggetto di denuncia e nella volontà di intervenire come parte offesa». (Resto del Carlino).

PROTESTARONO A SAN PIETRO

Suore «incatenate»

indagati 3 legali etnei

CARMEN GRECO

La foto del 2008 con la loro clamorosa protesta in piazza San Pietro, quando si incatenarono sostenendo dei cartelli nei quali dicevano di non essere “né ladre né prostitute”, ha fatto il giro del mondo. Le due suore di clausura (che si definiscono ancora tali nonostante siano state espulse dall’Ordine delle Carmelitane) da quel giorno hanno combattuto la loro battaglia in tribunale e sul web dando vita ad un blog http://www.lesuorelegate.wordpress.com, nel quale raccontano passo dopo passo la loro vicenda. Adesso suor Albina (76 anni) e suor Teresa (82), rispettivamente ex priora ed ex tesoriera del convento delle carmelitane di Camerino (Macerata), processate per appropriazione indebita di beni dell’Ordine del Carmelo per circa 300mila euro insieme con l’ex custode- factotum del monastero Pierpaolo Melchionda, ex carabiniere, 41 anni di Modena, sono state assolte con formula piena dal Tribunale di Camerino. La loro storia, però, non finisce qui. Ed ha un risvolto tutto catanese. Sì perché le due combattive suore, sono passate al contrattacco e hanno denunciato coloro che ritengono gli artefici della”persecuzione”nei loro confronti, vale a dire la commissaria pontificia ed attuale priora del convento, una catanese,e gli avvocati,tutti e tre catanesi,che hanno assistito la comunità delle suore di clausura carmelitane del convento di S. Maria del Carmine a Camerino (parte civile al processo), vale a dire il rappresentante legale del Monastero di S. Maria del Carmine e altri due suoi colleghi avvocati che hanno rappresentato la comunità come parte civile al processo. I quattro, sulla base di una denuncia presentata dalle due suore «legate» e dal custode tuttofare, sono indagati per il reato di circonvenzione d’incapace in quanto – questa l’accusa – la commissaria pontificia avrebbe girato un assegno di 5.312 euro tratto sul conto corrente di Banca Marche firmato da una suora dichiarata invalida civile totale al 100% già nel 2004. Inoltre alla stessa suora sarebbe stato fatto firmare un atto di querela nei confronti di madre Albina, madre Teresa e Melchionda. Il pubblico ministero il 15 febbraio scorso ha chiesto l’archiviazione del procedimento, ma i tre denuncianti hanno presentato richiesta di opposizione all’archiviazione e il gip del Tribunale di Camerino, Daniela Bellesi, ha disposto un’udienza camerale per il 6 giugno. In quell’occasione il gip potrà decidere – come si fa di solito in questi casi – se archiviare definitivamente la posizione dei quattro indagati, oppure se rinviare gli atti al pm per chiedere un supplemento di indagine; o, ancora, ordinare al pm l’imputazione coatta per i tre avvocati e la commissaria pontificia. Sulla vicenda gli avvocati indagati non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. «Ci riserviamo di intervenire – ha fatto sapere uno dei legali coinvolti – manifestando piena fiducia nell’attività della magistratura».

(La SiciliaCatania -)

Per concludere, ciò dichiarato dall’avv. Coco al giornale, non so se faccia ridere o piangere. Se la mia consorella è malata, con l’handicap riconosciuto dall’INPS e dal medico curante, mi chiedo come possa avere avuto la volontà di sapere cosa stesse firmando. Stento veramente a credere che è sua la volontà di intervenire come parte offesa contro di noi, in quanto questa consorella voleva un gran bene alla sottoscritta. Nei quasi trent’anni che abbiamo vissuto insieme al monastero, ci siamo volute un gran bene. Basterebbe far parlare la mia consorella suor Agnese al giudice, per far capire che quanto detto dall’avvocatessa è una grande sciocchezza. Poi dico, bastava ai carabinieri che hanno svolto le indagini, appurare se la suora aveva questo handicap, la convocavano o la incontravano in monastero e la interrogavano, avrebbero potuto benissimo appurarlo, aldilà del fatto che il suo stato di handicap è comprovato da vari medici. La giustizia farà il suo corso comunque, non parlo di quella terrena, limitata ed imperfetta, ma quella di Dio, perfetta ed inattaccabile.

