La persecuzione

LA PERSECUZIONE.

 

Suor Albina descrive:

Ora vi descrivo sinteticamente la persecuzione che è stata la causa della nostra Protesta a Piazza San Pietro. Purtroppo non posso descriverla totalmente e dettagliatamente perché materia molto vasta, a cui non basta lo spazio di questo blog. Però posso dirvi che stiamo scrivendo un libro in cui verrà descritta e analizzata nei minimi dettagli; inoltre, con l’utilizzo di questo blog sarà mio l’impegno, nel tempo, di raccontarvi con vari episodi i fatti più importanti di questa persecuzione, che mai mi stancherò di ripetere: è stata ed è una vera e propria “caccia alle streghe”, degna di quella inquisitoria chiesa medioevale, che ha torturato, condannato e ucciso migliaia di innocenti.

 

Premessa:

Come vi abbiamo già accennato nelle presentazioni, io e suor Teresa abbiamo vissuto quasi trent’anni della nostra vita religiosa al monastero “Santa Maria del Carmine” di Camerino, io dal 1977 e suor Teresa dal 1979, gli anni i cui ci trasferimmo dal monastero di Napoli.

Quando arrivai a Camerino, la comunità monastica che mi accolse era composta da un discreto numero di monache. Però da parecchi decenni in quel monastero, non c’era cambio generazionale, non entrava neppure una vocazione e neppure monache di altri monasteri, si pensi che l’ultima monaca ad entrare fu suor M. Pia nel 1950; per cui era una comunità abbastanza anziana, e la più giovane ero io che avevo 41 anni, ed ero appena arrivata.

Ebbene, in merito all’isolamento del monastero, con la totale mancanza per decenni di vocazioni e soprattutto di trasferimenti di monache dello stesso ordine che potessero aiutare la comunità, si fondano le radici della persecuzione che sto per raccontarvi. Per questo, prima di addentrarci sui fatti salienti, è opportuno premettere delle notizie che sono l’origine della persecuzione:

Il monastero “ S. Maria del Carmine” di Camerino, ha sempre avuto vita difficile, fin dalla sua nascita: in antichità quando la Chiesa spesso scioglieva senza ragioni comunità monastiche, per appropriarsi dei suoi beni mobili e immobili, così da far rimpinguare le casse delle curie diocesane; poi l’espropriazione dei beni ecclesiastici da parte del Governo Regio, che costrinse questa comunità a sopravvivere in clandestinità all’interno di una filanda, donatale temporaneamente da un generoso benefattore; poi negli anni cinquanta il Vescovo di Camerino D’Avak, convinse la comunità a vendere il loro convento all’Università, perché vecchio e decrepito, con la promessa che sarebbe intervenuto economicamente nella costruzione del nuovo monastero; visto che la somma ricavata dalla vendita del vecchio non avrebbe coperto l’intero ammontare del nuovo monastero. Le monache sicure del Vescovo vendettero e cominciarono a costruire il nuovo monastero, sicché a fatti compiuti il Vescovo tradì la promessa (in combutta col provinciale dell’epoca), lasciando la comunità in gravi difficoltà soprattutto il suo certo scioglimento. Così ci raccontava Suor Battista (trapassata negli anni 80’), che all’epoca dei fatti era la Priora, e che si ammalò gravemente a causa di quel tradimento e soprattutto per la paura del sicuro scioglimento della sua comunità (poi vi racconterò questa triste vicenda). Poi grazie ad un Padre francescano, Padre Onorio da Offida, che amava la nostra comunità e che prese a cuore la nostra grave situazione la comunità si salvò; infatti essendo questo padre ammanicato un po’ dappertutto, riuscì a far terminare il nuovo monastero a dei costi di favore. Chissà se il tradimento di Mons D’Avak fu presumibilmente legato all’interesse economico, cosa certa è che il padre provinciale avrebbe sciolto in gran fretta la comunità e i beni rimasti sarebbero transitati nelle casse della curia o dell’ordine… o più probabile di entrambi.

Poi quando si trovò il luogo dove costruire il nuovo monastero, la comunità dovette subire la prepotenza territoriale delle clarisse della Santa da Varano (Santa del paese, da poco canonizzata, anche “grazie” all’impegno appassionato della badessa del monastero – così gira voce-, che per tale impegno ha ricevuto l’onorificenza di primo cittadino camerinese … di questo personaggio poi vi racconterò interessanti vicende, che poco alimentano tale titolo), che si opposero fermamente a che il monastero si costruisse “proprio” di fronte al loro. Chissà avevano paura che la presenza delle Carmelitane avrebbe tolto loro “ la terra da sotto i piedi”; invece di accoglierci fraternamente, riuscirono ad allontanarci, tanto che il sito d’ubicazione del nuovo monastero fu spostato più avanti rispetto a loro, addirittura fino a farlo confinare col cimitero. Quando ti affacciavi alla finestra del lato nord della cucina o dei corridoi, potevi leggere i nomi dei defunti di giorno e contemplare i lumini sulle lapidi di notte. A parte questo, che poteva essere motivo di preghiera, il monastero era stato finalmente isolato in una parte estrema del paese, lontano dai “territori” dei francescani.