Suora dal giudice slitta la decisione.

Camerino Il giudice Daniela Bellesi, ieri mattina, si è riservata la decisione sull’eventuale archiviazione o rinvio a giudizio nei confronti di suor Giovanna Marino, 75 anni priora del convento delle Carmelitane di Camerino, difesa dall’avvocato Giuseppe De Rosa e dei tre legali che hanno assistito l’Ordine, Andrea Ventimiglia, Francesca Dionisi e Concetta Coco di Catania, affidatisi al legale Di Napoli del foro di Catania, per l’accusa di circonvenzione di incapace. Due gli episodi, contenuti nella querela fatta dalle due ex suore Carmela Lo Cantore, 76 anni e Teresa Izzi di 82, congiuntamente a Pier Paolo Melchionda, 41enne ex custode del convento, assistiti dall’avvocato Mauro Riccioni. Le due suore erano salite alla ribalta della cronaca per essersi incatenate a San Pietro nel giugno 2008. Nel primo episodio, risalente al 2005, sarebbe stato fatto firmare a suor Matilde Martella dichiarata incapace di intendere e di volere dal 2001, un assegno di 5 mila euro. Ai legali si contesta di aver fatto firmare tutti gli atti relativi ai procedimenti intentati dall’ordine contro le due religiose, espulse dall’ordine delle Carmelitane, atto che le indusse alla clamorosa protesta. Per i difensori, i loro assistiti erano in buona fede e l’accusa sarebbe insussistente, mentre per l’accusa la priora era a conoscenza dello stato della suora, e i legali si sarebbero dovuti accertare di chi apponeva la firma agli atti.

L’indagine per circonvenzione (Corriere Adriatico 8/6/2011)

Ringraziamo i giornalisti che hanno scritto questi due articoli e le relative redazioni che le hanno pubblicate, dimostrando di non aver timore di eventuali pressioni a fare il contrario. Grazie!

MONACHE E PARROCO DENUNCIATI PER FALSA TESTIMONIANZA e FALSE DICHIARAZIONI A PUBBLICO UFFICIALE

Cari lettori, purtroppo abbiamo dovuto denunciare anche le nostre ex consorelle del monastero di Camerino, anche se abbiamo vissuto la più parte della nostra vita con loro. Unitamente alle monache abbiamo denunciato anche il Parroco di Serrapetrona (Mc) Don Aronne GUBINELLI, per i medesimi reati.

Infatti il 23 giugno del 2010, abbiamo presentato ai carabinieri le denuncie per Falsa testimonianza e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale nei confronti delle nostre ex consorelle: suor TERESINA (Giovanna Albani nata a Serrapetrona), suor NAZZARENA (Nazzarena Albani nata a Serrapetrona), suor MARIA PIA ( , e nei confronti di don Aronne GUBINELLI, parroco di Serrapetrona.

Queste ex consorelle, interrogate dal giudice dott Potetti del tribunale di Camerino, in merito alla vendita della terra di Colleluce, hanno dichiarato e testimoniato falsamente in merito ad una circostanza.

Per comprendere appieno questa vicenda dai risvolti poco chiari e molto scandalosi, premettiamo quanto segue:

queste suore di clausura, sono le consorelle con le quali io e suor Teresa abbiamo vissuto più di trent’anni della nostra vita nel monastero di Camerino. Sono le consorelle che hanno firmato l’ESPOSTO contro Pierpaolo, per cui ha dovuto subire l’onta di un processo dal quale è stato ASSOLTO il 30 SETTEMBRE 2008, sono le consorelle che hanno firmato la denuncia contro di me, suor Teresa e Pierpaolo, per cui abbiamo subito tutti e tre il secondo processo, da cui siamo stati ASSOLTI il 10 MARZO 2011.

Ebbene hanno anche firmato una causa intentata contro la sottoscritta, in merito alla vendita di un terreno di proprietà del monastero. A questo fatto si allaccia il loro reato di falsità e quello del Parroco

Vi spiego:

la comunità ereditò un terreno grazie ad un lascito di alcuni parenti di una monaca, che è trapassata da tempo. È un terreno sito in Località Colleluce di San Severino Marche, non molto distante da Camerino.

Al che la comunità nell’anno 2003, si riunì e decise all’unanimità di vendere questo terreno. Dopo la verbalizzazione di tale riunione capitolare, in cui si era deciso di vendere il terreno per far fronte a spese imminenti e di primaria importanza, quali un ascensore che permettesse una miglior vita ad una comunità anziana e provata come la nostra, presentammo la richiesta di vendere il terreno al Vescovo di Camerino. Al che ci fu dato il permesso e così lo vendemmo.

Dovemmo vendere quel terreno, perché ci serviva una discreta somma per costruire il tanto sospirato ascensore. La Diocesi aveva stanziato una somma di denaro per aiutarci, che mai arrivò al monastero. Più volte su consiglio del Vescovo, domandammo al Prete addetto alla finanza della Curia in merito a quello stanziamento, e più volte questo prete con sfacciataggine, o non rispondeva dileguandosi o rispondeva indisponente con queste parole: “ Non ho tempo di vedere queste cose arrivederci! “ . Una volta addirittura sogghignando ed offensivamente disse: “ Volete l’offerta per costruire l’ascensore? …ma se siete vecchie malate … pensate di diventare sessanta monache? ”, poi voltando le spalle maleducatamente e senza salutare, se ne andò in gran fretta.

Arriviamo al dunque:

durante le indagini dei carabinieri in merito all’esposto contro Pierpaolo (poi processato e assolto), le consorelle furono sentite come testi e, allora fu loro chiesto se la vendita della terra era stata effettuata dalla sottoscritta (all’epoca Priora) senza il loro consenso. Le consorelle risposero che era stata fatta una riunione, in cui tutta la comunità con votazione decise all’unanimità di vendere il terreno (verbalizzato). Queste dichiarazioni furono fatte il 9 marzo 2006 ai carabinieri.

Poi a quasi quattro anni dalla vendita del terreno, e ad un anno di distanza dal decreto di espulsione mio e di Teresa, le consorelle fecero causa alla sottoscritta per revocare la vendita del terreno. Premetto che tale procedimento è stato scritto e prodotto dall’ avvocato Ventimiglia legale dell’Ordine e del Monastero, vero fautore di tutta questa bolgia legale.

Al che vennero sentite per la prova testimoniale dal giudice Potetti l’11/02/2010. anche questa volta venne loro chiesto se la vendita della terra era stata effettuata dalla sottoscritta (all’epoca Priora) senza il loro consenso. Sennonché questa volta dichiareranno che la vendita della terra non fu decisa all’unanimità dalla comunità ma solamente dalla sottoscritta, palesando così la FALSA TESTIMONIANZA e LE FALSE DICHIARAZIONI.

Certamente se avessero dichiarato la verità come fecero ai carabinieri il 9 marzo 2006, si sarebbero date la zappa sui piedi in merito alla causa della vendita, perché una delle principali accuse mosse nel procedimento, col fine di vincere la causa, era ed è che la vendita sarebbe stata effettuata dalla sottoscritta senza il consenso della comunità ( esistono i verbali comunitari in cui è espresso il consenso delle consorelle, che confermano ancor più palesemente la falsa testimonianza delle stesse).

Comunque è palese che una comunità composta da poche anziane e malate monache, non è l’artefice di questo intrigato ma evidente reato. Dietro a tutti gli atti legali contro di noi c’è sempre stato l’Ordine, la Diocesi di Camerino e il Vaticano. Sappiamo bene che non sono state le nostre “ex” consorelle a non farci tornare al monastero, a farci espellere dall’Ordine e a denunciarci più volte. Infatti mai l’Ordine, la Diocesi e la Congregazione ci ha permesso di parlare e salutare le nostre consorelle da quando siamo uscite dal monastero (14 ottobre 2005) fino ad oggi. Ma soprattutto mai ci hanno spiegato questo incredibile divieto, che fa ricordare tempi assai lontani, in cui la chiesa mieteva vittime innocenti con la “Santa Inquisizione”. Chissà se fosse stato possibile, forse le nostre consorelle ci avrebbero detto la verità su questo vergognoso complotto.