Negli anni 90′, quando il terremoto colpì la regione Marche, un esimio prete della diocesi, propose di spostare la nostra comunità divenuta anziana, in altro loco, così da trasformare il monastero in ospizio. La diocesi, invece di difendere una comunità monastica, per altro anziana ed inserita nella propria giurisdizione pastorale, preferì il tentativo di eliminarla, con ipocrite e macchinose tresche, che videro coinvolti anche degli esponenti del comune. Insomma la diocesi di Camerino possedeva e possiede parecchie proprietà, che avrebbe potuto benissimo offrire in tale circostanza al comune, così da adibirle a ospizio, ma guarda caso il proprio interesse si concentrò come al solito sul nostro monastero. l’emergenza terremoto, era per la diocesi una più che valida opportunità per eliminare la nostra comunità e dar vita alle proprie speculazioni economiche; infatti una volta conclusa l’emergenza, la diocesi avrebbe potuto decidere se continuare il bysnes dell’ospizio o ancora meglio affittare o vendere i monastero all’università. Dopo una dura lotta anche legale, la comunità non venne spostata e quindi sciolta. Questo avvenimento lo racconterò dettagliatamente a suo tempo, perchè molto interessante in quanto racchiude quegli interessi materiali che hanno determinato la persecuzione.

Ebbene questa breve cronistoria della comunità e del monastero, vuole farvi capire che il monastero S. Maria del Carmine di Camerino, ebbe in terra camerte fin dall’antichità poco aiuto dal clero e, dagli anni 50′ in poi, non fu mai più aiutato ad arricchirsi di nuove vocazioni e da sempre non fu mai aiutato economicamente; mentre fu isolato e sfruttato dal clero fino a quando le monache sono riuscite a farcela.

Infatti durante la grande guerra, per la diocesi, la comunità doveva fare il pane gratis, più avanti dovette piegare e spillare i suoi giornali gratis e fare le ostie a dei costi che non avrebbero permesso alla comunità di sopravvivere neppure un giorno (alcuni preti neppure le pagavano – poi vi racconterò-). Le monache hanno sempre sopravvissuto con il loro duro lavoro: rammendi, lavaggio biancheria, produzione di dolci, allevamento e coltivazione propria, offerte laiche, e mai attraverso l’aiuto economico della diocesi e ancor meno dell’Ordine.

Ma il vero isolamento è sempre stato quello pastorale; mai fu indirizzata al monastero dal 1950 ad oggi una vocazione da parte della diocesi e dall’Ordine, mai si è cercato di far conoscere il monastero: a gruppi di preghiera, ad associazioni, e a ragazze interessate alla vita claustrale. La diocesi ha sempre confluito le proprie vocazioni ed aiuti in merito, dalle clarisse; gli incontri vocazionali sempre ed esclusivamente organizzati dalle francescane; tutto ciò che gravitava intorno alle vocazioni e all’apostolato giovanile, sempre dalle clarisse. (Addirittura il nostro monastero, la più parte dei Camerinesi neppure lo conoscevano. Adesso, dopo tutta la nostra “confusione”, forse lo conoscono di più).

Del resto l’attenzione alle clarisse da parte della diocesi, è riconducibile al fatto che Camerino è la patria dei loro fratelli cappuccini, luogo in cui sono nati nel lontano 500′ ed in cui sono molto radicati e “potenti”, spiritualmente e soprattutto economicamente. A Camerino la maggioranza del “gregge” cattolico, è composto da “fedeli”, che seguono messe, gruppi di preghiera e altro dai cappuccini. Una buona parte del mondo cattolico camerte gravitava intorno ai frati francescani, attraverso una campanilistica ed ipocrita spiritualità francescana; immaginate che alcuni anni fa il presidente di un gruppo di preghiera francescano di Camerino, alle tre del mattino, ora di partenza per un pellegrinaggio in Abruzzo, cercò di obbligare il proprio figlio piccolo a recitare ininterrottamente una sequela di rosari, fino all’arrivo a destinazione. Anche se fu sgridato, grazie a Dio, prevalse il sonno del bambino. Insomma una spiritualità quella del presidente, integerrima e rigorosa; poi però la moglie veniva a lamentarsi da me in monastero, per la durezza e la mancanza d’amore del marito all’interno delle mura domestiche.

Sicché il clero diocesano di Camerino si arrabattava a raccogliere le briciole dei francescani, facendo buon viso a cattivo gioco, meglio andare d’accordo che averli come nemici; così frati e preti, in quell’ipocrita sodalizio di facciata, non disdegnavano però di unirsi in celati complotti, quando occorreva fronteggiare il “nemico”(poi vi racconterò il significato).

Da parte dell’Ordine dei Carmelitani dell’Antica Osservanza, dei quali fa parte il Monastero di S. Maria del Carmine, la responsabilità per l’isolamento della comunità è ancor più grave. Sono i confratelli d’Ordine, da loro sono nate le monache di clausura più di ottocento anni fa. Eppure totale disinteresse. Passavano anni prima che un confratello carmelitano andasse a far visita alle consorelle claustrali di Camerino; soprattutto i superiori e il delegato delle monache, quando mai li vedevi …ad “ogni morte di Papa”, quando mai hanno accompagnato qualche vocazione al monastero … mai. Solo Padre Alberto Consalvo e Padre Stefano Possanzini, veramente anime sante che purtroppo non ci sono più, non facevano mancare la loro presenza, il loro sostegno morale e spirituale alla comunità abbandonata, andando quindi contro l’indifferenza dei loro diretti confratelli.

La “corrente di pensiero” dei confratelli carmelitani a riguardo dell’anziana comunità claustrale di Camerino e non solo, era che poco si poteva fare per aiutarla, in fondo era destinata a finire; insomma meglio che finisse in breve tempo, piuttosto che aiutarla – non dico a risorgere – ma quanto meno a sopravvivere. Per rendere più chiaro quanto detto e farvi capire quest’atmosfera di strategica indifferenza, vi racconto un piccolo aneddoto: un giorno, un giovane Padre carmelitano di Bari, disse con indifferenza ad una giovane che si era avvicinata alla nostra comunità: “ Ma che ci vai a fare in quella comunità di vecchie? Tutte malate! Stanno finendo, vai in un monastero vicino a casa tua è meglio per te! “. A riguardo penso sia ovvio ogni commento .