ARCHIVIAZIONE CHE FA PENSARE …

Tali denuncie appena narrate sono notizie eclatanti, ma ancor più inquietante ed eclatante sono i risvolti giudiziari collegati a queste. Infatti si premette che dopo quasi un anno dalla presentazione delle due denuncie, non abbiamo più saputo nulla in merito, neppure una comunicazione di archiviazione. Al che essendo noi in contatto con l’Avv. Riccioni (nostro legale), gli abbiamo espresso il desiderio di sapere gli esiti dei due procedimenti. L’avv. Riccioni, che aveva redatto le nostre due denuncie, si è attivato prontamente e dopo delega scritta da parte nostra, si è recato al Tribunale di Camerino ed ha richiesto notizie in merito ai due procedimenti.

Sennonché veniva informato che le due denuncie erano state archiviate dal GIP, che non aveva notificato ai sottoscritti l’archiviazione, negandoci così la possibilità di produrre opposizione, questo perché aveva ritenuto che le false dichiarazioni e la falsa testimonianza espressa nelle due denuncie non avrebbero leso i denuncianti ma eventualmente lo stato, per cui non ci riguardava l’esito dei procedimenti.

Ebbene noi rispettiamo l’operato della magistratura, però questa archiviazione silenziosa ed insabbiante ci lascia interdetti. Non riusciamo minimamente a capire perché non siamo stati avvisati dell’archiviazione e non ci è stata data la possibilità di presentare una opposizione (la legge lo prevede), in quanto ancor meno riusciamo a capire il perché tali reati danneggino lo Stato e non noi che siamo i denuncianti e quindi parte offesa, soprattutto alla luce di prove lampanti ed inequivocabili.

In pratica saremmo così stupidi da denunciare qualcuno, spendendo soldi nostri, perché quel qualcuno sta commettendo un reato che danneggia lo Stato. Allora a questo punto potremmo essere assunti nei carabinieri o guardia di finanza.

Le consorelle sono le firmatarie di atti legali che ci hanno portato a dover subire degli ingiusti processi, da cui siamo stati ASSOLTI, sono false testimoni che hanno creato danni penali e civili ai sottoscritti … lo stato cosa c’entra?

Ma non è finita, l’avv. Riccioni e l’avv. Servi che hanno redatto le due denuncie e che sono stati nominati nostri difensori in questa vicenda, NON POSSONO ACCEDERE AGLI ATTI DI INDAGINE E A TUTTO CIO’ CHE RIGUARDA LE DUE DENUNCIE. Sembra un paradosso di un’epoca che grazie a Dio è finita più di sessant’anni fa. Gli avvocati di chi ha sporto denuncia non possono accedere agli atti inerenti ai propri assistiti (PARE INCREDIBILE!).

Però su consiglio dei due avvocati Riccioni e Servi, abbiamo impugnato la “strana” archiviazione del GIP, producendo ricorso in Cassazione tramite l’avvocato cassazionista Francesco COPPONI (nostro Legale) che sta seguendo l’iter al quanto poco chiaro di questa vicenda giudiziaria.

Si sottolinea che i testimoni presenti nella denuncia contro don Aronne GUBINELLI (anche il suo parrocchiano presente alle trattative della vendita), che confermano il reato commesso dal prete, non sono neppure stati sentiti dagli inquirenti, pur avendolo noi richiesto esplicitamente nella denuncia. Ciò fa chiaramente pensare che non sono state fatte neppure le indagini o se pure in maniera incompleta.

UN BEL REGALO

Cari lettori, non sono finite le “sorprese ecclesiastiche”, infatti ora vi racconto un episodio che ha del paradosso.

Come ben sapete, l’8 giugno 2008 io e Teresa ci siamo legate ad un lampione, davanti agli uffici della Congregazione in Piazza San Pietro, dando inizio alla nostra protesta.

Ebbene per tale vicenda, fummo invitate unitamente a Pierpaolo, alla trasmissione “Mi Manda Rai Tre” dal dott. Vinello. Così il 5 dicembre 2008, fummo presenti in trasmissione.

Fu una serata molto calda, in cui era presente anche l’avvocato Ventimiglia, rappresentante legale degli Enti Ecclesiastici protagonisti della vicenda che ci riguarda.

Sennonché i sottoscritti, raccontarono il perché della loro protesta così eclatante, affermando che erano stati perseguitati da alcuni rappresentanti del Vaticano, della Diocesi di Camerino e dell’Ordine dei Carmelitani A.O.. In pratica raccontammo alcuni episodi della persecuzione che abbiamo subito e che abbiamo narrata sinteticamente in questo nostro blog.

Sennonché dopo circa una settimana dalla trasmissione, l’avvocato degli Enti Ecclesiastici protagonisti in questa vicenda, depositò una querela alla Procura di Roma in cui ci accusava di diffamazione. Secondo l’avvocato e i suoi assistiti, fra essi il Padre Provinciale dell’Ordine P. Claudio BELLOTTI e la COMMISSARIA PONTIFICIA suor Giovanna MARINO, avremmo diffamato loro e gli enti coinvolti, avendo affermato che eravamo stati perseguitati. Tutto quello che avevamo subito, per cui ci siamo legate, e che abbiamo accennato i trasmissione e narrato in questo blog, era ed è per la Chiesa Universale una diffamazione che la danneggia … ( pare incredibile ! ma è la verità ).

Allora c’è da chiedersi allibiti: “ tutto ciò che la Santa Sede e i suoi collaboratori ci hanno fatto, lo dovremmo definire un bel regalo? Ci saremmo andate a legare in piazza a ringraziamento del PAPA e dei suoi collaboratori per le loro gentilezze evangeliche a noi profuse con tanta magnanimità?

Comunque il 18 aprile del prossimo anno saremo in udienza a Roma per difenderci da così grande paradosso, e vi assicuriamo che in merito stanno per essere presentate circa 90 pagine di memorie difensive con relativi n. 200 documenti allegati. Anche questo blog è parte integrante della nostra difesa.

Vi terremo aggiornati su questa “TELENOVELAS DELL’OBBROBRIO”

Don GIULIANO CINGOLANI

NUOVO PRESIDENTE COMITATO PROSUORE

Il 1° luglio 2011, è stato nominato Presidente del Comitato Pro suore, don Giuliano Cingolani della diocesi di Macerata.

Come abbiamo già scritto, intorno all’anno 2008 l’avvocato Mauro Riccioni, creò un comitato a favore di noi suor Albina e suor Teresa, dimostrandoci solidarietà e amicizia. Il fatto più significativo è che Mauro, quando creò il comitato non ci conosceva affatto, rimase colpito dalla nostra protesta a Piazza San Pietro e così diede vita a questa iniziativa, divenendone il Presidente.

Raccolse adesioni e si prodigò a far evolvere il comitato, a cui aderirono anche alcuni sacerdoti, fra questi il primo don Giuliani, che non ha fatto mai mancare la sua presenza soprattutto da un punto di vista spirituale.

Adesso Mauro, dopo una riunione con le sottoscritte e Pierpaolo, ha deciso di lasciare la presidenza del comitato a don Giuliani, che ha accettato volentieri l’incarico.

Ora l’avv. Mauro è divenuto il legale del comitato, senza tralasciare comunque il suo impegno diretto come consigliere del comitato al fianco del neo Presidente don Giuliani, di noi suor Albina e suor Teresa e Pierpaolo.

Vogliamo pubblicare la lettera che l’avv. Riccioni Mauro scrisse in merito alla nostra protesta dell’8 giugno 2008 in cui dava vita al comitato a nostro favore. È una lettera molto significativa che fa comprendere l’interesse e la passione dell’amico Mauro verso i sottoscritti e la nostra incredibile vicenda.

   

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One Response to NOVITA’