L’Ordine prediligeva indirizzare le vocazioni in due monasteri laziali, prosperanti di giovani monache e soprattutto ben ammanicati col Vaticano; ancor più era molto concentrato alla fondazione di nuovi monasteri esteri, dove occorrevano fondi e aiuti considerevoli, però ad aiutare l’anziana comunità già esistente no, meglio che finisse.

Ebbene, non è quindi difficile immaginare il perchè dell’isolamento economico e spirituale della comunità claustrale di Camerino, da parte delle due istituzioni che ho citato. Comunque, se non è chiaro, ve lo riassumo io in due righe:

Non essendo riusciti più volte negli anni ad eliminare la comunità con strategie ambigue e poco oneste, allora l’isolamento e l’abbandono erano gli unici mezzi che l’avrebbero presto fatta terminare “naturalmente” in modo “pulito” (purtroppo occorreva “loro” la pazienza di aspettare), così i BENI mobili ed immobili del monastero sarebbero confluiti nelle tasche della diocesi o dell’ordine. Certo le due istituzioni si sarebbero date battaglia legale se ciò fosse avvenuto (il perchè di questo ve lo racconterò nel tempo). Per concludere: il monastero di Camerino ha un valore di vari milioni di euro; c’era a chi interessava venderlo o affittarlo all’Università e a chi venderlo per arricchire altri monasteri soprattutto nascenti … e poi sotto sotto chissà cos’altro.

Bene, questi sono sinteticamente alcuni fatti fondamentali, per capire quello che ora brevemente vi racconterò in merito alla “nostra” persecuzione.

 

 

Racconto.

 

L’INCONTRO.

A Pasqua 2001, vennero a trovarci in monastero a Camerino, un seminarista ed un aspirante modenesi. L’aspirante, di nome Pierpaolo M., da alcuni mesi era in contatto con la sottoscritta a livello epistolare. Avevamo costruito una bell’amicizia spirituale, e così Pierpaolo unitamente al seminarista (ora don Graziano), all’epoca suo amico e attualmente no (poi vi racconterò il perchè), decisero di farci una sorpresa; vennero a trovarci a Camerino, e allora conoscemmo di persona Pierpaolo.

Da quel giorno, la comunità instaurò una grande amicizia con Pierpaolo che, continuò a scriverci e a confidarsi spiritualmente con la sottoscritta, circa i suoi desideri di abbracciare la vita religiosa nei carmelitani del nostro ordine.

La sottoscritta espose la situazione ad un prete della diocesi di Camerino, che presto propose a Pierpaolo, attraverso la mia mediazione, un lavoro a Camerino. Ciò avrebbe permesso al ragazzo di vagliare bene la propria vocazione religiosa vicino alla nostra comunità; ed avendo un contatto diretto con la diocesi camerte, un domani (a volontà di Dio) avrebbe potuto anche abbracciare il sacerdozio, alimentando così l’esiguo numero di sacerdoti di quella diocesi.

Ebbene il ragazzo, dopo aver valutato la proposta, lasciò il proprio paese e venne a Camerino, dove fu ospitato dalla nostra comunità nella foresteria del monastero. In seguito però non gli fu più confermato il lavoro proposto dal prete di Camerino, cosa questa poco chiara, come una delle tante. Ma visto che oramai la nostra comunità aveva instaurato col ragazzo un rapporto di fiducia e di grande amicizia e, lo stesso realmente si prestava in tutto e per tutto ai bisogni della comunità (ciò che nessun prete aveva mai fatto), allora gli proponemmo di restare a Camerino, così avrebbe potuto ugualmente vagliare le sue inclinazioni religiose, prestando nel frattempo il proprio servizio in aiuto alla nostra bisognosa comunità. Certamente era una comunità attiva ed indipendente, sapeva gestirsi senza aiuti esterni, ma non per molto tempo ancora, in quanto era composta da monache molto anziane, quindi stanche e bisognose di aiuto, alcune anche malate gravemente. Purtroppo nessuna monaca giovane, degli altri monasteri, aveva mai aderito alle mie molteplici richieste d’aiuto (poi vi racconterò il perché di questo atteggiamento monastico, che purtroppo è una brutta consuetudine nella sfera dei monasteri di clausura di questo ordine).

Al ché Pierpaolo, con grande carità, decise di restare al monastero donando generosamente il proprio aiuto alla nostra comunità. Gli fu dato il permesso di restare in monastero dall’allora Vescovo di Camerino Mons Angelo Fagiani, che con grande magnanimità lo autorizzò anche ad entrare in clausura in qualsiasi momento ci fosse stata necessità del suo aiuto.

Sennonché dal momento che Pierpaolo rimase da noi, cominciarono i primi problemi.

Quei preti (che definisco combriccola ecclesiastica) che di tanto in tanto, gironzolavano intorno al monastero raccogliendo offerte dalla comunità, e sfruttando il nostro operato, i cosiddetti “amici” della nostra comunità, (per primo il prete che gli aveva promesso il lavoro.); inizialmente si dimostrarono amici del ragazzo, infatti ipocritamente si avvicinarono a lui come agnelli mansueti, esternandogli affetto e comprensione e poi, la tradirono con menzogne e calunnie degne del peggior nemico.

 

GLI AMICI

In merito a quanto appena raccontato, vi anticipo sinteticamente alcuni esempi che nel tempo amplierò dettagliatamente:

Uno di questi preti, aiutato personalmente dalla sottoscritta: era uscito dall’ordine dei francescani, in quanto litigava spesso con i superiori e non era ben accetto neppure nella diocesi da cui proveniva (Veneto). In seguito, malgrado i sui precedenti ecclesistici di irrequietezza e di indisponenza, fu accettato dal Vescovo Fagiani nella diocesi di Camerino, grazie alla mia opera di convincimento. Ebbene questo “signore” arrivò addirittura a barattarsi per il direttore spirituale del ragazzo, al fine di dimostrargli la sua isospettabile amicizia, così da poterlo convincere viscidamente ad andarsene da Camerino, usando l’ipocrita ed indegna scusante che restando al monastero non avrebbe fatto progressi spirituali. Il risultato sarebbe stato il sospirato abbandono della comunità al suo “solitario” destino. Poi, non essendo riuscito nel suo meschino intento, cercò di farlo cacciare dalla nostra comunità, col metodo della zizzania, informandoci confidenzialmente che non solo i preti mormoravano sulla violazione della clausura (cosa questa inventata dalla combriccola, di cui lui ne era un componente) da parte del ragazzo ma anche voci paesane. A questo punto, fu invitato con fermezza dalla sottoscritta a non venire più al monastero.

L’altro prete, quello che aveva promesso un lavoro a Pierpaolo, inizialmente si dimostrò ipocritamente suo amico, più o meno allo stesso modo del suo “collega”, poi cercò con mormorazioni e confidenze meschine di allontanarlo dalla comunità, dicendo che la gente mormorava essere l’amante delle monache. Pur di allontanarlo dal monastero arrivò anche a diffondere una grossa menzogna, che suo malgrado però fu scoperta (in seguito vi racconterò).

Quindi allo stesso modo dell’altro prete, anche lui fu invitato a non frequentare più il monastero

Grazie a Dio accogliendo il nostro duro invito, questi preti non ci turbarono più con la loro disgustosa presenza, ma la loro opera ben celata, infame e meschina, ci colpì come un veleno inodore ed insapore.

 

LA COMBRICCOLA E IL COMPOTTO.

Ebbene tornando al fulcro del racconto:

questa “combriccola clericale”(inizialmente composta da alcuni preti della diocesi e da un padre francescano residente a Camerino, poi da alcuni religiosi carmelitani, ed inseguito da prelati diocesani e vaticani); vedendo il ragazzo diventare nel tempo un aiuto concreto alla nostra comunità bisognosa, (soprattutto con iniziative, che avrebbero aiutato a risorgere la comunità in ambito vocazionale, infrangendo così quel subdolo e colpevole isolamento che il monastero viveva da decenni), invece di agevolarlo ed aiutarlo in quest’opera d’aiuto alla nostra claudicante comunità, lo ostacolarono con metodi meschini (che poc’anzi vi ho anticipato e che nel tempo vi racconterò dettagliatamente), degni di quella chiesa che un tempo eliminava i malcapitati con la propria “Santa Inquisizione”. Pur di allontanarlo, Colpirono il ragazzo congiuntamente alla nostra comunità, inizialmente con sporche insinuazioni e mormorazioni diffamanti, poi con sporche menzogne, che in seguito diverranno meschine calunnie in ambito legale (ma questa è materia che descriverò più avanti). Come ultimo spregevole atto in merito a queste striscianti cattiverie: inviarono in Vaticano alla Congregazione dei Religiosi, “l’ente supremo” a cui fanno capo le comunità monastiche, una lettera a dir poco abominevole, contenente vili diffamazioni nei confronti del ragazzo e della comunità.

 

 

LA VISITA APOSTOLICA.

Il Vaticano compiacente riguardo alla meschina lettera, spedita in sordina da quei viscidi esseri diocesani, inviò al monastero due “Visitatori Apostolici”, col compito di indagare in merito alle porcherie contenute nella missiva.

Guarda caso il promotore di quella “visita”, che tutto fu all’infuori di una visita, visti i toni duri ed inquisitori usati dai suoi due fautori, fu proprio il segretario della Congregazione; un monsignore che alcuni anni prima era il Vescovo di Camerino, quindi il “pastore” di quella combutta di preti, i quali poi, grazie alle loro aderenze porporine, lo fecero promuovere e richiamare nei meandri vaticani… così un giorno avrebbero potuto rivendicare al prelato il loro favore.

Guarda caso ancora una volta, il principale visitatore apostolico (che si può ben definire inquisitore apostolico – poi vi racconterò il perché), era un abate benedettino della diocesi di Camerino, ansioso perchè correva voce di una sua imminente segnalazione alla nomina di Vescovo (Così ci confidò più volte, sospirante, con gli occhi rivolti al cielo e le mani giunte al petto). Sicché il Vaticano: chi aveva inviato al monastero per indagare, non era un elemento super parte, ma un inquisitore “pappa e ciccia” con quella combriccola diocesana fautrice del complotto a nostro danno; certo, anche se fossero stati più discreti ed avessero inviato un inquisitore dalle missioni africane, penso proprio che il risultato sarebbe stato lo stesso; perché del complotto fanno parte purtroppo anche quei prelati della congregazione vaticana che tramite il loro potere canonico, hanno affondato il coltello sul monastero, dopo che era stato preparato con zelo e minuzia dalle “talpe diocesane”. A maggior ragione, proprio quei prelati vaticani della congregazione, che sono la parte di questa tresca con più potere, ne risultano i più responsabili.

 

Il visitatore apostolico “in seconda”, quello che accompagnava il suo superiore, l’abate di Camerino, era anch’egli un benedettino dell’Abbadia di Fiastra, il quale per altro critico verso lo stile di vita “poco religioso” del suo superiore ( in merito vi racconterò un episodio, che potrà sembrare del “Boccaccio”, ma che è squallido e scandaloso ), ci confidò, sul letto d’ospedale in quanto malato grave (quasi volesse pulirsi la coscienza), i nomi di quella combriccola di preti e religiosi che avevano ordito l’intera tresca a nostro danno, e soprattutto inviato al Vaticano quella famigerata lettera diffamatoria.