  1. Maria says:

    Cara suor Albina vai sul sito http://www.umanitazero.org troverai una storia simile alla tua.
    Un sacerdote cappuccino di 82 anni che sta ora in Ancona solo e abbandonato dal suo Ordine, che conosco da ben 27 anni. E’ il mio padre spirituale. E’ stato cappellano per 30 anni in questa città, un uomo di una dolcezza ed una fede incrollabile!
    Dopo 70 anni di vita con Dio sta subendo il rifiuto dei suoi confratelli, innocente, tra un provinciale spietato che lo minaccia e un generale cieco sordo e muto.
    Con la complicità del vescovo di Ancona Edoardo Menichelli, della comunità diocesana che obbedisce a questo despota e cosi via.
    Si stanno scoperchiando le tombe dell’ipocrisia. Io credente e praticante lo sono ancora per merito di questo santo, che mi ha aiutato a non morire.
    Ci stiamo adoperando per portare in televisione questa vicenda, e non ce ne frega un corno delle querele, siamo ridotti alla disperazione, è un anno che stiamo cosi tra l’indifferenza del suo Ordine. Ci piacerebbe avere un avvocato come il vostro, ma non ce lo possiamo permettere. Mentre loro hanno un collegio di avvocati che minacciano. Il suo avvocato è un eroe in questi tempi cosi malati.
    Grazie, idealmente anche da parte mia a questo valoroso avvocato che ha saputo preferire la giustizia alla superficiale accondiscendenza di questi sepolcri imbiancati!
    Vogliono fare le pulizie… CREANDO la pagliuzza, mentre non vedono le travi che portano dentro!
    Voi sarete suore per sempre! La chiesa amministra, ma è Dio che sceglie, che mette il sigillo!
    Essi si sentono oggi privilegiati e superbi, sono diventati come secolari prepotenti, certi che nulla li sconfiggerà per il potere di quel regno che invece non dovrebbe abitare tra di loro.
    Si sono alleati pure con Cesare per non perdere autorità, perciò cosa contano più le anime? Non sono tuonanti e potenti come il denaro, che passa tra le loro mani, gli interessi sono più importanti delle persone.
    Perciò come una donna che facendo le pulizie butta tutto sotto il tappeto, hanno dimenticato con chi devono fare i conti veramente.
    Questi sepolcri saranno scoperchiati insieme ai complici di un obbedienza cieca che sta uccidendo i cristiani peggio delle persecuzioni di religione, perché queste rimangono sommerse e fanno più morti.
    Non praevalebunt vale per coloro che saranno costretti a formare una nuova Chiesa, e questa Chiesa se non si convertirà, Dio volgerà altrove il suo sguardo indirizzando altre anime, verso una nuova terra.
    Per il Signore non ci sono tempi, né luoghi, Egli non posa neanche lo sguardo nelle nostre abitazioni, nemmeno gli abiti ne definiscono la santità.
    Il tempio di Dio sta nelle anime, i calici sono i loro cuori, tutto nasce dall’interno dell’uomo che o lo perverte o lo salva. Cristo lo annunciò immediatamente il Suo regno, quando disse che lo Spirito ci avrebbe abitato, ma loro ormai accecati non lo riconoscono più.
    Leggi le mie pagine sono piene di dolore e di una profonda delusione, quanto credevo in questa Chiesa, nell’Ordine Cappuccino… avrei dato la vita per loro … mi è rimasto Dio senza la comunità cristiana e la dolcezza di un fanciullo, di un uomo di Dio che tu come suora di clausura, capisci quanto è pesce fuor d’acqua in questa condizione.
    Non è certo questa la sua vita, ma dalla sua casa esce solo oppressione e cattiveria, nessuno lo accoglie a causa della maldicenza dei suoi superiori, i Vescovi senza discernimento complici e chiusi. L’ordine che risponde al suo grido di carità, in una crudeltà spaventosa.
    La situazione qui è grave lo hanno sospeso pure dal ministero, lui che entrato a 13 anni in seminario, che ha lottato contro suo padre per entrarci, che ha vissuto solo di questa vita con Dio, che mai ha rinnegato un solo giorno la sua vocazione, che aveva tante anime che lo amavano e a cui egli non si è mai risparmiato di ascoltare e consolare.
    Buttato via come un fazzoletto!
    E come dici tu, non si sono neanche preoccupati di sapere come stava…
    La verità, il dialogo, la conoscenza, la cosa più logica da fare davanti ad un problema, non l’hanno preso mai in considerazione.
    Non esisti per loro!
    Anche noi carte alla mano, abbiamo le prove di quello che diciamo, ma siamo senza mezzi. Io sono un tecnico informatico da oltre 25 anni la mia attività non ha richiesta e tutto mi è crollato addosso, i tempi sono disperati e i debitori mi tormentano, non sarebbero debiti esageratissimi se qualcuno ci avesse aiutato ora saremmo liberi.
    Ma la pressione e le minacce, il vuoto completo delle istituzioni e della Chiesa, della comunità umana, di questo Ordine che tiene più al denaro che ad un loro confratello, hanno seminato vuoto e disperazione.
    Senza il Padre, mi vergogno a dirlo dopo tante porte chiuse, mi sarei uccisa.
    Noi siamo qui se avete bisogno sono a vostra disposizione.
    Con affetto G. Maria

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