 

Sennonché la visita apostolica (altro non è che la forma moderna dell’antica inquisizione ) durò alcuni mesi e fu condotta dai suoi fautori con atteggiamenti, nella maniera più assoluta, torbidi ed equivoci ( poi vi racconterò ), tipici di quegli inquisitori medioevali che pur di far confessare ai malcapitati l’inconfessabile, usavano con sadica consuetudine la pratica della tortura ( più volte ho scritto alla congregazione dei religiosi in Vaticano: che grazie a Dio non eravamo in questi frangenti all’epoca dell’inquisizione, altrimenti da un bel pezzo saremmo cenere di un bel rogo al centro della piazza di Camerino – poi vi racconterò ).

Il pieno significato di congiura della visita apostolica, che fino al momento del suo svolgimento era soltanto presunto, divenne conclamato ed operativo alla sua conclusione. Infatti appena terminata, i due visitatori con inganno, tranquillizzarono la comunità dicendo che non avevano trovato nulla fuori posto, addirittura consegnarono al ragazzo un documento, da loro timbrato e firmato, in cui si complimentavano con lui per l’aiuto disinteressato e “non indifferente” che dava alla nostra bisognosa comunità. Poi però l’ex vescovo camerte, segretario della congregazione vaticana, inviava al nostro monastero tre nostre consorelle provenienti da altri monasteri, giustificando a nostro vantaggio tale invio. Infatti con meschino inganno, addusse con una lettera, che le tre consorelle erano state mandate per aiutare la nostra comunità in quanto bisognosa.

 

L’INGANNO.

Dunque giunsero al monastero le tre consorelle (tre vipere altroché consorelle), che si insediarono con garbo e gentilezza, con la parvenza per l’appunto di essere lì per aiuto; poi alcuni giorni dopo il loro arrivo, giunse al monastero la telefonata del Padre Provinciale dell’ordine (elemento fondamentale della combriccola), il quale ci avvertiva che l’indomani sarebbe venuto al monastero per far visita alla comunità e alle nuove consorelle, giunte per aiutarci. Sennonché l’indomani si consumò l’inganno in tutta la sua sporcizia e desolazione, ed il complotto di quella viscida combriccola, finalmente (per loro) venne allo scoperto con disgustosa spudoratezza. Infatti non giunse al monastero solamente il padre provinciale, ma anche il Vicario del vescovo di Camerino ed un frate relatore. Ecco, i principali elementi di spicco della combriccola, con prepotenza, tracotanza e derisione, lessero alla comunità riunita l’ordinanza della congregazione firmata dal monsignore loro amico. Fu così che destituirono la sottoscritta dalla carica di Priora della comunità, commissariando il monastero; poi scoprendo spudoratamente l’inganno fino a quel momento ben celato, una delle consorelle appena arrivate, con arroganza e superbia, si fece avanti e si proclamò Commissaria Pontificia, esclamando con boria solenne, che era stata inviata al monastero dalla congregazione. In fine, fatto per loro più importante, cacciarono in malo modo Pierpaolo dal monastero (questo obbrobrioso avvenimento ve lo racconterò nei minimi termini, perchè, anche se estremamente scandaloso, è molto interessante, in quanto vi farà capire a che livello di marciume sia quella parte di chiesa che ha ordito tutto questo).

Sicché la combriccola, dopo aver progettato e portato avanti per anni un complotto che ci aveva creato non pochi problemi e sofferenze, era così riuscita nel suo sporco progetto, allontanare chi ci stava aiutando a risorgere da quell’isolamento ben architettato da decenni.

Le conclusioni di questo ignobile ed obbrobrioso avvenimento: furono che la consorella più anziana (all’epoca 89 anni) della nostra comunità, per l’emozione rischiò la vita, infatti fu ricoverata all’ospedale, con i valori della pressione a 280/120. Sicché i giornali locali e regionali, si interessarono al fatto e così il giorno dopo l’accaduto, furono pubblicati vari articoli in prima pagina e quindi iniziò lo scandalo.

 

LE SCUSE DEL “SANTO PADRE”.

Io non stetti con le mani in mano, era ora di cominciare a reagire ad una porcheria del genere, infatti non ebbi paura di quegli individui e così minacciai il famigerato monsignore della congregazione dei religiosi, dicendogli che tutta quella vicenda non sarebbe finita nell’omertoso silenzio di “quei Giuda”. Al che il monsignore ( trapassato agli inizi dell’anno 2010 … chissà se a miglior vita), ci comunicò imbarazzato ed in sordina, che sarebbe molto presto venuto al monastero a farci visita. Fu così, pochi giorni dopo l’accaduto giunse a Camerino e cercò di quietare gli animi, mio e di Teresa, che non lo accogliemmo per nulla come un fratello e neppure come un superiore. Col viso rosso dalla vergogna, ci comunicò che era venuto appositamente per chiedere perdono a nome del SANTO PADRE, per tutto ciò che avevamo dovuto subire; disse che il Santo Padre era a conoscenza di tutta la vicenda e che ci teneva alla nostra comunità (andiamo bene! E a dire che negli anni addietro durante l’evolversi della persecuzione, più volte Gli avevo scritto, comunicandogli tutte le sofferenze che la comunità stava subendo a causa della combriccola diocesana. Come sempre silenzio. Del resto ho potuto imparare nel mio soggiorno forzatamente laico, che è d’uopo il silenzio del Vaticano, quando dovrebbe rispondere dei suoi misfatti).

IL COMPLOTTO CONTINUA.

Comunque il complotto non finì quel giorno, anzi, in seguito i suoi esiti si dimostrarono ancora più aggressivi e prepotenti, tali da compromettere l’intera vita religiosa mia e di Teresa ed il futuro di Pierpaolo.

Così dopo lo sporco inganno avvenuto in monastero con i disgustosi esiti appena descritti, degni di un regime totalitario, io e Teresa eravamo sconvolte e traumatizzate. Tale inimmaginabile evento ci aveva ferite profondamente nello spirito, con ripercussioni anche gravi per la nostra salute; infatti “grazie” a tutta questa sofferenza, attualmente sia io che Teresa abbiamo delicate patologie cardiache, che si curano ma che non guariscono.

Al che chiedemmo l’autorizzazione ad uscire dal monastero per motivi di salute, proprio al monsignore della congregazione, presente in monastero per l’ipocrita visita appena citata (giunto dal Vaticano per chiedere perdono a nome del Papa – affinché non vi scordiate). Ebbene ci fu dato il permesso di partire, sia dal monsignore che dalla Commissaria Pontificia. E così partimmo alla volta di un soggiorno rigenerante accompagnate da Pierpaolo, che diversamente da noi, lasciava per sempre il monastero perchè cacciato come un delinquente.

 

Ora vi racconterò, ripeto molto sinteticamente, il seguito di questa persecuzione, che per i modi con cui fu continuata, diventò (è e sarà sempre!) una profonda vergogna per la “per Santa Romana Chiesa ”. Da questo momento in poi, chi la perpetrò con spietato cinismo, furono i componenti della congregazione vaticana.

 

 

INIZIO ATTACCHI DELLA CONGREGAZIONE.

Quindi, una volta partiti per curarci dalle sofferenze fin lì subite, con strategica gradualità (poi vi racconterò ) cominciarono gli attacchi canonici con lettere e telefonate intimidatorie. La Congregazione inizialmente a Teresa le contestò, con telefonate arroganti e maleducate, che non era ospite a casa del fratello, come da lei espresso prima della partenza da Camerino (addirittura investigarono tramite il prete del paese in cui vive il fratello, per sapere se era vero che Teresa si era recata là, e telefonando pure a sua cognata. Usarono spudoratamente metodi degni veramente di un regime dittatoriale – poi vi racconterò) . Teresa però, prima che la suora sottosegretaria della congregazione le telefonasse per redarguirla freddamente, aveva inviato alla congregazione varie lettere e fax, dove avvisava del suo recapito e del perchè si trovasse unitamente a me in altro luogo; infatti aveva inviato certificati medici e spiegazioni, con relativo indirizzo. Insomma si era comportata con regolarità canonica, per altro spinta in ciò dal fatto che gli occhi delle gerarchie vaticane erano puntati su di noi, come fossero dei mirini di fucili di precisione. Di li a poco quei fucili avrebbero fatto fuoco ugualmente. Prima però toccava a me. Quindi con puntuale strategia, mi telefonò il Provinciale dell’Ordine (elemento di spicco della combriccola complottista), che mi consigliò viscidamente (come ha sempre fatto) di lasciare il luogo in cui ero a curarmi unitamente a Teresa, adducendo come giustificazione alla propria equivoca richiesta, che coloro i quali ci ospitavano non erano nostri parenti. Nulla valsero le spiegazioni in merito, anzi il Provinciale troncò maleducatamente la comunicazione telefonica. Sennonché di li a pochi giorni da quella ambigua telefonata ne seguì un’altra, questa volta della suora del Vaticano, che col medesimo arrogante atteggiamento canonico, ci esortò a lasciare la casa dove eravamo a curarci, totalmente non curante del nostro malessere, certificato e ben risaputo. Poi arrivarono delle lettere dalla congregazione, in cui ci ordinavano di lasciare quella casa per recarci in una casa di riposo in Liguria, di proprietà del Vaticano, dove ci avrebbero curate. Sia il Provinciale che la congregazione, erano totalmente indifferenti al fatto che sia io che Teresa eravamo due anziane: provate, malate e con gravi difficoltà anche nella deambulazione. Per loro dovevamo da sole, uscire in gran fretta dalla casa della famiglia che ci ospitava, recarci alla stazione dei treni più vicina, salire sul treno (senza calcolare i cambi) e andare in quella casa di cura, senza aiuto. Per altro mai ci hanno detto che ci avrebbero mandato qualcuno a prendere, inoltre quando siamo uscite dal monastero di Camerino, la Commissaria Pontificia si è guardata bene dal darci un po’ di denaro per i nostri bisogni.

 

L’ESPOSTO.

Perchè volevano che lasciassimo in gran fretta la casa i cui eravamo ospiti?

Perchè chi ci ospitava era la famiglia di Pierpaolo, e mentre accadevano questi fatti ambigui della congregazione e del Provinciale nei nostri confronti, durante il nostro soggiorno curativo fuori sede, la combriccola intanto metteva in atto una delle sue più sporche azioni mai compiute (a cui ne seguiranno delle peggiori. Una escalation di porcherie una peggio dell’altra.). Infatti la combriccola, tramite un “esimio” avvocato, che purtroppo nel tempo si è trasformato in un “ridicolo Palladino” delle loro porcherie, produceva una incredibile e meschina denuncia contro Pierpaolo (ecco perché fu cacciato i malo modo dal monastero), firmata però dalla sola comunità e dalla onnipresente pedina vaticana, la Commissaria Pontificia (ricordo: che la combriccola non è mai comparsa direttamente, in nessun atto legale o canonico, ha sempre operato celandosi dietro alla tonaca della Commissaria Pontificia e ancor peggio a quelle delle anziane monache della nostra comunità che, di quegli individui i quali hanno ordito tutto questo meschino intrigo, ne sono diventate loro pedine compiacenti per comprensibile viltà verso la loro cinica prepotenza gerarchica).

Diventò chiaro che qualcosa di veramente malsano bolliva in pentola, infatti scoprimmo questa porcheria in una circostanza incredibile ed inimmaginabile che sinteticamente vi racconto:

 

TERESA E I CARABINIERI.

A tre mesi dalla nostra uscita dal monastero per curarci, Teresa, con l’autorizzazione del Vaticano, si recò in monastero a Camerino per salutare le consorelle e ritirare degli effetti personali, che le servivano durante il suo soggiorno fuori sede. Fu accompagnata da Pierpaolo e suo padre. Sennonché una volta giunti a Camerino, il cancello d’ingresso al piazzale del monastero rimase chiuso e nessuno fu accolto in monastero, neppure Teresa. Con incredulità, dovettero chiamare i carabinieri, che entrarono in monastero per avere notizie di quel divieto, dopo di che uscirono e confermarono il divieto di entrare al ragazzo, confidandogli che c’era in atto una denuncia contro di lui, e che era meglio che si fosse trovato un buon avvocato. FINALMENTE capivamo il perchè la “Chiesa” voleva che lasciassimo repentinamente la casa di chi ci ospitava. Intanto Teresa fu accompagnata all’interno del monastero dai carabinieri (come fosse una delinquente), entrò e guarda caso le sorelle erano segregate in cella, non potè salutarle (poi vi racconterò il perchè.). Con estrema freddezza della Commissaria Pontificia, a Teresa le fu dato il solo permesso di ritirare i suoi effetti personali. Come dei buoni segugi i giornali seppero dello scandaloso avvenimento e l’indomani furono pubblicati articoli in prima pagina nelle testate locali e regionali.

 

LA CONGREGAZIONE SI FA DURA.

L’indomani però chiamai la suora della congregazione, e nel mentre spiegavo basita il fatto accaduto il giorno prima a Camerino, la stessa come al solito interruppe maleducatamente la comunicazione. Allora scrissi delle lettere al monsignore segretario della congregazione (elemento della combriccola), ma non fu mai data nessuna risposta esauriente, solo alcune ambigue e lacunose spiegazioni. Anzi poco dopo la congregazione cominciò a farsi dura e prepotente a livello canonico, con menzogne, che diverranno in seguito vere e proprie calunnie oggetto di deplorevoli denuncie. Prima con fare spudoratamente diffamatorio, la Congregazione affermava che eravamo fuggite dal monastero di Camerino, poi totalmente non curante del nostro stato di salute, con toni fascisti ci ordinò di lasciare la casa di Pierpaolo e di far rientro repentinamente in monastero. PERO’ ci fu per sempre negato il rientro nel monastero di Camerino e fummo obbligate a rientrare: io nel monastero di Sogliano al Rubicone (Ra) e Teresa in quello di Ravenna. Io e Teresa non desistemmo, scrivemmo parecchie volte alla congregazione, dicendo che volevamo legittimamente avere delle spiegazioni in merito al fatto che affermavano che eravamo fuggitive, del perchè non potevamo rientrare al Monastero di Camerino, del perchè ci dividevano in monasteri diversi e del perchè c’era una denuncia contro Pierpaolo. MAI furono date risposte a queste legittime domande. Ci vuole poco a capirlo, comunque ora ve lo delucido.

In seguito si seppe che la denuncia contro Pierpaolo, era un esposto fatto dall’avvocato che rappresentava: La Diocesi di Camerino, il monastero di Camerino, l’Ordine e la Congregazione Vaticana. Su quell’abominevole atto legale comparvero le firme delle nostre consorelle (caso strano non sapevano nulla in merito e mai ci hanno permesso di salutarle, il perché di questo è palese, erano diventate pedine nelle sporche azioni della combriccola, comunque – poi vi racconterò) e della Commissaria Pontificia, che sancirono accuse gravissime verso Pierpaolo, di violenza, estorsione, truffa e circonvenzione d’incapaci.

A questo punto io e Teresa decidemmo di non ubbidire a quegli ordini prepotenti della congregazione: prima di tutto perchè mai ci fu data spiegazione in merito a tutta quella porcheria che vi ho citata e poi, soprattutto perchè fu palese il tentativo della congregazione di dividerci l’una con l’altra e di allontanarci da Pierpaolo, così da poter eliminare le uniche testimoni a suo favore e quindi farlo sicuramente condannare.

 

L’ESPULSIONE.

La congregazione, vedendo che non eravamo accondiscendenti alle sue prevaricazioni e ancor peggio non lasciavamo la casa di Pierpaolo, sferrò quindi il suo ultimo sporchissimo attacco. Ci intimò di obbedire alle sue prepotenti richieste, con lettere canoniche degne dell’inquisizione. Dovevamo assolutamente rientrare nei monasteri assegnatici, senza nessuna spiegazione a riguardo, pena l’espulsione dall’Ordine. Allora DECIDEMMO senza nessun dubbio a riguardo, che non avremmo lasciato Pierpaolo ad una sicura ed ingiusta condanna, per cui non obbedimmo a quelle cattiverie; inoltre consideravamo pericoloso per la nostra stessa vita rientrare disunendoci in monasteri diversi, perchè se anche fosse successo, e avremmo senza ombra di dubbio voluto difendere Pierpaolo, ci chiedevamo: cosa ci sarebbe potuto succedere?.

Al che il Vaticano con canonico cinismo tipico dell’inquisizione, formulò un assurdo processo epistolare, senza neppure invitarci per ascoltarci. Dovemmo produrre le difese per iscritto ed inviarle alla congregazione (poi le trascriveremo). Tutto fu vano, perché quel processo farsa aveva già un esito scontato, era solo un mero proforma. Infatti ci condannarono e ci inviarono via posta il DECRETO DI ESPULSIONE per causa disobbedienza e materia grave. Secondo loro non eravamo più suore eravamo tornate laiche, come da giovinette. Come al solito il tutto era spigato lacunosamente e poco dettagliatamente, fatto incredibile questo, perché un decreto di tale gravità quanto meno doveva essere seguito da scrupolose e più che dettagliate spiegazioni. (I dettagli per cui formularono quell’abominevole decreto, erano le accuse presenti nell’esposto contro Pierpaolo, che lo portarono ad un processo, in cui però fu ASSOLTO).

la materia grave citata nel decreto era: che ci eravamo allontanati isolandoci dal mondo clericale di Camerino (che paradosso!); che eravamo venute meno alle regole della clausura (altra sciocchezza!); e che eravamo fuggite e avevamo disobbedito con pertinacia.

Del resto tutto questo faceva parte di una strategia ben pianificata.

La chiesa ben consapevole che i giornali erano all’inseguimento di notizie in merito a questa appetitosa e scandalosa vicenda, colpì senza scrupoli, con strategia e determinazione spietata, così da risultare al pubblico pulita ed innocente (è il suo modo di apparire. Immaginate, sono passati più di mille ann, prima che la Chiesa cattolica chiedesse scusa agli ebrei per averli sempre denigrati, per non parlare della sua vergognosa omertà in merito alla pedofilia e agli abusi sessuali dei propri “ministri”. Avremo modo di parlare anche di questi temi nel tempo. ). Ci eliminarono dal loro mondo, con l’espulsione, poi il loro avvocato fece produrre alla nostra comunità una querela contro di noi che giustificasse l’avvenuta espulsione, ma soprattutto che dimostrasse che eravamo complici con Pierpaolo di quei reati di cui era stato ingiustamente e sporcamente accusato. Così per l’opinione pubblica saremmo state due “ex suore” criminali e complici con un delinquente, quindi più che giusta la nostra espulsione e ogni sorta di azione legale contro di noi, da poter diffondere senza scrupoli a giornali e Tv. .

 

CONCLUSIONI:

Questa è dunque una breve sintesi della persecuzione che abbiamo subito, per cui io e suor Teresa abbiamo protestato legandoci di fronte alla Basilica di San Pietro a Roma. Poi fummo invitate il 5 dicembre 2008 dal Dott. Vianello quando c’era la trasmissione “ Mi Manda Rai Tre”, e lì partecipò anche l’avvocato , rappresentante legale degli enti ecclesiastici con i quali siamo in disputa. Fu una serata molto accesa, io querelai l’avvocato per diffamazione ed ingiuria, e attualmente è ancora un procedimento pendente. Poi cosa più importante, Pierpaolo M. è stato processato per quei reati di cui fu accusato ed è stato ASSOLTO; grande vittoria questa, totalmente disattesa dalla combriccola, che si è chiusa nel suo guscio e non ha mai risposto a lettere ammonitrici inviate ai suoi componenti da Pierpaolo (in merito vi racconterò fatti di grande soddisfazione personale).

Senonché l’avvocato che rappresenta tutti questi “onesti” enti ecclesistici, (che ci “hanno voluto e ci vogliono bene” alla pari, se non di più di Colui che testimoniano “così fedelmente”), visto l’esito disatteso del processo di Pierpaolo cioè la sua ASSOLUZIONE, ha prodotto una ennesima querela (come sempre firmata dalle nostre consorelle … chissà se consapevoli di ciò che firmavano … ); questa volta architettata in maniera tale da coinvolgere anche me e Teresa nel reato diffamante ed infangante dell’appropriazione indebita. presto infatti (14 marzo 2011), dovremo subire un processo per tale reato, “grazie” ancora una volta alle “oneste” operazioni legali “dell’onesto Palladino clericale” e degli “onesti” enti che rappresenta. Riguardo a questa ennesima bruttura e ai suoi esiti, non mi soffermo difendendo me e i miei “complici”, nel rispetto della magistratura per la quale nutriamo fiducia, con la certezza che ancora una volta farà emergere la verità da questa melma (vi assicuro che poi racconterò tutto nei dettagli).

Poi ancora nel maggio 2010 fui di nuovo invitata a “ Mi Manda Rai Tre “, per aiutare e consigliare le monache Cappuccinelle di Aversa, che avevano subito una persecuzione simile alla nostra da parte della Congregazione. Inaspettatamente l’Avvocato , produsse una querela contro di me e Teresa, perchè dissi in trasmissione che “Il Papa predica bene e razzola male” e peggio perchè eravamo ancora vestite da monche e venivamo chiamate dal dott. Vianello suore. Questa querela fu firmata come sempre dalla Commissaria Pontificia di Camerino che in Ottobre però la rimise.

Attualmente ci sono delle indagini che coinvolgono questa “gente di Dio”, e altri reati si stanno configurando per alcuni simpatizzanti di questa combriccola; però, per rispetto agli inquirenti al momento non mi soffermo su tale scandaloso ed eclatante argomento (poi vi racconterò).

A proposito, Io e Teresa abbiamo chiesto il risarcimento danni per l’ingiusta espulsione dalla vita religiosa (parecchie centinaia di migliaia di euro).


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3 Responses to La persecuzione

  1. Oljmpio Bernardini says:

    Grazie per il coraggio che dimostrate. Prego per la giustizia su questa Terra. Che la Giustizia e la Pace possano anche qui cambiare tutti.

  2. Piero says:

    care sorelle ,
    le vostre peripezie mi hanno traumatizzato.C’è un detto popolare nella Tuscia laziale:”Prete,frate ,moniche e polle nun se trovono mae satolle!”State tranquille che la stessa Magistratura,che ha assolto Pierpaolo,proscioglierà anche voi.Grazie a Dio, i nostri magistrati al 99% sono galantuomini,checchè ne dica Il sig.”Mi consenta”. Ve lo dice uno che per trenta anni ha collaborato con Essa. Vi ammiro!

  3. care sorelle,ho letto tutte le difficolta che avete passato,sono il nipote di padre onorio
    e mi ha fatto molto piacere che lo avete ricordato come uomo onesto ,caritatevole e santo

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